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Sabato, 17 Febbraio 2018 21:53

La fede cattolica ha prove evidentissime , spiega s. Alfonso M. de' Liguori

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Vi invito a leggere questo testo molto interessante di s. Alfonso M. de» Liguori, lo traiamo da un suo libro che si trova on-line  a questo indirizzo  http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_PUZ.HTM

Istruzione al popolo
  • PARTE I. De» precetti del decalogo.
    • CAP. I. Del primo precetto.
      • § I. Della fede.

15. Le cose adunque della fede sono a noi occulte, ma la verità della fede ha prove così evidenti, che bisogna dire, essere pazzo chi non l’abbraccia. Queste prove son molte, e specialmente sono le profezie scritte nella sacra bibbiatanti secoli prima, e poi puntualmente avverate. Fu predetta molto tempo prima la morte del nostro Redentore da più profeti, da Davide, da Daniele, da Aggeo, e Malachia; e fu predetto insieme il tempo, e le circostanze di questa morte. Fu predetto ancora, che i giudei in pena della morte data a Gesù Cristo dovevano perdere il loro tempio, e la patria, e restar accecati nel loro peccato, e dispersi per tutta la terra; e tutto si è avverato, come sappiamo: fu predetta ancora la conversione del mondo dopo la morte del Messia, e questa conversione ben si avverò per mezzode» santi apostoli, che senza lettere, senza nobiltà, senza denari, e senza protezioni, anzi coll’opposizione de» più potenti della terra, convertirono il mondo, inducendo gli uomini a lasciare i loro Dei, e i loro vizi invecchiati, per abbracciare una fede, che insegna a credere tanti misteri che non possono comprendersi, e tante leggi difficili a praticarsi, per essere elle opposte a» nostri appetiti malvagi, com’è l’amare i nemici, astenersi dai piaceri, sopportarei disprezzi, e mettere tutto il nostro amore, non già ai beni che vediamo, ma a quelli che non vediamo, della vitafutura. 16. Di più, sono pruove evidenti della nostra fede tanti miracoli operati da Gesù Cristo, dagli apostoli, e da altri santi, in faccia agli stessi loro nemici, i quali non potendo negarli, diceano, che que» prodigi si operavano per artediabolica, quandoché i veri miracoli, che superano le forze della natura, com’è il risuscitare un morto, il dar la vistaad un cieco, e simili, non possono farsi da» demoni, che non hanno tal possanza, ed all’incontro Iddio non puòpermettere alcun miracolo, se non in — 907 — conferma della vera fede; altrimenti, se Dio permettesse un miracolo in conferma d’una fede falsa, egli stesso c’ingannerebbe; e perciò i veri miracoli, che tra noi vediamo (basta per tutti il miracolo di s. Gennaro) sono pruovecerte della nostra fede. 17. Di più, gran pruova della nostra fede fu la costanza de» martiri. Ne» primi secoli della chiesa, a tempo de» tiranni, vi furono tanti milioni d’uomini, fra questi anche tante verginelle, e fanciulli, che per non rinnegar Gesù Cristoabbracciarono allegramente i tormenti e la morte. Scrive Severo Sulpizio1, che a tempo di Diocleziano i martiri si presentavano a» loro giudici con maggiore avidità del martirio di quella con cui gli uomini del mondo ambiscono le dignità e le ricchezze di questa terra. È famoso nelle istorie il martirio di s. Maurizio, con tutta la sua legionetebana. Voleva Massimiliano imperatore, che tutt’i suoi soldati assistessero ad un empio sacrificio ch’egli un giornoofferiva a» suoi falsi Dei. S. Maurizio ed i suoi soldati ricusarono di assistervi, perché erano tutti cristiani. Sapendociò Massimiano, ordinò, che in pena di tal disubbidienza fossero decimati, cioè che per ogni dieci di quella legionefosse ad uno tagliata la testa. Ognun di loro desiderava, che a sé fosse toccata la morte; onde quei che restarono viviinvidiavano coloro ch’erano morti per Gesù Cristo. Sapendo questo l’imperatore, ordinò, che di nuovo fossero decimati; ma con ciò crebbe in essi il desiderio di morire. Finalmente ordinò il tiranno, che tutti fossero decapitati, ed allora tutti deposero allegramente l’armi, e come tanti agnelli mansueti con giubilo si fecero uccidere, senza volersi difendere. 18. Narra ancora Prudenzio2, che un fanciullo di sette anni, il nome non si sa, essendo cristiano, fu tentato dal prefetto Aschepliade a rinnegare la fede; ma negando egli di farlo, e dicendo, che la madre era stata la sua maestra, il tiranno chiamò la madre, ed avanti di lei fece talmente flagellare il fanciullo, che tutto il corpo diventò una piaga. Tutti gli astanti piangeano per la compassione, ma la madre giubilava in veder la fortezza del suo figlio. Il figlioprima di morire, avendo sete, le cercò un poco d’acqua: Figlio, ella gli rispose, abbi pazienza, tra breve sarai saziato in cielo di ogni delizia. In somma il prefetto, adiratosi a tanta costanza della madre e del figlio, ordinò, che subito fosse recisa la testa al fanciullo. Eseguito l’ordine, la madre se lo prese morto in braccio, e, piena di gioia, gli diede gli ultimi baci, vedendolo morto per Gesù Cristo. 19. Da ciò dobbiamo ricavare, quanto noi siamo obbligati di ringraziare Iddio del dono fattoci della vera fede. Quanti infedeli, quanti eretici e scismatici vi stanno? n’è piena la terra, e tutti questi si dannano. I cattolici non giungono alla decima parte, e fra questi il Signore ci ha posti, facendoci nascere in grembo alla santa chiesa. Pochi lo ringraziano di questo gran beneficio. Procuriamo noi di ringraziarnelo ogni giorno.

http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_PUZ.HTM

Letto 204 volte Ultima modifica il Mercoledì, 07 Marzo 2018 20:08
Don Tullio

Don Tullio è un sacerdote di Santa Romana Chiesa, Dottore in teologia morale e laurea in giurisprudenza.

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