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FALSITÀ CARISMATICHE LA FALSA GLOSSOLALIA

Un esempio di come la ricerca dello straordinario e del sensazionale può dar luogo a illusioni e a grottesche contraffazioni dei doni dello Spirito, lo troviamo nella falsificazione del vero dono delle lingue, operato nei gruppi pentecostali-carismatici.
In questi gruppi, questa falsificazione ha dato origine ad un carisma inesistente e falso, creato artificialmente, che essi chiamano glossolalia, che a loro avviso, erroneamente, sarebbe un presunto carisma diverso dalla xenoglossia o xenolalia. Sia ben chiaro: noi crediamo nel dono delle lingue, ma in quello vero; noi crediamo nella glossolalia, ma quella vera non quella moderna contraffatta. Quindi, quando parliamo di “favola della glossolalia”, non intendiamo per niente dire che non esiste il dono delle lingue, ma solo che consideriamo inautentica quella invenzione moderna che in alcuni gruppi viene chiamata “glossolalia”, e che consiste in “rumori sconclusionati”, “suoni preconcettuali”, senza senso, privi di significato e altre stramberie simili. Siccome ci può essere sempre chi non capisce o fa finta di non capire ribadiamo che la questione è solo tra vera glossolalia e falsa glossolalia.
Quindi la nostra posizione è: vera glossolalia, sì. «Falsa glossolalia», no. L’articolo, inoltre riguarda solo questo tema. Ricordiamo, a fondamento di tutto l’articolo, la verità dichiarata dalla Parola di Dio: “Nessuna menzogna viene dalla verità” (1 Gv 2,21). Il fatto che un fenomeno sia molto diffuso non significa, di per sè, che quel fenomeno sia anche vero o autentico. Un errore anche se ripetuto moltissime volte e da tante persone non diventa mai, solo per questo, una verità. La caratteristica del pentecostalismo è l’interesse per la glossolalia che consisterebbe nell’emettere una serie di suoni o di parole che non corrispondono a nessuna lingua conosciuta. (N.d.R. = Suoni inarticolati simili a quelli che fanno i bambini quando non sanno parlare = N.d.R.) /…/ La glossolalia si era affacciata occasionalmente, nel passato, in revival di predicatori come Dwight L. Moody e aveva avuto un ruolo in determinate fasi storiche (non proseguite, però, fino al nostro secolo) di nuovi movimenti religiosi come i mormoni o gli shakers” (Cesnur, a cura di Massimo Introvigne, LDC, 1996, p. 28).

LA SFIDA PENTECOSTALE.
Il pentecostalismo, come oggi lo conosciamo, è nato nel mondo protestante. All’inizio è stato molto osteggiato dalle stesse denominazioni protestanti. Alcuni suoi aspetti, come la glossolalia, sono stati chiaramente rifiutati da una parte del protestantesimo. Poi, pian piano, è dilagato nel mondo protestante, tanto che oggi, probabilmente ne costituisce la denominazione più numerosa. Anche nel campo cattolico si è registrato, da parte di qualche vescovo, la proibizione, nella sua diocesi, di pregare in lingue ai gruppi del rinnovamento (cfr. Salvatore Cultrera, La Glossolalia, Edizioni Paoline, 1979, p. 13).

ALLE ORIGINI DEL PENTECOSTALISMO
“Le sue origini si perdono nella leggenda ma risalgono a tre revival:Azusa Street
1) gli episodi di Topeka, nel Kansas, nel 1901;
2) di Azusa Street, a Los Angeles, nel 1906;
3) e del Galles tra il 1904 e il 1908. Charles F. Parham (18731929) – un ex metodista – può essere considerato il padre del pentecostalismo. Il suo interesse principale si situava sul versante delle guarigioni miracolose. Aprì una scuola a Topeka. All’interno del movimento holiness, Parham insegnava il cosiddetto “battesimo dello spirito santo”.
Secondo una certa mitologia sulle origini pentecostali, la prima studentessa di Topeka a ricevere il cosiddetto “dono delle lingue” (come prova del “battesimo dello spirito santo”) Agnes Ozman (1937) avrebbe iniziato a “parlare in lingue” nella prima notte di Capodanno del nuovo secolo, fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Con un equivoco caratteristico dei primi anni del pentecostalismo, la “glossolalia” di Agnes Ozman, fu scambiata per xenoglossia (chiamata anche xenolalia, è il termine con cui si indica la presunta capacità paranormale di parlare o scrivere una lingua al soggetto sconosciuta), e Parham annunziò alla stampa che la sua allieva parlava in perfetto cinese (sic!). Quando in seguito altri allievi di Parham, che interpretavano il loro dono delle lingue come xenoglossia, cercarono di svolgere un’attività missionaria tra popolazioni asiatiche ed europee utilizzando le «lingue» che avevano «miracolosamente» ricevute, l’equivoco venne chiarito nella sua grande maggioranza la corrente pentecostale riconobbe le proprie esperienze come glossolalia e non come xenoglossia. (Cesnur, LA SFIDA PENTECOSTALE, a cura di Massimo Introvigne, LDC, 1996, pp. 2932).

RIFIUTO DELLA GLOSSOLALIA
Parham ebbe un grosso scontro con uno dei suoi discepoli l’afro-americano e battista William J. Seymour (18701922) col quale ruppe i rapporti. Seymour e Parham pur in dissenso, erano però d’accordo sul fatto che il dono delle lingue costituiva la prova iniziale infallibile (sic!) che il fedele aveva ricevuto «battesimo dello spirito Santo». Contro questa dottrina si andò organizzando la reazione di un’ampia parte del mondo holiness. La denominazione protestante chiamata «Pillar of Fire» , guidata dalla predicatrice Alma White (18671946) era contraria alla glossolalia e definì Seymour «un fachiro e un vagabondo». Il Los Angeles Times del gruppo di Seymour e della sua glossolalia parlava di una «selvaggia Babele di lingue». I gruppi del terzo protestantesimo come la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio con sede ad Anderson, nell’Indiana (da non confondersi con quella dello stesso nome con sede a Cleveland) rifiutavano invece la glossolalia, quando non lo consideravano come Alma White ed il suo movimento «Pillar of Fire» a cui abbiamo fatto cenno semplicemente come opera del diavolo. (Cesnur, LA SFIDA PENTECOSTALE, M. Introvigne, LDC, 1996, pp.3234).
L’Ordine di San Luca, fu fondato nel 1947 (con una partecipazione maggioritaria di fedeli di denominazioni della Comunione anglicana) allo scopo di riunire cristiani interessati alle guarigioni. Questo «ordine di San Luca», nel 1963 si pronunciò contro la glossolalia. Nel 1960 il vescovo episcopaliano di Los Angeles (California) diffuse una lettera che vietava nella sua diocesi riunioni dove venisse incoraggiata e praticata La glossolalia. Le chiese ortodosse, in cui il rinnovamento carismatico si diffuse negli anni 1970, consideravano il movimento «intrinsecamente protestante» spingendo talora i sacerdoti ortodossi che avevano ricevuto il «battesimo dello spirito» a rinunciare alla loro esperienza o ad abbandonare l’ortodossia. (CESNUR, item p. 65).

LA BENEDIZIONE DI TORONTO
In che razza di contesto pseudo-spirituale e con quale corredo di fenomeni sconcertanti si trova collocata questa «favola della glossolalia» emerge chiaramente nella cosiddetta benedizione (sic!) Di Toronto: «negli anni 1990 alcune comunità locali del movimento Vineyard si sono contraddistinte e sono state spesso vivacemente criticate per la presenza di nuovi fenomeni carismatici diversi dalla glossolalia, come una sorta di «ruggito» simile a quello di un leone, e soprattutto l’holy laughter (la sacra risata), un eccesso irrefrenabile di riso (accompagnati da un particolare fenomeno: il cosiddetto «riposo nello spirito», un fenomeno dove si cade a terra all’indietro, senza che si verifichi normalmente un vero e proprio svenimento, peraltro ben noto alla tradizione pentecostale e carismatica).

Altri piangono, ridono, spesso molto lungo, danzano, parlano e cantano in lingue, talora ruggiscono come leoni. Vengono persone da ogni parte del mondo da Toronto ciascuno porta, poi, la «benedizione» (sic!) Nella sua comunità di origine, dove spesso ricominciano gli stessi fenomeni (CESNUR, LA SFIDA PENTECOSTALE, Massimo Introvigne, LDC, 1996, pp. 7173).

Alla benedizione di Toronto si accompagnano soprattutto fenomeni estatici ed entusiastici, insieme al ben noto «riposo nello spirito», in particolare: a ridere e piangere, scuotersi con movimenti convulsi, gridare, brontolare, ammutolirsi, parlare in varie lingue, uno stato ebbro senza alcol, con idee chiare ma con una impossibilità nei movimenti motori e nel parlare (idem p. 87). E ancora «il tremore, il rotolarsi, il fremere (idem p. 157). «Altre tremano o palpitano» (idem p. 161) «altri sperimentano strane scosse, altri gridano forte, sbraitano o latrano» (idem p. 183). «…due giovani donne, si contorcevano per terra, gridavano a squarciagola, si mettevano poi a ridacchiare» (item, p. 186). «Attualmente sono fortemente influenzate dalla benedizione di Toronto diverse congregazioni carismatiche, tra cui comunità cattoliche in Inghilterra e a Londra». (Idem, p. 88). «I pentecostali venivano definiti «pneumatici», «tremolanti» per il loro agitarsi durante il culto; «rotolanti» perché alcuni, durante il loro rito rotolano sul pavimento. Il loro culto è sempre stato lo stesso, fin dall’inizio, alcuni durante il rito sussultavano e si agitavano convulsi, colpi battuti nel legno, gemiti, urla, si rotolavano a terra e cominciavano a parlare «lingue», invocano con alte grida lo spirito e durante queste invocazioni cominciano ad agitarsi e a contorcersi, poi a tremare, a batter a terra i ginocchi simultaneamente, poi le parole diventano sconnesse incomprensibili (Francesco Spadafora, Pentecostali e testimoni di Geova, editrice I.P.A.G. Rovigo, V edizione, 1980,pp. 5981). «Tutte cose che fanno somigliare il loro modo di comportarsi ad un fenomeno patologico più che religioso» (idem p. 40). È veramente strana questa aberrante commistione tra protestantesimo e cattolicesimo: i pentecostali oltre ai descritti alterati movimenti convulsi, rumori, grida, eccetera attaccano la Chiesa cattolica nel suo culto, nella sua dottrina, e fanno propri tutti gli altri luoghi comuni del protestantesimo. Che legame ci può essere tra le due realtà? Chi ha interesse a questo grottesco matrimonio?

FALSIFICAZIONE DEL DONO DELLE LINGUE

1) UNICO CARISMA, NON DUE. Innanzitutto sia San Luca negli Atti degli apostoli, sia S. Marco nel capitolo finale del suo Vangelo, sia San Paolo nella prima lettera ai Corinzi usano lo stesso verbo gli stessi termini per indicare un unico carisma: il parlare in lingue («lalein glossais» o anche «lalein glossei»). In tutto Il Nuovo Testamento le parole usate per indicare il «parlare in lingue» sono le stesse e medesime in tutti i diversi autori e in tutti i diversi contesti, ad indicare che si tratta di un unico e medesimo carisma.
Marco 16,17: «glossais lalesusin kainais»—«parleranno lingue nuove». At 2,4: «lalein eterais glossais»- cominciarono «a parlare in altre lingue». At 2,6: «idia dialekto lalunton» — ciascuno li udiva «parlare nella propria lingua». At 2,8: «akuomen ekastos te idia dialekto emon» — «ciascuno di noi li sente parlare nella propria lingua nativa».
Nella Pentecoste il riferimento addirittura al «dialekto», al proprio idioma, alla propria lingua nativa, e così esplicito che non è più possibile dubitare sulla vera natura di questo carisma. Le stesse parole, il medesimo vocabolario, è utilizzato da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, così che è impossibile parlare di un «carisma di Pentecoste» (parole straniere vere) che sarebbe diverso da una «carisma paolino» (rumori sconclusionati).
1 Cor 12,30: «pantes glossais lalusin» — «tutti parlano di lingue?». 1 Cor 14,2: «glosse lalon» — «parlante il lingue». 1 Cor 14,5: «lalein glossais» — «parliate il lingue» /…/ «lalon glossais» — «il parlante in lingua». 1 Cor 14,6: «glossais lalon» — «il lingue parlando». 1 Cor 14,13: «lalon glosse» — «il parlante in lingua». 1 Cor 14,18: «glossais lalò» — «in lingue parlo». “logous en glosse”- “parole in lingue”. 1 Cor 14,23: “lalosin glossais”-“parlino in lingue”.
1 Cor 14,26: “glossan ekei”- “un discorso in lingua”. 1Cor 14,27: “glosse tis lalei”-“in lingua qualcuno parli”(Nuovo testamento Interlineare,Greco, Latino, Italiano, San Paolo, 2003).
La distinzione tra glossolalia e xenoglossia o xenolalia è stata inventata di sana pianta dal pentecostalismo-carismatico solo per giustificare a tutti i costi la falsificazione di questo carisma operata artificialmente in questi gruppi. Nella Sacra Scrittura si parla solo ed esclusivamente di glossolalia, cioè di parlare in lingue e questo sia per il mattino di Pentecoste, sia per indicare quello che accadeva nella comunità di Corinto. Pur di conservare questa invenzione stravagante si arriva persino a falsificare la Sacra Scrittura. Così Salvatore Cultrera arriva addirittura ad affermare, nel caso della Pentecoste, che il fatto che gli Apostoli parlassero lingue straniere mai studiate e che persone appartenenti almeno a 16 paesi diversi li sentissero parlare la loro lingua nativa, come chiaramente attestano gli Atti, sarebbe solo un fatto leggendario aggiunto da S. Luca ispirandosi “allo stile dell’epopea, per cantare in modo degno l’origine divina della Chiesa. Del resto di questo evento storico S. Luca non era stato testimone e forse non fu in grado di raggiungere testimonianze fedeli a distanza di tanto tempo. Su questa “glossolalia”, o presunta tale, si tornerà in seguito, — insiste il Cultrera quando bisognerà distinguere glossolalia da xenolalia o xenoglassia e si avanzeranno fondati dubbi contro un miracoloso dono di parlare lingue straniere non apprese per facilitare l’evangelizzazione di popoli nuovi” (cfr. Glossolalia, Edizioni Paoline, Roma, 1979, pp. 2627 e p. 29 ).

Qui, addirittura, il vero carisma viene considerato falso e l’inesistente invenzione dei gruppi pentecostali, viene ritenuta l’unica vera! Questo “mondo alla rovescia” viene ulteriormente confermato dal Cultrera, quando, senza un riscontro concreto, si avventura in una sconcertante interpretazione secondo la quale a Pentecoste gli Apostoli avrebbero, emesso i “rumori” inarticolati che si manifestano nei gruppi carismatici di oggi. Cessati questi rumori e urla pseudocarismatici, il Cultrera fornisce la “ciliegina sulla torta” spiegando che: “All’uscita del Cenacolo il popolo circostante, attratto dal rumore del vento gagliardo, crede di riconoscere nei suoni di lode e di gioia degli Apostoli parole della propria lingua” (cfr.Glossolalia, ed.cit., pp. 2728).


Questa assurda e immotivata interpretazione è ribadita, poche pagine più avanti, dal Cultrera: “Le parole inintelligibili, anche se scambiate per parole della propria lingua dai vari popoli suonavano lode per le grandezze che il Signore si degnava compiere” (idem, p. 31). Il tutto è concluso da un farneticante “rodeo” linguistico a cui vengono sottoposti i due verbi usati da S. Luca: “lalein” e “apophthenghesthai”. Ma il Cultrera, senza accorgersene, contraddice se stesso: se infatti lui stesso riconosce che il verbo “apophthenghesthai” ha come radice ultima è il verbo “phemì” che significa: dire, comunicare, esprimere, nel senso della funzione sociale del linguaggio (S. Girolamo nella Volgata l’aveva reso col verbo latino “eloqui”. Ora,”loquor”, è parlare, comunicare solennemente) proprio l’uso di questo secondo verbo esclude che il parlare in lingue fosse ostituito solo da suoni inarticolati, cioè da rumori che non hanno lo scopo di una comunicazione; esclude cioè che non si trattasse di linguaggi, di lingue vere per comunicare tra uomini! Con un altro “rodeo” linguistico il Cultrera collega poi il verbo “apophthenghesthai” col verbo “megalynein” magnificare, lodare, esaltare) che in At 10,4648 ha la disavventura di trovarsi dopo il verbo lalein (“li sentivano parlare in lingue e glorificare Dio” ) ed egli arbitrariamente conclude che questo deve significare che il parlare consiste solo nel “parlare per lodare o magnificare” (cfr. Glossolalia, ed.cit., p. 34).

Come se non bastasse si affanna, ancora, a ribadire che questo parlare non è “dire”, “comunicare”, ma è un emettere suoni senza comunicare messaggi e contenuti ad altri, non si tratta, cioè di linguaggi socialmente convenzionali” (op.cit., p.35). Il Cultrera poi sbaglia quando afferma che S. Paolo avrebbe confessato di non conoscere la lingua dei Licaoni. Il Cultrera, per questo, cita At 14,11: ma tutti possono controllare che in quel passo degli Atti non esiste nessuna confessione di S. Paolo!

(il testo qua sopra è solo l’inizio dello studio, potete consultare e scaricare l’intero studio CLICCANDO QUI


Pubblicato in Apologetica
Mercoledì, 08 Gennaio 2014 12:36

Pentecostalismo


Pentecostalismo (dalla fine del XIX secolo)


Azura StreetIl pentecostalismo è il fenomeno religioso più sorprendente degli ultimi anni: a livello mondiale è ormai diventato la più grande denominazione protestante attualmente esistente e tutto ciò in poco più di 100 anni! Sulle cifre dei convertiti non c’è concordanza, comunque i dati più prudenti parlano di un numero di adepti a livello mondiale non inferiore a 118 milioni (dati del 2000), mentre la maggioranza degli autori parla di un seguito superiore ai 400 milioni di fedeli (comprendendo per la verità anche i simili movimenti carismatici e neo-carismaticiprotestanti, ponendo così il pentecostalismo al secondo posto al mondo tra le confessioni cristiane, dietro solo alla Chiesa Cattolica.
Precursori del pentecostalismo

Più che parlare dei precursori del pentecostalismo in toto, sarebbe meglio riferirsi ai vari temi, che sono stati precedentemente sviluppati da altri gruppi e in seguito ripresi dal movimento pentecostale:

- Il concetto di santificazione o perfezione cristiana fu sviluppato dal movimento della santità (holiness), da cui deriva buona parte del pentecostalismo delle origini. Il raggiungimento di questo stato di santificazione o di perfezione si ottiene mediante il battesimo dello Spirito Santo, un concetto già espresso dal fondatore del metodismo John Wesley, che credeva che il cristiano dovesse cercare di ottenere la santificazione in questa vita mediante la totale liberazione dal peccato. Detto concetto fu ripreso da un movimento, che ebbe una certa influenza sul pentecostalismo: la Higher Life o movimento di Keswick, popolare in Inghilterra dopo il 1875, la quale ebbe un ruolo attivo nell’inquadramento dottrinale dato dalle chiese holiness americane alla «santificazione pentecostale», la santificazione cioè in cui venivano stressate le condizioni simili a quelle provate dagli apostoli durante la Pentecoste. Un ulteriore movimento holiness che influenzò il pentecostalismo fu la Christian and Missionary Alliance (Alleanza cristiana e missionaria), abbreviata in C&MA, fondata dal predicatore presbiteriano canadese Albert Benjamin Simpson (18431919) nel 1887. In particolare la dichiarazione di fede del C&MA riassunta nello slogan: «Cristo nostro Salvatore, Cristo nostro Santificatore, Cristo nostro Guaritore e Cristo nostro Re che verrà», sintesi del credo del suo Vangelo quadruplice (FourFold Gospel), influenzò diverse formazioni pentecostali, tra cui le Assemblee di Dio e l’International Church of the Foursquare Gospel, alla diffusione dei quali Simpson ha contribuito addestrando molti dei loro pastori e missionari.

- Le guarigioni e i fenomeni carismatici, come le profezie e l’estasi, non sono stati infrequenti nella storia del Cristianesimo come testimoniano i seguenti esempi:

- Il movimento dei montanisti del II secolo, basato sull’attività delle due profetesse Massimilla e Priscilla, illuminate dallo Spirito Santo e dotate di capacità profetiche.

- All’inizio del XVIII secolo, i convulsionari (fanatici giansenisti), i camisardi e i profeti ugonotti perseguitati in Francia, presso i quali si erano registrati fenomeni di profezie ed estasi.

-  A Londra nel 1827, la chiesa presbiteriana in Regent Square, dove operavaEdward Irving, fondatore della Chiesa Cattolica Apostolica, e dove si ebbero fenomeni carismatici, come la glossolalia (il dono di parlare lingue sconosciute: vedi sotto) e le guarigioni improvvise.

- John Alexander Dowie (18471907) un predicatore e guaritore scozzese creò nel 1896 la Christian Catholic Church (Chiesa cattolica cristiana), poi Zion Catholic Apostolic Church (Chiesa cattolica apostolica di Zion), fondando nel 1901 un’omonima città nell’Illinois, Zion City, abitata da 6.000 suoi fedeli convinti a credere in una guarigione ottenuta mediante la fede. Quasi 500 predicatori di Zion [tra cui il predicatore pentecostale John Graham Lake (18701935) diffusore del movimento in Sud Africa], dopo il fallimento dell’esperimento di Dowie [che influenzò anche Kate Booth (figlia del fondatore dell’Esercito della Salvezza)], andarono ad ingrossare le fila dei movimenti pentecostali.

- La glossolalia è il parlare lingue sconosciute: un dono dello Spirito Santo, secondo quanto riporta San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi (cap. 12, 13, 14), ma è ben diversa dalla xenoglossia — il parlare lingue straniere comprensibili — dono ricevuto dagli Apostoli durante la Pentecoste, come citata negli Atti degli Apostoli (2,112). Questo fenomeno era presente, a parte nella Chiesa Cattolica Apostolica di Irving, in altre confessioni religiose americane come i mormoni e gli shakers, oltre che, occasionalmente, durante i revival tenuti da famosi predicatori, come l’americano Dwight Lyman Moody (18371899).

- Il premillenialismo, la dottrina secondo la quale l’avvento di Gesù Cristo sulla Terra avrebbe iniziato un periodo di mille anni prima del Giudizio Finale, era caratteristico di almeno tre confessioni religiose dell’800: il già citato Irving, gli avventisti e Fratelli di Plymouth fondati da John Nelson Darby, ideatore della dottrina del dispensazionalismo.

- L’antinomia o anti-denominazionalismo era un fenomeno di protesta nei confronti delle chiese consolidate e, paradossalmente, nei confronti di quelle stesse denominazioni religiose, che erano dapprima nate come movimenti di protesta e poi finite per dotarsi di una struttura simile a quella delle chiese, obiettivi originari della loro contestazione! Il fenomeno di scissione dalla propria chiesa madre si definiva anche come-outism (fuoriuscita), e fu frequente nelle chiese della santità negli anni ’80 del XIX secolo, continuando anche presso le confessioni pentecostali e formando le cosiddette «ondate» (waves) o cicli di rinnovamento.


Nascita del pentecostalismo

Per la nascita del pentecostalismo, gli storici pongono particolare attenzione sui seguenti tre episodi avvenuti tra il 1901 ed il 1908, due in Stati Uniti ed uno in Galles:

A) Charles Fox Parham e Apostolic Faith (Fede apostolica)Il primo episodio accadde a Topeka, nel Kansas, dove il predicatore holiness Charles Fox Parham (18731929) (considerato da molti come il padre del pentecostalismo) aveva impiantato la sua scuola religiosa, denominata Bethel Bible College. Ebbene il 1° gennaio 1901 [ma la data, scelta ovviamente per il suo forte connotato simbolico (una nuova religione per il nuovo secolo!), potrebbe non essere esattamente quella] la studentessa Agnes N. Ozman (18701937) si mise a parlare una lingua sconosciuta, per i pentecostali un segno evidente del battesimo dello Spirito Santo. In un primo momento l’episodio fu scambiato per xenoglossia e si pensò che la Ozman parlasse cinese, ma successivamente la cosa fu chiarita: si trattava, infatti, di un episodio di glossolalia (il parlare una lingua sconosciuta). Tuttavia l’evento non ebbe una particolare rilevanza nazionale, anzi Parham, in seguito a ripetute critiche, dovette perfino chiudere la scuola e il suo seguito, denominata Apostolic Faith (Fede apostolica), divenne una «banda» — un gruppo religioso itinerante — organizzatrice di revival in Kansas, Oklahoma e Missouri. Eppure la diffusione del pentecostalismo sarebbe stata ben poca cosa se egli non avesse deciso nel 1906 di estendere le proprie attività in Texas, permettendo ad alcuni fedeli di colore, tra cui William Joseph Seymour (18701922), fondatore della leggendaria missione di Azusa Street a Los Angeles, di parteciparvi. Il gruppo di Parham, che morì nel 1929, è tuttora operativo sebbene sia una realtà minore nella galassia pentecostale.

B) William Joseph Seymour e la missione di 312 Azusa Street, Los AngelesIl vero diffusore delle idee pentecostali fu proprio quel predicatore itinerante di colore William Joseph Seymour (un ex cameriere cieco da un occhio) che aveva partecipato al meeting texano di Parham e che da quest’ultimo e da altri tanti predicatori holiness bianchi aveva ricevuto solo ostilità e insulti [Alma White (18671946), fondatrice di una chiesa della santità denominata Pillar of Fire (Pilastro di fuoco) lo definì «un fachiro e un vagabondo»]. Seymour non si perse d’animo e impiantò la sua missione pentecostale, denominata Apostolic Faith Gospel Mission (Missione del Vangelo della fede apostolica) in un vecchio edificio della zona industriale di Los Angeles, che aveva precedentemente ospitato una chiesa dell’African Methodist Episcopal Church, al numero 312 di Azusa Street. Seymour ricevette il dono della glossolalia il 12 aprile 1906 e da quel momento la missione di Azusa Street divenne il riferimento pentecostale per riunioni — tre volte al giorno per sette giorni alla settimana — frequentati da migliaia e migliaia di persone sia bianche che nere, sia donne che uomini, che affermarono di essere stati battezzati dallo Spirito Santo attraverso i segni visibili di guarigioni miracolose e di fenomeni di glossolalia.
Oltre a questo fu particolarmente efficace la predicazione sui temi del premillenarismo, sostenuta dal disastroso terremoto di San Francisco del 1908, che rinforzò, nei fedeli della missione, la convinzione dell’imminenza della fine del mondo. Moltissimi leader dei movimenti holiness andarono a visitare la missione di Azusa Street e la novità spezzò l’unità del movimento tra quelle chiese come la Church of God in Christ (Chiesa di Dio in Cristo), la International Pentecostal Holiness Church (Chiesa pentecostale internazionale della Santità) e la Church of God (Cleveland, Tennessee) [Chiesa di Dio (Cleveland, Tennessee)], che decisero di aderire al pentecostalismo, pur mantenendo le originali caratteristiche di santificazione, e quelle, come ad esempio la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio (Anderson, Indiana), che rigettarono in toto la glossolalia.
Inoltre la chiesa di Seymour fu visitata anche da fedeli europei, come l’anglo-norvegese Thomas Ball Barratt (18621940) figura chiave per la diffusione del pentecostalismo in Europa, anche se esiste in ogni caso un’origine del pentecostalismo tutta europea e che scaturì in Galles (vedi sotto).
Tuttavia anche la figura di Seymour, come quella di Parham, non si affermò mai come riferimento assoluto per il mondo pentecostale, che già dalle prime mosse si confermò essere molto refrattaria alle «chiese madri», preferendo invece lo sviluppo di un network di chiese, movimenti, gruppi spontanei, tutti uniti su due punti (glossolalia e premillenarismo) ma ben divisi su altri temi teologici.

C) Evan Roberts ed il pentecostalismo galleseIl terzo episodio dunque, come accennato, avvenne in Galles nel 1904, dove un minatore, pastore metodista mancato, Evan Roberts (18781951) fu protagonista di una serie di revival pentecostali di gran successo (entro la fine del 1904 c’erano già 32.000 convertiti), caratterizzata da glossolalia, anche se diversi testimoni affermarono che i battezzati dallo Spirito Santo parlassero in realtà il poco conosciuto gallese letterario o classico (in tal caso sarebbe stato un caso di xenoglossia). Roberts, tuttavia, fu aspramente criticato perfino da altri evangelici pur interessati a questi revival, come la scrittrice Jessie Penn-Lewis (18611927) che affermò nel suo libro The Awakening in Wales (Lo Risveglio in Galles) del 1905 la discendenza diretta di questo fenomeno dal movimento di Keswick. Roberts decise quindi di non organizzarne più, ritirandosi in un rigoroso silenzio che mantenne fino alla sua morte nel 1951.
Nonostante gli scambi culturali tra pentecostali americani e gallesi, questi ultimi mantennero una propria originalità: per esempio non furono mai tenacemente antinomiani come i colleghi americani e si dotarono di una struttura ben articolata a livello britannico. Per esempio, nel 1908 William Oliver Hutchinson (18641928) fondò a Bournemouth, nel Sud dell’Inghilterra, l’Apostolic Faith Church (Chiesa della fede apostolica), ma senza collegamenti con le quasi omonime denominazioni di Parham e Seymour.
Tra i membri della Chiesa furono i fratelli gallesi Williams: Daniel Powell (18821947) — convertito durante il revival gallese direttamente da Evan Roberts — e William Jones (18911945), che, insoddisfatti per il governo della chiesa troppo «inglese», tagliarono i ponti nel 1916 con la Chiesa madre di Bournemouth per formare una chiesa totalmente gallese (all’inizio la dichiarazione di fede era stata stampata solo in lingua gallese), denominata Apostolic Church (Chiesa Apostolica).
In seguito furono accettate assemblee di pentecostali dalla Scozia e dall’Inghilterra e un capillare lavoro missionario ha portato la chiesa in tutto il mondo, compreso l’Italia, dove l’Apostolic Church opera dal 1927 come Chiesa Apostolica in Italia.

Le «ondate» di rinnovamento pentecostale
Come precedentemente accennato, il movimento pentecostale è sempre stato caratterizzato da una tendenza all’antinomia o all’anti-denominazionalismo come fenomeno di protesta nei confronti delle chiese consolidate e, paradossalmente, nei confronti di quelle stesse denominazioni pentecostali precedentemente fondate e che, nel corso della propria crescita e consolidamento, diventano più complesse, creando inevitabilmente una nuova ondata (wave) di protesta e la creazione di nuovi gruppi anti-denominazionali finché anch’essi cadono nello stesso errore, e via di questo passo. Gli storici del pentecostalismo identificano perlomeno tre ondate, come segue:

- La prima ondata è quella degli inizi sopradescritti del pentecostalismo, denominato Movimento Classico Pentecostale (Classical Pentecostal Movement) e che man mano s’istituzionalizzò prendendo spunto dal proprio background religioso. Infatti si possono notare:

- Gruppi di ispirazione metodista holiness (che considerano cruciali le tre esperienze nella vita cristiana: la giustificazione per fede, la santificazione e il battesimo dello Spirito Santo): si segnalano le chiese a maggioranza di fedeli bianchi come la Fire-Baptized Holiness Church (Chiesa della Santità battezzata col fuoco), confluita poi nella Pentecostal Holiness Church (Chiesa pentecostale della Santità), e la Church of God (Cleveland, Tennessee) [Chiesa di Dio (Cleveland, Tennessee)], o quelle per fedeli di colore, come la Church of God in Christ (Chiesa di Dio in Cristo), la più grande chiesa pentecostale in USA con 5,5 milioni di fedeli. Un curioso apparentamento della Church of God (Cleveland, Tennessee) — da cui è stato espulso — fu quello della bizzarra Church of God with Signs Following (Chiesa di Dio che segue i segni), fondata nel 1909 da George Went Hensley (18801955), e soprannominata Chiesa degli Snake Handlers (Maneggiatori di serpenti) a causa della pericolosa usanza dei loro fedeli di dimostrare la pienezza del battesimo dello Spirito Santo, maneggiando serpenti velenosissimi, infilando le mani nel fuoco o bevendo veleni mortali.
— Gruppi di ispirazione battista o presbiteriana (che rifiutano la santificazione immediata come terza esperienza spirituale, oltre alla giustificazione per fede e il battesimo dello Spirito Santo), come le Assemblee di Dio (Assemblies of God), il più grande gruppo pentecostale al mondo con circa 35 milioni di fedeli o l’International Church of the FourSquare Gospel (Chiesa internazionale del Vangelo Quadrangolare).

- Gruppi d’ispirazione modalista generati dallo strappo del pastore delle Assemblee di Dio, Robert Edward McAlister (18801953), il quale sostenne che il battesimo andava fatto soltanto nel nome di Gesù, e non nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché queste ultime erano manifestazioni, o modi di essere, di una sola persona, vale a dire Gesù Cristo. La dottrina era simile — ma non uguale — al modalismo, eresia del II secolo scaturita dalle affermazioni di Noeto e Prassea, che credevano che le tre Persone fossero modi di agire di Dio Padre. Questo concetto fu riassunto nella denominazione di movimento oneness(dell’unità), sebbene gli avversari li chiamassero unitariani, un errore di valutazione clamoroso perché i pentecostali oneness esaltavano, al contrario dell’unitarismo, la divinità di Gesù. Nel 1916 le Assemblee di Dio votarono una mozione in senso trinitario, che portò all’espulsione della corrente oneness, guidata allora da Frank J. Ewart (18761947). Da questa corrente sono scaturiti le odierne Pentecostal Assemblies of the World (Assemblee pentecostali nel mondo), circa 500.000 fedeli, principalmente di colore, in USA, e United Pentecostal Church International (Chiesa pentecostale unita internazionale), con circa 550.000 fedeli, principalmente bianchi, in USA.


-La seconda ondata, in omaggio alla già descritta tendenza all’antinomia o all’anti-denominazionalismo, comprende:

- Le cosiddette chiese pentecostali libere, quelle in pratica che hanno deciso spontaneamente di non entrare in una delle denominazioni più grandi e che organizzano quindi la propria gestione su una base congregazionalista.
I predicatori-guaritori indipendenti e spesso itineranti, come William Marrion Branham (19091965), Oral Roberts (n. 1918), Gordon J. Lindsey (19061973), Paul Cain (n. 1929), Jimmy Swaggert (n. 1935) e Jim Bakker (n. 1939), che hanno fatto spesso un largo uso della televisione come potente mezzo di propaganda.

- Il movimento della Seconda Pioggia (Latter Rain Movement), termine tratto da un passo del libro di Gioele (2,23) nella Bibbia: dopo la Seconda Guerra Mondiale, esso si sviluppò in Canada facendo riferimento all’imminenza della fine del mondo e all’imposizione delle mani come mezzo preferito (rispetto alla manifestazione spontanea) per ricevere il battesimo dello Spirito Santo. Aderirono al movimento varie congregazioni pentecostali (tra cui l’Elim Fellowship presente anche in Italia), i quali confluirono in seguito nel gruppo denominato Full Gospel Assemblies (Assemblee del Pieno Vangelo), che proclama «tutto» il Vangelo, anche quelle parti che fanno riferimento all’esorcismo, alle profezie e alle guarigioni.

Il risveglio carismatico, di cui si tratta a parte.

- La terza ondata (nota proprio con questo nome in inglese: Third Wave), sviluppatasi negli anni ’80, comprende i neo-carismatici (di cui si tratta a parte), un gruppo di chiese indipendenti e autoctone (in Africa, Asia e America Latina) che non possono essere classificate né come pentecostali né come carismatiche: in particolare ci si riferisce alle chiese che fanno parte della New Apostolic Reformation (La Nuova Riforma Apostolica), e cioè le African Initiated Churches (AIC) (Chiese Iniziate Africane), il Chinese House Church Movement (Movimento Cinese delle Chiese Domestiche), le chiese della gente comune (grass-roots churches) in America Latina etc.


Il pentecostalismo ha avuto una notevole presa nei paesi in via di sviluppo (Asia, Africa, America Latina), come del resto anche i movimenti carismatici, con molti dei quali le chiese pentecostali USA si sono associate (38 denominazioni o associazioni diverse) nelle Pentecostal/Charismatic Churches of North America (Chiese pentecostali e carismatiche del Nord America).

Nei paesi in via di sviluppo il movimento si è diffuso come missioni di denominazioni statunitensi, più o meno legati alle dottrine della Casamadre, o come movimenti totalmente autoctoni. Per fare un esempio si può citare l’esponenziale sviluppo che hanno avuto le chiese pentecostali e carismatiche in Brasile (alcuni affermano che i pentecostali e carismatici brasiliani abbiano la potenzialità di superare prima o poi i cattolici come maggiore gruppo cristiano brasiliano): le più grandi denominazioni sono la Assembleias de Deus do Brasil («filiale» brasiliana delle Assemblies of God) con 14 milioni di fedeli, la chiesa carismatica autoctona Igreja Universal do Reino de Deus (IURD) (Chiesa universale del Regno di Dio) con 6 milioni di seguaci e la denominazione pentecostale autoctona Congregação Cristã (Congregazione di Cristo) con 3,2 milioni di aderenti.

Pubblicato in Pentecostali
   

Mons. Luigi Negri


   

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