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TESTO DI GRANDE IMPORTANZA PER EVIDENZIARE L’ERRORE DEGLI ORTODOSSI , CHE NON RICONOSCONO IL PRIMATO PIENO, DI GIURISDIZIONE, DEL PAPA SECONDO LA DOTTRINA DELLA CHIESA


Nel 340 circa il Papa Giulio con una lettera che risolse il caso di s. Atanasio rivendicò con chiarezza che, secondo la Tradizione (consuetudinem) anche le questioni relative alle sedi episcopali dell» Oriente erano di competenza del Papa stesso e che le sue decisioni, per la stessa Tradizione, erano vincolanti per tutta la Chiesa!! (H. Jedin «Storia della Chiesa» vol. II p. 40 ) ecco il testo del passo del Papa in latino.

Dal Denzinger:  San Giulio I, Epistola agli Antiocheni, 341

 
132. (57a) Nam si omnino, ut dicitis, aliqua fuit eorum culpa, iudicium secundum ecclesiasticum canonem, nec eo pacto, fieri oportuit. Oportuit omnibus nobis scripsisse, ut ita ab omnibus quod iustum esset decerneretur; episcopi enim erant qui patiebantur, nec vulgares Ecclesiae quae vexabantur, sed quas ipsi Apostoli per se gubernarunt. Cur autem de Alexandrina potissimum Ecclesia nihil nobis scriptum est? An ignoratis hanc esse consuetudinem, ut primum nobis scribatur, et hinc quod iustum est decernatur? Sane si qua hujusmodi suspicio in illius urbis episcopum cadebat, ad hanc Ecclesiam scribendum fuit.
Pubblicato in Storia del Cristianesimo
Domenica, 06 Aprile 2014 00:00

I primati della Chiesa di Roma

I primati della Chiesa di Roma

tratto da una trasmissione di Radio Maria (serata sacerdotale) e pubblicato su Il Timone — n. 6 Marzo/Aprile 2000
di Giampaolo Barra

1. Se dobbiamo dare un titolo alla conversazione odierna potremmo utilizzare una sola parola: Roma. O meglio: i primati di Roma. Meglio ancora: i primati della Chiesa di Roma.
2. A chi, per grazia di Dio, ha il dono della fede, della vera fede, che è soltanto la fede cattolica, il nome Roma evoca una realtà importantissima, richiama alla mente verità fondamentali, inerenti la nostra fede e che ci distinguono da altri cristiani.
3. L’anno passato, in diverse conversazioni radiofoniche [pubblicate in volume dal titolo «Perché credere»], abbiamo trattato la figura, il ruolo, i compiti del Romano Pontefice e abbiamo esaminato le ragioni del Primato del Vescovo di Roma su tutti gli altri pastori della Chiesa.
4. Primato su tutta la Chiesa universale. Primato di giurisdizione, primato di governo, di onore e dignità.
5. Ora vedremo altri primati della Chiesa di Roma; primati significativi e utili per confermarci nella convinzione che Roma ricopre un ruolo fondamentale per la nostra fede cattolica.
6. Non per niente, anche taluni di coloro che si sono separati dalla vera Chiesa, dalla Chiesa di Roma, si considerano legati alla città eterna. Hanno sentito il bisogno di sottolineare una qualche loro relazione con Roma, per giustificare in qualche modo (modo che noi riteniamo sbagliato) la scelta di separarsi dalla Chiesa cattolica.
7. Ricordiamo, per fare un primo esempio, gli scismatici della Confessione greco ortodossa, i cosiddetti «Cristiani ortodossi», che fanno capo al Patriarca di Costantinopoli. Bene, essi considerano Costantinopoli come la seconda Roma, dopo quella dei Papi.
8. Pensiamo, per fare un secondo esempio, agli scismatici della Confessione ortodossa russa. Essi considerano Mosca, ove ha sede il Patriarca di tutte le Russie, come la terza Roma, dopo quella dei papi e quella di Costantinopoli.
9. Insomma, come si può ben vedere, siamo di fronte al tentativo di giustificare l’esistenza e la legittimità delle confessioni nate dal seno dell’unica Chiesa cattolica creando un ponte storico con la Chiesa madre, con la Chiesa di Roma. Un modo per dire che soltanto chi si richiama a Roma può vantare di essere la vera Chiesa di Cristo.
10. Noi siamo ben consapevoli che la vera Chiesa, la sola Chiesa edificata da Cristo sull’apostolo Pietro, e quella che fa capo al Vescovo di Roma e che i soli e autentici pastori nella Chiesa sono quelli in comunione con il Vescovo di Roma, con il Papa.
11. Solo a questi pastori noi dobbiamo obbedienza filiale, rispetto, considerazione. Dobbiamo certamente pregare per l’unità dei Cristiani, dobbiamo pregare perché questo riferirsi a Roma da parte di quanti hanno lasciato la Chiesa cattolica, questo attribuirsi i titoli di «seconda» e di «terza» Roma si traduca in un ritorno all’ovile, alla prima e unica Roma, alla sola Chiesa edificata da Cristo: la Chiesa cattolica, la Chiesa della «prima» Roma.
12. Veniamo, allora, ai primati della chiesa di Roma. Ci facciamo guidare da un bei libro della nota studiosa. Margherita Guarducci. Il libro si intitola «Il primato della Chiesa di Roma», è edito da Rusconi e lo si può trovare nelle librerie.
13. Questa studiosa è conosciuta in tutto il mondo perché ha identificato la più antica reliquia cristiana sicuramente autentica: vale a dire le ossa dell’Apostolo Pietro, nella Basilica Vaticana.
14. Esamineremo, in breve, i cinque primati della Chiesa di Roma. Sono «primati» perché si tratta di fatti che soltanto la Chiesa di Roma può vantare rispetto a tutte le Chiese esistenti nel mondo.
15. Abbiamo già accennato alle ossa di san Pietro, la più antica reliquia sicuramente autentica del mondo cristiano. Ma alla città eterna appartiene anche un secondo primato: quello della più antica basilica cristiana «ufficiale», la Basilica Lateranense.
Poi, a Roma appartiene un terzo primato: quello del più antico ritratto di Cristo; quindi un quarto primato: quello del più antico ritratto di Maria, la Madre di Gesù, e infine a Roma appartiene un quinto primato: quello della più antica statua cristiana.
17. Esaminiamo rapidamente questa serie impressionante di primati.
18. Cominciamo dal primo, dalle ossa di san Pietro nella Basilica Vaticana.
19. Si tratta di un dato di fondamentale importanza per la verità della fede cattolica, specialmente per quel che riguarda il primato di Pietro. Fino a qualche decennio orsono, una parte del mondo protestante negava che Pietro fosse mai stato a Roma e con ciò negava il Primato dei successori di Pietro, cioè dei vescovi di Roma.
20. Oggi, nessuno, salvo i Testimoni di Geova, nega più che Pietro sia stato effettivamente a Roma, che qui abbia subito il martirio sotto l’imperatore Nerone, nell’anno 64, o nel 67 stando ad alcuni studiosi. E dobbiamo questa unanimità di giudizio proprio a Margherita Guarducci.
21. La Chiesa di Roma possiede l’unica reliquia sicuramente dimostrabile di uno dei Dodici Apostoli, una reliquia di Pietro: le sue ossa. E significativo che l’unica reliquia al mondo sicuramente identifìcabile di un uomo santo che abbia conosciuto personalmente Gesù Cristo sia proprio quella di Pietro, del Principe degli Apostoli e che questa si trovi a Roma.
22. Ci sono reliquie attribuite ad altri Apostoli: reliquie di Andrea, di Giacomo e altre dello stesso Pietro. Ma in genere si tratta di brandelli di stoffa che sarebbero stati messi a contatto con le tombe di questi apostoli. Soltanto di Pietro possediamo vere reliquie.
23. Intanto, cominciamo con il dire che di nessuno degli Apostoli si conosce con certezza la tomba, se non per Pietro: nella Basilica Vaticana, a Roma.
24. Pietro venne a Roma per portarvi il Vangelo e qui morì martire. Il martirio avvenne nel Circo di Nerone, in Vaticano, dove Pietro fu crocifisso e poi seppellito. Teniamo presente che nessun’altra città del mondo ha mai preteso di possedere la tomba di Pietro: solo Roma vantava questa pretesa.
25. La tomba di Pietro è stata fin da subito venerata, l’imperatore Costantino vi fece costruire sopra la prima basilica in onore di Pietro. Si è sempre saputo, inoltre, da una lunga e tenace tradizione, che la tomba di Pietro si trovava sotto l’altare della Confessione, cioè sotto quello che è ancora oggi l’altare papale della Basilica Vaticana. Questo era quello che si sapeva per storia e per tradizione Ma le prove?
26. Per cercare la prova definitive si deve aspettare l’incoraggiamento di uno dei più grandi papi della storia della Chiesa, Pio XII, il quale volle che si intraprendessero degli scavi per la ricerca della tomba di Pietro.
27. La studiosa Margherita Guarducci giunse alla conclusione, rigorosamente scientifica, del ritrovamento delle ossa di san Pietro nell’anno 1953. Ma solo dieci anni dopo furono riconosciute come le reliquie dell’apostolo Pietro e nel 1965 questa scoperta fu pubblicata e resa di pubblico dominio.
28. Papa Paolo VI annunciò a mondo intero, il 28 giugno de 1968, il ritrovamento delle ossa dell’apostolo Pietro sotto l’altare della Confessione nella Basilica Vaticana.
29. Secondo Margherita Guarducci questa reliquia testimonia il primato spirituale della Chiesa di Roma nei confronti di tutte le chiese del mondo.
30. Veniamo ora, sempre breve mente, al secondo primato: si trova a Roma la più antica Basilica cristiana «ufficiale», la Basilica Lateranense.
31. Diciamo «ufficiale» perché s tratta della più antica Basilica cristiana riconosciuta come tale anche dall’autorità civile, dall’autorità politica. Anzi, si tratta d una Basilica costruita proprio dal l’autorità politica suprema del tempo, l’Imperatore Costantino.
32. Sappiamo che nei primissimi tempi di vita del Cristianesimo, il culto si teneva in casa, nella domus ecclesiae, nella chiesa domestica Solo più tardi, si sentì il bisogno di avere appositi edifici nei quali fedeli potevano radunarsi per celebrare il culto religioso e per manifestare più liberamente la loro religiosità.
33. Già nel III secolo, dunque in epoca antichissima, vi sono a Roma e altrove edifici adibiti al culto. La maggior parte di essi si trovava in Oriente, edificati da vescovi e da fedeli zelante utilizzati specialmente nei momenti di pace, quando cessava la persecuzione e passava il pericolo di radunarsi pubblicamente.
34. Ma la Basilica Lateranense ha un primato singolare: fu il primo edificio eretto per volere della somma autorità dell’epoca, per volere dell’Imperatore Costantino che si accollò tutte le spese dovute alla costruzione.
35. Fu costruita, molto probabilmente, come ex voto a Cristo Salvatore, subito dopo la vittoria contro Massenzio. Nella seconda metà del XII secolo la Basilica era ancora dedicata a Cristo Salvatore e solo più tardi assunse stabilmente il nome di San Giovanni, come la conosciamo oggi: San Giovanni in Laterano.
36. Fu dedicata, cioè inaugurata, il 9 novembre dell’anno 318. Ne risulta che la Basilica Lateranense è il primo edificio cristiano riconosciuto ufficialmente come tale; finalmente, ai cristiani veniva riconosciuto un luogo pubblico dove poter celebrare il culto religioso.
37. Veniamo al terzo primato della Chiesa di Roma: il più antico ritratto di Cristo. Parliamo di ritratto, cioè di una immagine di Gesù eseguita con lo scopo principale di renderne le sembianze, cioè, appunto, di farne un ritratto.
38. In verità, ci sono altre immagini di Cristo che precedono nel tempo quella di cui stiamo per parlare; ma si tratta sempre di immagini di Gesù accompagnato da altre figure, e perciò inserito in un contesto diciamo diverso. Non proprio un ritratto.
39. Invece, la più antica notizia di un ritratto di Cristo ci porta proprio a Roma. Non solo la notizia: anche il più antico ritratto conservato di Cristo ci porta a Roma.
40. Per quanto riguarda notizie sui ritratti di Cristo, sappiamo che verso la metà del secondo secolo, ai tempi di Papa Aniceto (155166) venne a Roma una eretica di nome Marcellina. Questi eretici, ci informa il grande Ireneo, vescovo di Lione, avevano immagini di Cristo e le onoravano. Questa è una notizia confermata anche da altri, tuttavia queste immagini non sono giunte fino a noi. Siamo fermi, quindi, alla «notizia» della esistenza di immagini.
41. Per quanto riguarda, invece, il ritratto di Cristo più antico materialmente giunto fino a noi, eseguito con l’intenzione di farne un ritratto, questo si trova, stando a Margherita Guarducci, nella catacomba di Commodilla, nel famoso e antico cimitero cristiano situato nei pressi della via Ostiense, a Roma.
42. Probabilmente risale agli anni 375380 dopo Cristo; è un ritratto antichissimo. Il più antico che si conosca, anche se nessuno può negare che a Roma ve ne fossero altri, ancora più antichi, che tuttavia non sono giunti fino a noi.
43. Veniamo ora al quarto primato della Chiesa di Roma: il più antico ritratto di Maria, della Madre di Gesù.
44. Per trovare il più antico ritratto di Maria finora conosciuto bisogna rimanere a Roma. Come abbiamo detto per il ritratto di Cristo, anche in questo caso non parliamo della prima immagine di Maria, ma proprio di un ritratto, cioè di una immagine eseguita con lo scopo di riprodurre i tratti caratteristici del personaggio rappresentato.
45. Una tradizione largamente diffusa sia in Oriente che in Occidente vuole che san Luca, il terzo evangelista, abbia avuto il privilegio di ritrarre dal vero le sembianze della Vergine Maria. Ma questa tradizione nasce solo nel VI secolo e va considerata una pia leggenda.
46. Certamente non è sbagliato pensare che esistessero immagini mariane in terre come l’Egitto, la Palestina e l’Asia Minore già nei primi secoli (IV secolo), ma nessuna di queste immagini ci è pervenuta.
47. La presenza di ritratti della Vergine si impone, quasi di forza, dopo l’anno 431, cioè dopo il Concilio di Efeso che proclamò solennemente la divina maternità di Maria, che proclamò Maria Madre di Dio ed è evidente che il culto di Maria e le immagini ricevettero da questo Concilio un forte impulso.
48. Margherita Guarducci spiega molto bene i complessi passaggi che hanno portato a Roma questa antichissima immagine. Io mi limito soltanto a invitare a leggere il bei libro che ha scritto «I primati della Chiesa di Roma».
49. Questa immagine si trova oggi nella Chiesa di Santa Francesca Romana. Essa è una copia di una immagine della Vergine venerata a Costantinopoli già dal quinto secolo, ma distrutta nel 1453, quando la città cadde nelle mani dei Turchi.
50. Gli studi della Guarducci hanno potuto dimostrare che una copia di questa antichissima immagine si trova a Roma e fu scoperta in modo casuale.
51. Alla vigilia dell’Anno Santo 1950, quando nelle Chiese di Roma furono sottoposte a restauro molte opere per mostrarle ai pellegrini nella Chiesa di Santa Francesca Romana si mise mano al restauro di una icona. Bene, sotto questa icona, rimaneggiata nei secoli, si scoprì il volto di un’antichissima immagine della Vergine Maria e fu datata al V secolo.
52. È il ritratto più antico esistente della Vergine Maria. È stata la Guarducci a scoprire, attraverso studi rigorosamente scientifici, che si trattava della copia dell’immagine antica venerata a Costantinopoli, poi andata distrutta dai Turchi.
53. Veniamo ora all’ultimo dei cinque primati della Chiesa di Roma: la più antica statua cristiana che si conosca.
54. Quando parliamo di statua non si intende parlare di statuette di modeste dimensioni, ma di statue vere e proprie, a grandezza naturale o anche maggiore del vero.
55. La più antica statua cristiana che si conosca è proprio il famoso san Pietro di bronzo che oggi possiamo vedere tutti nella Basilica Vaticana.
56. L’apostolo Pietro vi è rappresentato in dimensioni un po» più grandi del vero. È seduto in un trono bianco di marmo, ha la mano destra alzata nel solito gesto benedicente, mentre la mano sinistra, ripiegata sul petto, stringe le chiavi, le simboliche chiavi del regno dei Cieli.
57. Questa statua appartenne in origine al mausoleo degli imperatori romani d’Occidente, che era posto vicino alla basilica costantiniana, cioè vicino a Piazza san Pietro oggi.
58. Quindi questa statua risale al V secolo dopo Cristo, probabilmente al suo inizio. Forse il mausoleo fu eretto dall’Imperatore Onorio nell’anno 404 o poco dopo, e la statua probabilmente è stata fusa proprio a Roma, quando sotto gli auspici degli Imperatori romani l’arte doveva ancora fiorire nelle officine.
59. Comunque, resta il fatto che questa è fino ad oggi la più antica statua cristiana che si conosca nel mondo intero. E si trova a Roma. E questo è un altro dei primati che la chiesa di Roma può vantare.
60. Credo che sia giunto il momento di trarre qualche conclusione da quanto abbiamo detto.
61. Sappiamo che oggi Roma non gode di buona fama presso la cultura dominante dell’Italia «laica». Esiste una vera e propria avversione per questa città, così importante per la fede cattolica.
62. Questa avversione nasce già ai tempi di Lutero e si sviluppa con la feroce lotta al cattolicesimo iniziata dal protestantesimo e proseguita dal laicismo.
63. Questa avversione si alimenta dal fatto che, al contrario di quanto speravano i massoni fautori del Risorgimento, i romani non insorsero contro il Papa, non erano affatto scontenti del governo papale, del potere temporale del Papa e, così facendo, non diedero pretesti al governo italiano per intervenire con le armi per «liberare» i romani dalla «oppressione» dello Stato Pontificio. Questo non venne loro mai perdonato dai vincitori.
64. In tal modo, l’occupazione di Roma, nel settembre del 1870, e la distruzione dello Stato Pontificio si risolse, nei fatti, ad una operazione militare di occupazione, di vera e propria invasione.
65. Ora, per noi cattolici Roma ha un significato singolare. E la città che Dio ha prescelto per essere la sede del Pontefice, è la città che la Provvidenza ha voluto fosse il cuore della Chiesa cattolica; è la città che conserva, come abbiamo visto, importanti primati nei confronti di tutte le altre chiese esistenti nel mondo.
66. La Roma cristiana, la Roma papale, la Roma capitale dello Stato Pontificio entra a pieno titolo nel cuore di ogni cattolico e questa vicinanza la trasformiamo in preghiera per il Papa e per la Chiesa.
67. Grazie e a risentirci fra quindici giorni.

Bibliografia

Margherita Guarducci, Le chiavi sulla pietra Studi, ricordi e documenti inediti intorno alla tomba di Pietro in Vaticano Piemme, Casale Mon.to (AL) “95
Margherita Guarducci, II primato della Chiesa di Roma Rusconi, Milano 1991
Margherita Guarducci, La tomba di san Pietro Rusconi, Milano 1989
Gianpaolo Barra, Il Primato di Pietro nella storia della Chiesa, Mimep-Docete, Pessano (MI) 1995

Pubblicato in Apologetica

Fin dagli albori del cristianesimo appare del tutto palese come all’interno della comunità cristiana fosse riconosciuto nella persona del successore di Pietro un indiscusso primato, come guida della Chiesa.

I padri della Chiesa del IV sec. Nei loro scritti hanno ribadito sia la funzione che i poteri del Pontefice Romano, come Basilio di Cesarea che non ebbe alcun dubbio nel riconoscere il primato petrino e la successione dei vescovi di Roma, definendo una prassi normale l’intervento del Papa nelle questioni delle altre chiese. Altri padri della Chiesa, come Girolamo si espressero chiaramente, ribadendo la necessità di rivolgersi alla Sede Romana, in quanto diretta conservatrice dell’eredità dei padri e della fede per bocca degli stessi Apostoli.

Giovanni Crisostomo, non risparmiò elogi sui passi evangelici relativi a San Pietro, affermando chiaramente che la Chiesa è fondata sullo stesso e che Cristo diede al principe degli Apostoli, non solo il potere di insegnare la verità né solo l’onore della presidenza ma anche un governo effettivo ed un’amministrazione universale; poichè Giovanni risiedette a lungo ad Antiochia, non parlò molto della dignità di Roma per rispetto verso la prima sede di Pietro, ma allorché, divenuto vescovo di Costantinopoli, fu cacciato dal seggio per intrighi di corte, si appellò al vescovo di Roma, Innocenzo, e questi lo soccorse ottenendo pure, più tardi, una riabilitazione postuma di Giovanni e l’annullamento della ingiusta sentenza emanata contro di lui da un concilio troppo servile verso l’imperatore.

Negli scritti agostiniani anteriori al 416 non vi sono testimonianze relative al posto occupato dalla sede romana eccetto un testo isolato nel quale l’Ipponate riconosce che «semper viguit principatus apostolicae cathedrae»; anche quando, durante le polemiche, a noi parrebbe che gli avrebbe fatto comodo appellarsi al criterio della comunione con Roma, Agostino non si servì di quello strumento e non invocò quell’autorità. Invece nella complessa vicenda pelagiana i vescovi africani si rivolsero al papa Innocenzo per comunicargli una relazione delle loro adunanze e ne ricevettero dei rescripta (il termine giuridico è appropriato e ritorna più volte sotto la penna di Agostino) con i quali si prendevano decisioni di valore definitivo. Fu in tale occasione che l’Ipponate pronunziò la famosa frase: «Intorno a questa causa (l’eresia pelagiana) furono già inviati i deliberati di due concili alla Sede apostolica; da essa ci giunsero ora delle disposizioni. Dunque la questione è finita, voglia Dio che finisca presto anche l’errore!» (Sermo CXXXI; la formula agostiniana fu abbreviata e resa più incisiva così: «Roma locuta est, causa finita est»). A suo giudizio, le sentenze di Roma in controversie dogmatiche sono pari a quelle dei concili e l’autorità di quel vescovo è quella di un arbitro supremo che può compiere degli atti aventi un’obbligatorietà per tutti. Si comprende, quindi, che per Agostino la Sede romana fosse quella apostolica per eccellenza, e fosse la «cathedra» che assicurava la comunione delle chiese della «catholica».

Celebri sono anche le parole di Ireneo, vescovo di Lione, che nel II sec. si esprime in questo modo in merito al ruolo della chiesa romana:

«A questa Chiesa infatti, per la sua più forte preminenza è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli che da ogni parte [del mondo] provengono; ad essa, nella quale da coloro che da ogni parte provengono fu sempre conservata la tradizione che discende dagli Apostoli».


L’importanza di questa testimonianza sul primato romano, riconosciuto sin dalle origini della Chiesa, va ricercata sia nel periodo in cui viene scritta sia, soprattutto, nello spessore del suo autore.

Nato probabilmente intorno al 135140 vicino a Smirne, in Oriente, Ireneo ebbe come maestro il vescovo di questa città, Policarpo, il quale vantava di essere stato discepolo proprio di Giovanni l’Evangelista. Ancora giovane, per motivi a noi ignoti, si trasferì a Lione, in pieno Occidente, dove divenne prima presbitero del vescovo Potino e successivamente, alla morte di questi, vescovo.


Una prima peculiare caratteristica balza subito all’occhio. Figlio dell’Oriente (allievo di Policarpo), Ireneo rappresenta, durante la sua vita, la Chiesa d’Occidente. Si può affermare, quindi, che il vescovo di Lione racchiude in sè quelli che il papa Giovanni Paolo II chiama «i due polmoni della Chiesa».

A Ireneo interessa intrecciare il concetto di supremazia della Chiesa di Roma con quello della sua universalità. La supremazia di Roma viene spiegata riconoscendo la sua grandezza, la sua notorietà, ma soprattutto il fatto che sia stata fondata dagli Apostoli Pietro e Paolo. In realtà, il principale motivo sembra essere proprio la presenza a Roma delle tombe dei due Apostoli e principalmente quella di Pietro, eletto da Cristo quale fondamento della sua Chiesa.

L’universalità della Chiesa di Roma risulta chiara a Ireneo analizzando la lista dei dodici successori di Pietro, da Lino (primo successore) a Eleuterio (175189). Questi vescovi di Roma infatti, il cui compito era quello di trasmettere la genuina tradizione apostolica, appartengono, tranne quattro di origine romana, a diversi luoghi del mondo cristiano (Grecia, Siria, Epiro, Aquileia, …).

Non possiamo poi ignorare un importantissimo documento extrabiblico che attesta e testimonia come, sin dalla fine del primo secolo, nelle comunità cristiane fosse viva la consapevolezza di una Chiesa strutturata gerarchicamente, con al vertice il vescovo di Roma, ovvero il Papa. La prova sta in una lettera di Papa Clemente I, scritta sul finire del primo secolo, pervenutaci sia attraverso il Codice Biblico Alessandrino (V sec.), sia attraverso il Codice Greco 54 (XI sec.), custodito a Gerusalemme. Ecco i fatti.

Nella comunità di Corinto alcuni fedeli avevano sollevato una sedizione contro i capi della Chiesa locale e l’eco di tali disordini, sfociati nella ingiusta rimozione di alcuni presbiteri, era arrivata sino alla Chiesa di Roma, che stava subendo la persecuzione di Domiziano. La lettera di Clemente I si riferisce proprio a questa persecuzione, da poco terminata quando il Papa mette mano allo scritto, per giustificare il fatto di «aver troppo tardato a dirimere alcune questioni che sono in discussione tra voi». Come potrebbe dirimere alcunché — ci domandiamo chi non ha la necessaria autorità? E perchè mai dovrebbe farlo il vescovo di Roma, se ha gia i suoi bravi problemi dovuti alle continue persecuzioni? La Chiesa di Corinto, oltretutto, si trovava molto lontana da Roma, ma evidentemente il Papa avverte il suo intervento come un dovere. Dovere che, a nostro avviso, nasce dalla consapevolezza di sedere sulla cattedra di Pietro e di possedere, per ciò stesso, una indiscussa autorità sulla Chiesa universale.

Sta di fatto che il vescovo di Roma, sicuro di essere ascoltato, richiama all’ordine i ribelli e li ammonisce, ricordando loro la responsabilità che hanno di fronte a Cristo: «Ma se qualcuno non obbedisce a ciò che per nostro tramite Egli [Cristo] dice, sappiamo che si vedrà implicato in una colpa e in un pericolo non indifferente. Noi però saremo innocenti di questo peccato». Il richiamo all’obbedienza da parte del Papa è significativo al pari delle minacce spirituali riservate a chi disobbedisce.

Siamo di fronte, indubbiamente, ad un gesto di correzione fraterna da parte di chi deve confermare i suoi fratelli nella fede, ma anche alla consapevolezza della propria responsabilità sulla Chiesa intera. Da Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica, IV, 23, 11) sappiamo che tale avvertimento pontificio venne accolto, ascoltato e messo in pratica, con ciò confermando l’autorità normativa e disciplinare di chi aveva pronunciato tale monito.

Che importanza ha per noi questo documento? Enorme. Possiamo dire quindi che già nel periodo più vicino alla comparsa del cristianesimo, il primato della Chiesa di Roma veniva riconosciuto in tutto il mondo cristiano, sia d’Oriente che d’Occidente. La Chiesa di Roma, ed essa sola, era la Chiesa universale.

Pubblicato in Apologetica
Giovedì, 16 Gennaio 2014 18:27

Pietro la pietra.

 

articolo

Ad un’attenta analisi delle sacre scritture, il Primato di Pietro emerge in maniera incontestabile da tutto il nuovo testamento. Come appare dal Vangelo dagli atti degli Apostoli, Pietro ha una posizione di singolare preminenza nel collegio apostolico. Nell’elenco ufficiale dei dodici Apostoli che c’è stato tramandato dall’evangelista Matteo (Mt. 10,2) “Simone è detto Pietro” porta il titolo di “primo” e non senza ragione. Non solo egli viene citato ben 195 volte tra i Vangeli e gli Atti, contro le 130 per gli undici apostoli presi nel loro insieme1, ma viene nominato in tutti gli elenchi degli Apostoli, in cui invece varia l’ordine degli altri (Mt, 10,2; Mc. 3,16; Lc. 6,14; At. 1,13).

Pietro si dimostra del resto consapevole della sua posizione, poiché lui generalmente che parla a nome di tutti, interrogando il Signore corrispondendo alle sue domande.
Gesù sceglie la sua casa per abitarvi (Mc. 1,29), la sua barca per predicare (Lc. 5,1), a lui concede di camminare sulle acque (Mt. 16, sgg.), paga per lui il tributo (Mt, 17,2329), lo rende partecipe delle rilevazioni più intime (Mt. 17,1 sgg; 26,37), gli assicura una particolare preghiera «perché, una volta convertito, confermi i fratelli nella fede» (Lc. 22,21 sg.), né gli risparmia i rimproveri quando è necessario (Mt. 16,23;14,31;Mc. 14,37;Mt.26,3134;cfr. Lc. 22,61).
Il giorno della sua Risurrezione, il Signore appare singolarmente a Pietro (Lc. 24,34; I Cor. 5,5) e, prima di salire al cielo, a lui solo predice come sarebbe morto (Gv. 21,18).
Più importante è il gesto compiuto il primo incontro: il cambiamento del nome (Mc. 3,6; Lc. 6,14; Gv. 1,42; Mt. 10,2). Negli unici casi che la storia ebraica conosceva quelli di Abramo (Gen. 17,5) e di Giacobbe (Gen. 32,29), ciò aveva significato il conferimento di una solenne missione.

Gesù promette e conferisce personalmente a Pietro un vero primato sugli Apostoli.

Il capitolo 16 del Vangelo di Matteo contiene la promessa di uno speciale primato. Fatto da Gesù a Pietro.
Un giorno, verso la metà del secondo anno di predicazione, Gesù prende con sé i soli Apostoli e si incammina verso la regione padana di Cesarea di Filippo dove li interroga:

«La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Attualmente nessun studioso biblico serio, anche non cattolico, mette in dubbio la genuinità storica del «Tu es Petrus». Gesù fece quell’interrogazione per disporre gli Apostoli a un importante insegnamento, di cui Matteo riferisce il contenuto: il compito di Pietro nella formazione del governo della Chiesa
.
Nel brano evangelico Cristo usa tre metafore: quella della roccia, quella delle chiavi e quella di legare sciogliere.

a) Pietro è innanzitutto la roccia, fondamento della Chiesa. La roccia nel linguaggio evangelico, si riferisce alla chiesa concepita come un edificio. «Chiunque ascolta queste mie parole le mette in pratica», aveva detto Gesù, «è simile a un uomo prudente che fabbricò la sua casa sopra la roccia. E cade la pioggia, strariparono i torrenti, soffiaronoo i venti e si abbatterono su quella casa; ma essa non rovinò, perché era stata fondata sulla roccia» (Mt. 7,2425). Pietro sarà per la Chiesa ciò che la roccia è per la casa: il fondamento, la causa dell’incrollabilità.

b) il secondo simbolo, quello delle chiavi, indica al potere sulla casa sulla città. Esso era stato usato nella scrittura quando Dio preannuncia la morte del gran favorito del re Ezechia, di nome Sobna, reo di aver abusato dei suoi poteri di prefetto della reggia, che sarà sostituito da Eliakìm: «Et dabo clavem domus David super humerum eius». «Sulla sua spalla – dice il Signore – parola chiave della casa di David; dove egli apre nessuno potrà chiudere, dove egli chiude nessuno potrà aprire» (Is. 22,21). Nell’edificio della Chiesa Pietro assumerà il posto di padrone che ha visto, l’originario possessore delle simboliche chiavi.

c) La terza metafora, quella di legare e sciogliere, significa, secondo il linguaggio rabbinico, due poteri: il potere di proibire (legare) o di permettere (sciogliere) in campo dottrinale, il rapporto alla legge mosaica; e quello di condannare (legare) o assolvere (sciogliere) in campo disciplinare, Essa contiene dunque la promessa di una duplice facoltà conferita Pietro: quella dottrinale o di magistero e quella giurisdizionale o d’imperio; in tal modo viene indicata la piena sovranità di Pietro, il supremo potere che egli avrà nella chiesa.

Successivamente il Signore farà una promessa simile agli Apostoli investendoli collegialmente dello stesso potere attribuito singolarmente Pietro: «tutto ciò che legherete sopra la terra sarà legato in cielo e tutto ciò che sceglierete sopra la terra sarà sciolto in cielo» (Mt. 18,18).
attraverso queste tre metafore, Pietro viene costituito vicario di Cristo.

La prima immagine, più concreta (la roccia), esprime l’idea che San Pietro è il vicario visibile di Cristo nella sua Chiesa; la seconda (le chiavi) precisa che egli è il vero e proprio vicario di Cristo, perché possiede nella Chiesa quel potere supremo che è proprio di Cristo per la Sua prerogativa di fondatore; la terza (lo sciogliere e legare) innalza l’Apostolo al compito di rappresentante di Dio nella Chiesa, perché, annuncia, egli deve in concreto esercitare in terra l’autorità che Dio ha nei cieli6.

Il conferimento del Primato.

Il primato fu conferito a Pietro dopo la Risurrezione, come narra S. Giovanni, testimone oculare:

«Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle.» (Gv. 21,1517).

Pietro era stato prescelto come roccia e come fondamento della Chiesa, ma perché la scelta fosse confermata occorreva la sua triplice dichiarazione d’amore. Pascere il gregge è un atto di amore e insieme di autorità che il Buon Pastore esercita perché ama il suo gregge, secondo le stesse parole di Gesù (Mt. 18,12; Lc. 15,4; Gv. 10, 1116) e le profezie dell’Antico Testamento.
Applicando se stesso la profezia di Ezechiele (Ez. 34, 119), Gesù si presenta come il buon pastore e di questa immagine si serve per descrivere la forma con cui esercita il suo potere nei confronti dei fedeli.
Gli agnelli delle pecorelle, l’intero gregge dunque, vale a dire tutti fedeli, i membri della Chiesa, hanno per esplicita volontà di Cristo un solo pastore che è Simon Pietro. Il verbo pascere indica a sua volta, presso gli autori sia sacri sia profani, la potestà di giurisdizione nella società. Questa giurisdizione è estesa da Gesù a tutta la Chiesa.
La promessa di Cesarea di Filippo è adempiuta: Gesù edifica su Pietro la sua Chiesa, affidandogli i suoi agnelli e le sue pecorelle. Affidando il suo gregge alla giurisdizione di Pietro, Gesù dichiara di costituirlo suo vicario in terra, con i poteri di capo supremo della Chiesa e Pastore universale, a immagine del Pastore Eterno che sta per ascendere al Cielo7. Il buon pastore dà però la sua vita per le sue pecorelle (Gv. 1718). Lo stesso destino attende Pietro, il suo Vicario. Dopo i poteri supremi nella Chiesa, Gesù darà Pietro la grazia suprema di fare la sua medesima morte8.

Pietro esercita il primato sulla Chiesa nascente.

I Vangeli e gli Atti degli Apostoli attestano come fin dall’inizio la Chiesa riconobbe il Primato conferito Pietro. Nata sul calvario, la Chiesa degli albori si riunì spontaneamente intorno a Pietro ancor prima del solenne conferimento. La Maddalena riferì a Pietro per primo del sepolcro vuoto (Gv. 20,2; cfr. Mc. 16,7), e nell’entrarvi Giovanni gli diede la precedenza (Gv. 20,6; cfr. Lc. 24,22).
Dopo l’ascensione di Gesù, Pietro si trovò nel pieno possesso del suo Primato. Egli presiedette all’elezione di un nuovo apostolo nell’adunanza in cui fu scelto Mattia come successore di Giuda (At. 1,1526); per primo, come capo degli Apostoli predicò (At. 2,14) e come tale fu interpellato dagli uditori (At. 2,37); operò il primo miracolo dopo la Pentecoste in Gerusalemme (At. 3,6) e altri poi con la sola sua ombra (At. 5,15); fu lui che rispose al Sinedrio (ibid. 4,8), che come capo del movimento venne incarcerato da Erode (At. 12,3), e che come giudice della comunità punì Anania e Saffira (At. 5,111).
La sua autorità fu decisiva per ammettere gentili alla fede (At. 1118) e nel concilio di Gerusalemme, che egli presiedette, tutti presenti ascoltarono seguirono la sua parola (At. 15). Il suo discorso deciso la controversia (At. 15,12), poiché Giacomo non fece che confermare con l’autorità della Scrittura e indicare il modo pratico di accogliere i gentili (At. 15,1321).

Lo stesso San Paolo riconobbe il Primato di Pietro, e lo manifestò con il fatto di nominarlo al posto più alto (I Cor. 1,12; 3, 22) e di salire a Gerusalemme per rendergli omaggio (Gal. 2,1819). Dal contesto risulta che Paolo e di salire a Gerusalemme per rendergli omaggio (Gal. 2,1819). Dal contensto risulta che Paolo non salì a Gerusalemme principalmente per conoscere la dottrina ma l’autorità di Pietro. Il fatto che egli trovi a Corinto, dove Pietro non era mai stato, un partito che si vale del nome di Cefa (I Cor. 1,12), non fa che confermare la grande influenza Di Pietro nei confronti dei pagani, S. Paolo gli resiste “a viso aperto” (Gal. 2,1114), e compie un atto non di ribellione, ma di opposizione leale pubblica ( poiché pubblico era lo scandalo), che non contraddice, ma conferma il primato di Pietro. Paolo rileva l’incoerenza di Pietro, senza contestare l’autorità che egli esercita sui fedeli. Egli, è stato argutamente osservato, «non era un gallicano: Non saltella da Pietro al concilio (di Gerusalemme) ma da Pietro a Pietro».
Tutto l’episodio del resto è riferito da Paolo proprio per provare coll’autorità Di Pietro, che gli avversari gli opponevano, la non necessità delle pratiche giudaiche per la salvezza.
È innegabile il fatto che gli apostoli e tutti i fedeli riconoscevano e rispettavano il primato di Pietro nel governo della Chiesa nascente.


Bibliografia per questo articolo

 Mc Nabb, testimonianza, pp.152155, Falbo, il primato della Chiesa di Roma, p.37.
 Glez, Primauté du Pape, col. 250; Piolati, Primato, col. 7
 Falbo, Il primato della Chiesa di Roma, pp. 4142.
 Cfr. Glez, Primauté du Pape, coll. 251 segg; Braun, Nuovi aspetti, pp. 8697.
Lessel, Petrus Christi vicarius, pp. 1524,5561.
 Maccarone, Vicarius Christi, p.16.
 Lattanzi, il primato romano, pp.4849.
Maccarone, Vicarius Christi, p. 17.
Maccarone, Vicarius Christi, p. 18.
Garofalo, Pietro nell’Evangelo, pp. 171172.
Lagrange, Epitre aux Galates, p.17.
Roiron, St. Paul témoin de la orimauté de st. Pierre, p.518.

Pubblicato in Esegesi
   

Mons. Luigi Negri


   

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