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Martedì, 22 Luglio 2014 00:00

Vi fu sempre una Sola Chiesa.

Molti oggi ancora ignorano come i Sacri Libri del nuovo Testamento siano frutto dell’unica Chiesa di Cristo e non viceversa. Fu la stessa Chiesa cattolica a definirne il canone e ad accoglierne al sua interno quei testi che Essa stessa aveva valutato divinamente ispirati dallo Spirito Santo. Si rende ridicolo quindi chiunque pretenda di utilizzare il Nuovo Testamento per rigettare la Chiesa cattolica che è la fonte di quegli scritti.
Sant’Ignazio nacque quando morì il Signore Gesù e nella sua vita, da cristiano contemporaneo di diversi apostoli, poté conoscere la dottrina dalla viva voce dei testimoni ancor prima che fosse scritta in quelli che noi oggi conosciamo come i Vangeli e le lettere del NT.
Fu vescovo di Antiochia e morì poco dopo l’anno 100 sbranato dai leoni.
In una sua lettera alla comunità di Magnesia ecco cosa scrisse :

Dalla «Lettera ai cristiani di Magnesia» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Capp. 1, 15, 2; Funk 1, 191195)

Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero.

«Ignazio, detto anche Teoforo, alla chiesa benedetta dalla grazia di Dio Padre, in Cristo Gesù nostro Salvatore: in lui saluto questa chiesa che è a Magnesia sul Meandro e le auguro di godere ogni bene in Dio Padre e in Gesù Cristo.
Ho appreso che la vostra carità è perfettamente ordinata secondo Dio. Ne ho provato grande gioia e ho deciso di rivolgere a voi la parola nella fede di Gesù Cristo. Insignito d’un’altissima onorificenza, cioè delle catene che porto ovunque con me, canto le lodi delle chiese e auguro loro l’unione con la carne e lo spirito di Gesù Cristo, nostra vita eterna, nella fede e nella carità, più desiderabile e preziosa d’ogni bene. Auspico per loro soprattutto l’unione con Gesù e il Padre. In lui resisteremo a ogni assalto del principe di questo mondo, sfuggiremo dalle sue mani e giungeremo a Dio.
Ho avuto la grazia di vedervi nella persona del vostro vescovo Damas, uomo veramente degno di Dio, dei santi presbiteri Basso e Apollonio e del diacono Sozione, mio compagno nel servizio del Signore. Possa io trarre profitto dalla presenza di Sozione, perché è sottomesso al vescovo come alla grazia di Dio e al collegio dei presbiteri come alla legge di Gesù Cristo.
Non dovete approfittare della giovane età del vescovo, ma avere per lui ogni rispetto, considerando l’autorità che gli è stata conferita da Dio Padre. So che fanno così anche i venerandi presbiteri, che non abusano della sua evidente età giovanile, ma, da uomini prudenti in Dio, gli stanno soggetti vedendo in lui non la sua persona, ma il Padre di Gesù Cristo, vescovo di tutti. Ad onore di colui che ci ama conviene ubbidire senza ombra di finzione perché altrimenti non si inganna questo vescovo visibile, ma si cerca di ingannare quello invisibile. Qui non si tratta di cose che riguardano la carne, ma Dio, che conosce i segreti dei cuori.
Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero. Ci sono alcuni che hanno sì il nome del vescovo sulle labbra, ma poi fanno tutto senza di lui. Mi pare che costoro non agiscano con retta coscienza, perché le loro riunioni non sono legittime, secondo il comando del Signore.
Tutte le cose hanno fine, e due termini ci stanno davanti, la vita e la morte. Ciascuno andrà al posto che gli spetta. Vi sono, per così dire, due monete, quella di Dio e quella del mondo e ciascuna porta impresso il proprio contrassegno. I non credenti hanno l’impronta di questo mondo, ma i fedeli che sono nella carità portano impressa l’immagine di Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua passione, la sua vita non è in noi.»

Siamo veramente agli albori del Cristianesimo e già i cristiani ben conoscevano il vescovo, a cui Ignazio dice di dare obbedienza, i presbiteri anch’essi con un ministero divino e i diaconi, proprio come abbiamo ancora oggi nella Chiesa cattolica dopo duemila anni. Come faceva Ignazio a conoscere questa realtà se non fosse stata quella che vivevano direttamente nelle comunità e che proveniva da un insegnamento diretto degli stessi apostoli? Chi pose il vescovo Damas che Ignazio dice di aver visto a nome di tutta la comunità dei Magnesii?
Vedete come è dalla viva Tradizione apostolica che abbiamo la certezza che la Chiesa cattolica è l’unica Chiesa di Cristo! Se fossero stati impostori non sarebbero passati inosservati a coloro che conoscevano gli apostoli e a quelli che tra gli apostoli erano ancora in vita.
Di Ignazio abbiamo anche una lettera che scrisse a San Policarpo che fu vescovo di Smirne e fu discepolo diretto dell’apostolo Giovanni. In quella lettera si rivolse a lui col titolo di vescovo di Smirne. Ecco come i fatti prima di ogni cosa ci svelano la verità, come la stessa storia smentisce le «favole» evangeliche e di tutte quelle chiese fondate da uomini e non da Cristo in opposizione e disobbedienza all’unica Sua Chiesa.
In quella stessa lettera Ignazio dice a Policarpo:

«VI, 1. State col vescovo perché anche Dio stia con voi. Offro in cambio la vita per quelli che sono sottomessi al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi e con loro vorrei essere partecipe in Dio. Unite insieme i vostri sforzi, lottate, correte, soffrite, dormite, svegliatevi come amministratori di Dio, colleghi e servitori. 2. Cercate di piacere a colui sotto il quale militate e ricevete la mercede. Nessuno di voi sia disertore. Il vostro battesimo sia come lo scudo, la fede come elmo, la carità come lancia, la pazienza come vostra armatura. I vostri depositi siano le vostre opere, perché possiate ritirare capitali adeguati. Siate tolleranti nella dolcezza gli uni verso gli altri, come Dio lo è con voi. Possa io gioire sempre di voi.»

Egli offre la sua stessa vita per quelli ché sono sottomessi al Vescovo, perché come ha detto ai Magnesii sa bene che chi è sottomesso al Vescovo lo è a Dio per volere stesso di Cristo, e richiama tutti all’unione come uno è il Corpo del Signore appunto una è la Sua Chiesa.

Allora dico a tutti voi che vivete fuori da questa Gerusalemme celeste che è la Chiesa cattolica, che siete fuori dal Corpo Mistico di Cristo, forza, entrate! Non guardate al peccato dell’uomo perché forse voi non siete peccatori? E le chiese che frequentate non sono piene di peccatori? Chi vive nell’apostasia poi vive sotto una grave condanna che grida a Dio e non rimarrà impunita. Come invitava San Giovanni Paolo II abbiate il coraggio di varcare la soglia della speranza, non badate agli uomini che vi giudicheranno e varcate la soglia di quella Madre Chiesa che dell’eternità fu pensata e voluta nel seno del Padre.

Pubblicato in Apologetica
   

Mons. Luigi Negri


   

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