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Venerdì, 06 Giugno 2014 00:00

il Battesimo dei bambini.

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Affrontiamo questo delicato ma fondamentale argomento che nel sacramento del battesimo, primordiale fonte del perdono dei peccati e vero ingresso nel corpo mistico di Cristo e nella sua Chiesa, contrappone la Fede cattolica alle denominazioni cristiane di radice protestante che contestano il pedobattesimo, appunto il battesimo degli infanti.
Nella realtà dottrinale di queste chiese, principalmente evangeliche, pentecostali e compagni che praticano l’eresia della «Sola Scriptura», è risaputo come contestino il battesimo infantile che non ritengono abbia origini bibliche e che, a parer loro, non era praticato dagli Apostoli e dalla Chiesa primitiva.

Puntualmente, come la maggioranza delle loro affermazioni, smentiremo questa falsa dottrina, dimostrando tanto la fondatezza biblica quando la pratica storica.
     Iniziamo col dire che la Chiesa cattolica, riguardo il pedobattesimo, è in compagnia con la grande maggioranza delle fedi cristiane anche del mondo protestante perché questo sacramento, anche se con differenti sfumature dottrinali, è praticato da quasi tutte le chiese cristiane ad esclusione degli evangelici (e delle loro infinite denominazioni), dei testimoni di geova e dei mormoni.
Dietro questo rifiuto non vi è solo un errata comprensione delle Scritture neotestamentarie, e una pessima conoscenza della storia del cristianesimo, ma anche una profonda confusione rispetto alla dottrina del peccato originale.

    Iniziamo quindi ad interrogare la Bibbia relativamente all’insegnamento sul battesimo. La prima cosa che si può affermare con certezza dalla parola di Dio è che esso è un comando del Signore, il Cristo risorto, al suo piccolo gregge di fedeli che lo seguivano, poco prima della sua ascensione disse: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

Qui ritroviamo innanzitutto un importante responsabilità per gli apostoli e dopo di loro per gli episcopi della Chiesa. È loro responsabilità su coloro che sono diventati seguaci di Cristo, il mandato per eccellenza non risiede nel predicare soltanto il Vangelo, ma nel fare discepoli. Come lo si fa? è Gesù stesso a dircelo: battezzando nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo; e successivamente insegnando loro ad osservare tutte le cose che ha comandato. La conversione a Cristo quindi richiede un processo che passando dall’evangelizzazione, dalla Rivelazione portata a tutte le genti, porta necessariamente all’ingresso nella comunità dei credenti attraverso il battesimo e successivamente all’apprendimento della dottrina.

Non siamo quindi di fronte ad umane iniziative che possono variare da chiesa a chiesa ma ad un preciso comando del Signore praticato nella Chiesa delle origini ed esposto dagli stessi apostoli nelle epistole del Nuovo Testamento. Abbiamo allora la certezza che il battesimo è stato istituito e voluto da Cristo stesso.

Riassumendo,è stato dato dal nostro Signore (Matteo 28:1820). è stato largamente usato nella Chiesa dei primi tempi (Atti 2:41; 8:3639; 9:18; 10:47; 16:33; 18:8; 19:5). E’ stato esposto dagli apostoli nelle epistole (Rom. 6:16; 1 Pt. 3:18; Eb. 6:2).

Qui c’è un obbligo per chi diventa discepolo di Cristo. È molto difficile evitare l’importanza del battesimo nel Nuovo Testamento.

Fatta questa premessa, che ci fa comprendere quanto il Battesimo sia fondamentale nella vita del nuovo cristiano, passiamo ad analizzare in che modo veniva praticato il Battesimo nelle Scritture.

Dall’analisi del Nuovo Testamento e dalla critica testuale possiamo evincere con certezza che il battesimo dei bambini fu sempre praticato al momento della conversione dei loro genitori. Le fonti del I secolo, e gli stessi Atti degli apostoli ci ricordano questa verità.

Innanzitutto la famosa espressione «si battezzò con la sua casa», che si ritrova in 1Cor 1,16 (la «casa» di Stefana) At 16,15 (Lidia e la sua «casa»), At 16,33 (il guardiano della prigione di Filippo con la sua «casa») At 18,8 (Crispo, capo della sinagoga, con la sua «casa»). Sono tre casi di pagani e uno giudeo.

Sappiamo bene come nel greco ellenistico il termine «casa» indica la famiglia tutta intera compresi i bambini piccoli, se c’è ne sono ( come prova la Lettera agli Smirnesi di Ignazio di Antiochia, 13,1 “Io saluto anche le “case” dei miei fratelli con le loro mogli ed i loro figli”). È lo stesso San Paolo poi, a ricordarcelo nella sua prima lettera ai Corinzi al capitolo 1 versetto 16 scrive: «Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefanàs». ne consegue quindi che già nel Nuovo Testamento è chiaramente attestato il battesimo dei bambini. D’altro canto anche nel greco della LXX, la parola “casa” indica la famiglia tutta intera con i bambini piccoli.
Vi sono poi alcuni versetti, su cui la critica si divide ma che possono ben inquadrarsi a sotto intendere l’uso del battesimo anche per i bambini. In 1 Cor 7,14, dove Paolo afferma che “i vostri figli non sono impuri, ma sono santi”, e sappiamo come fu proprio Paolo a ricordare nella lettera ai Romani :«Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna[…] come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori.» Ci ricorda quindi che ogni uomo nasce sotto la schiavitù del peccato e che solo in Cristo ed in forza del battesimo che è remissione dei peccati, può tornare santo così come Dio lo aveva creato. L’affermazione in 1 Cor 7,14 quindi può ben riferirsi ai bambini dopo il battesimo.

Vi è anche un altro passaggio in At 21,21 che riporta l’accusa rivolta a Paolo di invitare i giudei a non circoncidere più i loro figli può intendere l’abbandono dell’antica usanza appunto sostituita dalla nuova.

Un passaggio invece più pertinente alla questione del pedobattesimo è Mc 10,1316. In quella pericope – nel raffronto con i paralleli – emerge il significativo comando “non glielo impedite”, con l’utilizzo del verbo kōluō. Lo stesso verbo è impiegato per indicare gli impedimenti battesimali. Diventa quindi più evidente che, se anche il brano non avesse nella vita di Gesù uno stretto significato battesimale, certamente la chiave per meglio comprenderlo nel quale quel brano è stato riletto dalla comunità primitiva è battesimale.
Ad esempio, quando Tertulliano, primo fra i padri, cercherà di opporsi al battesimo dei bambini, si sentirà in dovere di affrontare quel testo che era evidentemente utilizzato in Africa in chiave battesimale.

A conclusione tutto depone, quanto alle fonti positivamente espresse, a ritenere che il battesimo dei bambini sia stato abituale nella comunità primitiva.

Consideriamo anche alcune osservazioni complementari molto importanti a conferma. Dalle fonti non risultano mai due tipi di cristiani, alcuni battezzati, altri no.

Mai in alcun testo dei primi due secoli si parla di una eventuale formazione pre-battesimale rivolta a ragazzi e giovani cristiani, ma non battezzati da neonati.

Soprattutto – quando la prassi del battesimo dei bambini diviene storicamente documentabile – essa non appare mai come un’innovazione né figura mai alcuna discussione in merito fra suoi sostenitori e suoi detrattori: tale prassi appare pacifica, in continuità con la tradizione precedente al punto da non fare problema. Addirittura, quando sorgerà la questione del peccato originale, non si spingerà per il battesimo a motivo del peccato, bensì si argomenterà al contrario: il peccato originale è certamente esistente, altrimenti non si spiegherebbe la prassi antica del battesimo dei bambini.

La pratica del pedobattesimo che a livello delle fonti poteva destare ancora qualche riserva per il periodo precedente diviene dal II secolo in poi assolutamente certa.

Per l’Asia Minore basti citare il caso di Policarpo di Smirne che, al momento del processo cui seguirà il martirio, afferma: “Sono 86 anni che servo il Signore ed egli non mi ha mai trattato male” (Martirio di Policarpo, 18,3). Ora Policarpo era nato verso l’80, e venne martirizzato tra il 167 ed il 168: le sue parole lasciano chiaramente intendere che egli divenne cristiano grazie al battesimo ricevuto da bambino.

Analoga è un’espressione di Policrate di Efeso che afferma di aver vissuto “65 anni nel Signore”, nella Lettera indirizzata a Roma verso il 19091 sulla datazione della Pasqua.

Nella famosa Lettera di Plinio a Traiano – cui Traiano risponderà con il rescritto che è la prima legge che esplicitamente regola il martirio dei cristiani – il governatore della Bitinia scrive all’imperatore che fra i cristiani vi sono oltre a robustiores (adulti) ed a multi omnis aetatis anche i teneri (i piccoli).

Più volte negli Atti dei martiri è reperibile l’affermazione di una fede che si ha fin dalla nascita. Ad esempio un tal Hierax dichiara: “Io sono sempre stato cristiano e sempre lo sarò”. Paion, sua compagna, attesta a sua volta: “Noi abbiamo ricevuto dai nostri genitori questa bella dottrina”.

Ma è nell’Egitto che i testi divengono assolutamente chiari, senza lasciare adito ad alcun dubbio. È Origene a dichiarare in tre testi superstiti la prassi uniforme del battesimo dei bambini.

Nell’Omelia 14 su Luca (Lc 2,2124) egli scrive in riferimento alla purificazione di Gesù:

I bambini (paidia) sono battezzati per il perdono dei peccati. Quali? Quando essi hanno peccato? Difatti, mai. Ed allora “nessuno è puro di qualcosa di sordido”, anche se non ha che un giorno (Gb 14,4ss.). Ecco la sordidezza che è levata per il mistero del battesimo. Ecco la ragione per la quale battezziamo anche i bambini”.

Nell’Omelia 8 sul Levitico (Lv 12,28), in riferimento ai riti di purificazione del sacerdote, afferma:

A queste ragioni si potrebbe ancora aggiungere questa: ci si domanda perché il battesimo della Chiesa che è donato per la remissione dei peccati, è amministrato, secondo il costume della Chiesa, anche ai bambini; ora, se non ci fosse niente a reclamare la remissione ed il perdono, la grazia battesimale apparirebbe superflua”.

Nel Commentario alla Lettera ai Romani V,9 (Rm 6,57) scrive ancora:

Il parvulus che è appena nato ha già commesso dei peccati? C’è lo stesso un peccato per il quale è prescritto di compiere un sacrificio […] È per questo che la chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di amministrare il battesimo anche ai parvuli. Perché gli uomini a cui furono trasmessi i segreti dei misteri divini, sapevano che c’era in tutti (in omnibus) delle reali sozzure dovute al peccato, che dovevano essere lavate per mezzo dell’acqua e dello Spirito”.

Di questi tre testi è importante sottolineare innanzitutto che presentano il battesimo dei bambini come un dato incontestato, che viene fatto risalire alla tradizione degli apostoli. Se ne deve dedurre che per Origene ed i suoi ascoltatori era prassi abituale e senza eccezione che i genitori cristiani battezzassero i figli, altrimenti i tre testi non avrebbero avuto significato. Inoltre il loro orizzonte geografico supera l’Egitto, perché alcuni di essi furono scritti quando Origene era già a Cesarea Marittima in Palestina.

Si deve ancora sottolineare che, perché Origene possa fare tranquillamente affermazioni di quel tipo, tale prassi non doveva essere recente, ma rimontare almeno ad alcune generazioni precedenti: lo stesso Origene doveva essere stato battezzato da bambino.

Un dato ancora merita di essere sottolineato. In Origene non si deduce la necessità del battesimo dalla fede nel peccato originale, bensì piuttosto l’inverso: dalla prassi assolutamente uniforme di battezzare i bambini si deduce che esiste un peccato differente da quelli volontariamente commessi. È uno dei casi in cui si dimostra vero il famoso assioma “legem credendi statuit lex orandi”: se la chiesa prega in una certa maniera, cioè battezza i bambini, ne consegue che essa crede che esista un peccato di origine che deve essere perdonato.

Solo nelle chiese marcionite il battesimo veniva riservato a coloro che si votavano al celibato o comunque solo ad adulti.

Per quel che riguarda l’occidente si segnala innanzitutto l’Apologia di Giustino 1,15,6. In quel testo il filosofo cristiano scrive che anche fra “coloro che fin dall’infanzia divennero discepoli di Cristo” molti di loro sono restati casti.

Da parte sua Ireneo di Lione, in Adversus haereses II,22,4, scrive: “Gesù è venuto, in effetti a salvare tutti gli uomini: tutti quelli che per mezzo di lui sono rinati in Dio (qui per eum renascuntur in Deum), infantes, bambini, giovani e persone anziane”.

A questi testi letterari, possiamo aggiungere la menzione delle iscrizioni funerarie per le quali appare evidente il pedobattesimo. Ad esempio, una di esse recita: “Zosimo, fedele nato da fedeli, ha vissuto 2 anni 1 mese 25 giorni”.

Una prassi uniforme si manifesta anche nell’Africa latina del tempo. Tertulliano, in Trattato sul battesimo, 18 (scritto fra il 200 ed il 206) è l’unico ad esprimere riserve sul pedobattesimo, affermando che sarebbe meglio evitarlo perché esso è un peso troppo grave per il battezzato e per i suoi padrini – è la prima volta che appare nei testi il ruolo dei padrini, detti sponsores.

Ma egli sconsiglia di battezzare i bambini proprio contro la prassi abituale che vedeva intorno a sé. L’intervento di Tertulliano è teso ad invertire una prassi consolidata: egli consiglia – non ordina – di aspettare a battezzare finché il candidato non si sia sposato o abbia deciso di vivere in continenza.

Per Tertulliano il rinvio del battesimo è consigliabile — cunctatio baptismi utilior est – perché se si battezzano i bambini non si ha la certezza che essi sapranno poi vivere senza peccati. Meglio allora prima vederli sposati e poi battezzarli.

Che la proposta di Tertulliano non abbia fatto scuola appare evidente alla metà del III secolo, come attesta la Lettera 64 di Cipriano di Cartagine.

Il testo in questione racconta della decisione presa dal Concilio di Cartagine del 251 (o 253) che si schiera unanimemente contro il vescovo Fidus che aveva proposto di battezzare l’ottavo giorno come per la circoncisione. Il concilio, d’accordo con Cipriano, respinge la prassi proposta da Fidus affermando che a causa del peccato originale non bisogna attendere l’ottavo giorno, ma battezzare il bambino appena possibile dopo la nascita (tra il secondo e il terzo giorno).

Sempre Cipriano, in Sugli apostati, 9, racconta che era d’uso dare la comunione ai bambini – il che implica che essi fossero già battezzati.
​ Non possiamo quindi che riconoscere a livello storico, che la prassi del battesimo dei bambini è originaria nella chiesa primitiva. Chiunque affermi il contrario, chiese evangeliche in testa, sta affermando una falsità.

Letto 1265 volte Ultima modifica il Venerdì, 06 Giugno 2014 14:35
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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