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(es. Mt 28,120):
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FALSITÀ CARISMATICHE LA FALSA GLOSSOLALIA

Un esempio di come la ricerca dello straordinario e del sensazionale può dar luogo a illusioni e a grottesche contraffazioni dei doni dello Spirito, lo troviamo nella falsificazione del vero dono delle lingue, operato nei gruppi pentecostali-carismatici.
In questi gruppi, questa falsificazione ha dato origine ad un carisma inesistente e falso, creato artificialmente, che essi chiamano glossolalia, che a loro avviso, erroneamente, sarebbe un presunto carisma diverso dalla xenoglossia o xenolalia. Sia ben chiaro: noi crediamo nel dono delle lingue, ma in quello vero; noi crediamo nella glossolalia, ma quella vera non quella moderna contraffatta. Quindi, quando parliamo di “favola della glossolalia”, non intendiamo per niente dire che non esiste il dono delle lingue, ma solo che consideriamo inautentica quella invenzione moderna che in alcuni gruppi viene chiamata “glossolalia”, e che consiste in “rumori sconclusionati”, “suoni preconcettuali”, senza senso, privi di significato e altre stramberie simili. Siccome ci può essere sempre chi non capisce o fa finta di non capire ribadiamo che la questione è solo tra vera glossolalia e falsa glossolalia.
Quindi la nostra posizione è: vera glossolalia, sì. «Falsa glossolalia», no. L’articolo, inoltre riguarda solo questo tema. Ricordiamo, a fondamento di tutto l’articolo, la verità dichiarata dalla Parola di Dio: “Nessuna menzogna viene dalla verità” (1 Gv 2,21). Il fatto che un fenomeno sia molto diffuso non significa, di per sè, che quel fenomeno sia anche vero o autentico. Un errore anche se ripetuto moltissime volte e da tante persone non diventa mai, solo per questo, una verità. La caratteristica del pentecostalismo è l’interesse per la glossolalia che consisterebbe nell’emettere una serie di suoni o di parole che non corrispondono a nessuna lingua conosciuta. (N.d.R. = Suoni inarticolati simili a quelli che fanno i bambini quando non sanno parlare = N.d.R.) /…/ La glossolalia si era affacciata occasionalmente, nel passato, in revival di predicatori come Dwight L. Moody e aveva avuto un ruolo in determinate fasi storiche (non proseguite, però, fino al nostro secolo) di nuovi movimenti religiosi come i mormoni o gli shakers” (Cesnur, a cura di Massimo Introvigne, LDC, 1996, p. 28).

LA SFIDA PENTECOSTALE.
Il pentecostalismo, come oggi lo conosciamo, è nato nel mondo protestante. All’inizio è stato molto osteggiato dalle stesse denominazioni protestanti. Alcuni suoi aspetti, come la glossolalia, sono stati chiaramente rifiutati da una parte del protestantesimo. Poi, pian piano, è dilagato nel mondo protestante, tanto che oggi, probabilmente ne costituisce la denominazione più numerosa. Anche nel campo cattolico si è registrato, da parte di qualche vescovo, la proibizione, nella sua diocesi, di pregare in lingue ai gruppi del rinnovamento (cfr. Salvatore Cultrera, La Glossolalia, Edizioni Paoline, 1979, p. 13).

ALLE ORIGINI DEL PENTECOSTALISMO
“Le sue origini si perdono nella leggenda ma risalgono a tre revival:Azusa Street
1) gli episodi di Topeka, nel Kansas, nel 1901;
2) di Azusa Street, a Los Angeles, nel 1906;
3) e del Galles tra il 1904 e il 1908. Charles F. Parham (18731929) – un ex metodista – può essere considerato il padre del pentecostalismo. Il suo interesse principale si situava sul versante delle guarigioni miracolose. Aprì una scuola a Topeka. All’interno del movimento holiness, Parham insegnava il cosiddetto “battesimo dello spirito santo”.
Secondo una certa mitologia sulle origini pentecostali, la prima studentessa di Topeka a ricevere il cosiddetto “dono delle lingue” (come prova del “battesimo dello spirito santo”) Agnes Ozman (1937) avrebbe iniziato a “parlare in lingue” nella prima notte di Capodanno del nuovo secolo, fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Con un equivoco caratteristico dei primi anni del pentecostalismo, la “glossolalia” di Agnes Ozman, fu scambiata per xenoglossia (chiamata anche xenolalia, è il termine con cui si indica la presunta capacità paranormale di parlare o scrivere una lingua al soggetto sconosciuta), e Parham annunziò alla stampa che la sua allieva parlava in perfetto cinese (sic!). Quando in seguito altri allievi di Parham, che interpretavano il loro dono delle lingue come xenoglossia, cercarono di svolgere un’attività missionaria tra popolazioni asiatiche ed europee utilizzando le «lingue» che avevano «miracolosamente» ricevute, l’equivoco venne chiarito nella sua grande maggioranza la corrente pentecostale riconobbe le proprie esperienze come glossolalia e non come xenoglossia. (Cesnur, LA SFIDA PENTECOSTALE, a cura di Massimo Introvigne, LDC, 1996, pp. 2932).

RIFIUTO DELLA GLOSSOLALIA
Parham ebbe un grosso scontro con uno dei suoi discepoli l’afro-americano e battista William J. Seymour (18701922) col quale ruppe i rapporti. Seymour e Parham pur in dissenso, erano però d’accordo sul fatto che il dono delle lingue costituiva la prova iniziale infallibile (sic!) che il fedele aveva ricevuto «battesimo dello spirito Santo». Contro questa dottrina si andò organizzando la reazione di un’ampia parte del mondo holiness. La denominazione protestante chiamata «Pillar of Fire» , guidata dalla predicatrice Alma White (18671946) era contraria alla glossolalia e definì Seymour «un fachiro e un vagabondo». Il Los Angeles Times del gruppo di Seymour e della sua glossolalia parlava di una «selvaggia Babele di lingue». I gruppi del terzo protestantesimo come la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio con sede ad Anderson, nell’Indiana (da non confondersi con quella dello stesso nome con sede a Cleveland) rifiutavano invece la glossolalia, quando non lo consideravano come Alma White ed il suo movimento «Pillar of Fire» a cui abbiamo fatto cenno semplicemente come opera del diavolo. (Cesnur, LA SFIDA PENTECOSTALE, M. Introvigne, LDC, 1996, pp.3234).
L’Ordine di San Luca, fu fondato nel 1947 (con una partecipazione maggioritaria di fedeli di denominazioni della Comunione anglicana) allo scopo di riunire cristiani interessati alle guarigioni. Questo «ordine di San Luca», nel 1963 si pronunciò contro la glossolalia. Nel 1960 il vescovo episcopaliano di Los Angeles (California) diffuse una lettera che vietava nella sua diocesi riunioni dove venisse incoraggiata e praticata La glossolalia. Le chiese ortodosse, in cui il rinnovamento carismatico si diffuse negli anni 1970, consideravano il movimento «intrinsecamente protestante» spingendo talora i sacerdoti ortodossi che avevano ricevuto il «battesimo dello spirito» a rinunciare alla loro esperienza o ad abbandonare l’ortodossia. (CESNUR, item p. 65).

LA BENEDIZIONE DI TORONTO
In che razza di contesto pseudo-spirituale e con quale corredo di fenomeni sconcertanti si trova collocata questa «favola della glossolalia» emerge chiaramente nella cosiddetta benedizione (sic!) Di Toronto: «negli anni 1990 alcune comunità locali del movimento Vineyard si sono contraddistinte e sono state spesso vivacemente criticate per la presenza di nuovi fenomeni carismatici diversi dalla glossolalia, come una sorta di «ruggito» simile a quello di un leone, e soprattutto l’holy laughter (la sacra risata), un eccesso irrefrenabile di riso (accompagnati da un particolare fenomeno: il cosiddetto «riposo nello spirito», un fenomeno dove si cade a terra all’indietro, senza che si verifichi normalmente un vero e proprio svenimento, peraltro ben noto alla tradizione pentecostale e carismatica).

Altri piangono, ridono, spesso molto lungo, danzano, parlano e cantano in lingue, talora ruggiscono come leoni. Vengono persone da ogni parte del mondo da Toronto ciascuno porta, poi, la «benedizione» (sic!) Nella sua comunità di origine, dove spesso ricominciano gli stessi fenomeni (CESNUR, LA SFIDA PENTECOSTALE, Massimo Introvigne, LDC, 1996, pp. 7173).

Alla benedizione di Toronto si accompagnano soprattutto fenomeni estatici ed entusiastici, insieme al ben noto «riposo nello spirito», in particolare: a ridere e piangere, scuotersi con movimenti convulsi, gridare, brontolare, ammutolirsi, parlare in varie lingue, uno stato ebbro senza alcol, con idee chiare ma con una impossibilità nei movimenti motori e nel parlare (idem p. 87). E ancora «il tremore, il rotolarsi, il fremere (idem p. 157). «Altre tremano o palpitano» (idem p. 161) «altri sperimentano strane scosse, altri gridano forte, sbraitano o latrano» (idem p. 183). «…due giovani donne, si contorcevano per terra, gridavano a squarciagola, si mettevano poi a ridacchiare» (item, p. 186). «Attualmente sono fortemente influenzate dalla benedizione di Toronto diverse congregazioni carismatiche, tra cui comunità cattoliche in Inghilterra e a Londra». (Idem, p. 88). «I pentecostali venivano definiti «pneumatici», «tremolanti» per il loro agitarsi durante il culto; «rotolanti» perché alcuni, durante il loro rito rotolano sul pavimento. Il loro culto è sempre stato lo stesso, fin dall’inizio, alcuni durante il rito sussultavano e si agitavano convulsi, colpi battuti nel legno, gemiti, urla, si rotolavano a terra e cominciavano a parlare «lingue», invocano con alte grida lo spirito e durante queste invocazioni cominciano ad agitarsi e a contorcersi, poi a tremare, a batter a terra i ginocchi simultaneamente, poi le parole diventano sconnesse incomprensibili (Francesco Spadafora, Pentecostali e testimoni di Geova, editrice I.P.A.G. Rovigo, V edizione, 1980,pp. 5981). «Tutte cose che fanno somigliare il loro modo di comportarsi ad un fenomeno patologico più che religioso» (idem p. 40). È veramente strana questa aberrante commistione tra protestantesimo e cattolicesimo: i pentecostali oltre ai descritti alterati movimenti convulsi, rumori, grida, eccetera attaccano la Chiesa cattolica nel suo culto, nella sua dottrina, e fanno propri tutti gli altri luoghi comuni del protestantesimo. Che legame ci può essere tra le due realtà? Chi ha interesse a questo grottesco matrimonio?

FALSIFICAZIONE DEL DONO DELLE LINGUE

1) UNICO CARISMA, NON DUE. Innanzitutto sia San Luca negli Atti degli apostoli, sia S. Marco nel capitolo finale del suo Vangelo, sia San Paolo nella prima lettera ai Corinzi usano lo stesso verbo gli stessi termini per indicare un unico carisma: il parlare in lingue («lalein glossais» o anche «lalein glossei»). In tutto Il Nuovo Testamento le parole usate per indicare il «parlare in lingue» sono le stesse e medesime in tutti i diversi autori e in tutti i diversi contesti, ad indicare che si tratta di un unico e medesimo carisma.
Marco 16,17: «glossais lalesusin kainais»—«parleranno lingue nuove». At 2,4: «lalein eterais glossais»- cominciarono «a parlare in altre lingue». At 2,6: «idia dialekto lalunton» — ciascuno li udiva «parlare nella propria lingua». At 2,8: «akuomen ekastos te idia dialekto emon» — «ciascuno di noi li sente parlare nella propria lingua nativa».
Nella Pentecoste il riferimento addirittura al «dialekto», al proprio idioma, alla propria lingua nativa, e così esplicito che non è più possibile dubitare sulla vera natura di questo carisma. Le stesse parole, il medesimo vocabolario, è utilizzato da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, così che è impossibile parlare di un «carisma di Pentecoste» (parole straniere vere) che sarebbe diverso da una «carisma paolino» (rumori sconclusionati).
1 Cor 12,30: «pantes glossais lalusin» — «tutti parlano di lingue?». 1 Cor 14,2: «glosse lalon» — «parlante il lingue». 1 Cor 14,5: «lalein glossais» — «parliate il lingue» /…/ «lalon glossais» — «il parlante in lingua». 1 Cor 14,6: «glossais lalon» — «il lingue parlando». 1 Cor 14,13: «lalon glosse» — «il parlante in lingua». 1 Cor 14,18: «glossais lalò» — «in lingue parlo». “logous en glosse”- “parole in lingue”. 1 Cor 14,23: “lalosin glossais”-“parlino in lingue”.
1 Cor 14,26: “glossan ekei”- “un discorso in lingua”. 1Cor 14,27: “glosse tis lalei”-“in lingua qualcuno parli”(Nuovo testamento Interlineare,Greco, Latino, Italiano, San Paolo, 2003).
La distinzione tra glossolalia e xenoglossia o xenolalia è stata inventata di sana pianta dal pentecostalismo-carismatico solo per giustificare a tutti i costi la falsificazione di questo carisma operata artificialmente in questi gruppi. Nella Sacra Scrittura si parla solo ed esclusivamente di glossolalia, cioè di parlare in lingue e questo sia per il mattino di Pentecoste, sia per indicare quello che accadeva nella comunità di Corinto. Pur di conservare questa invenzione stravagante si arriva persino a falsificare la Sacra Scrittura. Così Salvatore Cultrera arriva addirittura ad affermare, nel caso della Pentecoste, che il fatto che gli Apostoli parlassero lingue straniere mai studiate e che persone appartenenti almeno a 16 paesi diversi li sentissero parlare la loro lingua nativa, come chiaramente attestano gli Atti, sarebbe solo un fatto leggendario aggiunto da S. Luca ispirandosi “allo stile dell’epopea, per cantare in modo degno l’origine divina della Chiesa. Del resto di questo evento storico S. Luca non era stato testimone e forse non fu in grado di raggiungere testimonianze fedeli a distanza di tanto tempo. Su questa “glossolalia”, o presunta tale, si tornerà in seguito, — insiste il Cultrera quando bisognerà distinguere glossolalia da xenolalia o xenoglassia e si avanzeranno fondati dubbi contro un miracoloso dono di parlare lingue straniere non apprese per facilitare l’evangelizzazione di popoli nuovi” (cfr. Glossolalia, Edizioni Paoline, Roma, 1979, pp. 2627 e p. 29 ).

Qui, addirittura, il vero carisma viene considerato falso e l’inesistente invenzione dei gruppi pentecostali, viene ritenuta l’unica vera! Questo “mondo alla rovescia” viene ulteriormente confermato dal Cultrera, quando, senza un riscontro concreto, si avventura in una sconcertante interpretazione secondo la quale a Pentecoste gli Apostoli avrebbero, emesso i “rumori” inarticolati che si manifestano nei gruppi carismatici di oggi. Cessati questi rumori e urla pseudocarismatici, il Cultrera fornisce la “ciliegina sulla torta” spiegando che: “All’uscita del Cenacolo il popolo circostante, attratto dal rumore del vento gagliardo, crede di riconoscere nei suoni di lode e di gioia degli Apostoli parole della propria lingua” (cfr.Glossolalia, ed.cit., pp. 2728).


Questa assurda e immotivata interpretazione è ribadita, poche pagine più avanti, dal Cultrera: “Le parole inintelligibili, anche se scambiate per parole della propria lingua dai vari popoli suonavano lode per le grandezze che il Signore si degnava compiere” (idem, p. 31). Il tutto è concluso da un farneticante “rodeo” linguistico a cui vengono sottoposti i due verbi usati da S. Luca: “lalein” e “apophthenghesthai”. Ma il Cultrera, senza accorgersene, contraddice se stesso: se infatti lui stesso riconosce che il verbo “apophthenghesthai” ha come radice ultima è il verbo “phemì” che significa: dire, comunicare, esprimere, nel senso della funzione sociale del linguaggio (S. Girolamo nella Volgata l’aveva reso col verbo latino “eloqui”. Ora,”loquor”, è parlare, comunicare solennemente) proprio l’uso di questo secondo verbo esclude che il parlare in lingue fosse ostituito solo da suoni inarticolati, cioè da rumori che non hanno lo scopo di una comunicazione; esclude cioè che non si trattasse di linguaggi, di lingue vere per comunicare tra uomini! Con un altro “rodeo” linguistico il Cultrera collega poi il verbo “apophthenghesthai” col verbo “megalynein” magnificare, lodare, esaltare) che in At 10,4648 ha la disavventura di trovarsi dopo il verbo lalein (“li sentivano parlare in lingue e glorificare Dio” ) ed egli arbitrariamente conclude che questo deve significare che il parlare consiste solo nel “parlare per lodare o magnificare” (cfr. Glossolalia, ed.cit., p. 34).

Come se non bastasse si affanna, ancora, a ribadire che questo parlare non è “dire”, “comunicare”, ma è un emettere suoni senza comunicare messaggi e contenuti ad altri, non si tratta, cioè di linguaggi socialmente convenzionali” (op.cit., p.35). Il Cultrera poi sbaglia quando afferma che S. Paolo avrebbe confessato di non conoscere la lingua dei Licaoni. Il Cultrera, per questo, cita At 14,11: ma tutti possono controllare che in quel passo degli Atti non esiste nessuna confessione di S. Paolo!

(il testo qua sopra è solo l’inizio dello studio, potete consultare e scaricare l’intero studio CLICCANDO QUI


Pubblicato in Apologetica
   

Mons. Luigi Negri


   

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