Da Pietro ai suoi successori: Il riconoscimento del Primato Petrino agli albori del cristianesimo

Fin dagli albori del cristianesimo appare del tutto palese come all'interno della comunità cristiana fosse riconosciuto nella persona del successore di Pietro un indiscusso primato, come guida della Chiesa.

I padri della Chiesa del IV sec. Nei loro scritti hanno ribadito sia la funzione che i poteri del Pontefice Romano, come Basilio di Cesarea che non ebbe alcun dubbio nel riconoscere il primato petrino e la successione dei vescovi di Roma, definendo una prassi normale l’intervento del Papa nelle questioni delle altre chiese. Altri padri della Chiesa, come Girolamo si espressero chiaramente, ribadendo la necessità di rivolgersi alla Sede Romana, in quanto diretta conservatrice dell’eredità dei padri e della fede per bocca degli stessi Apostoli.

Giovanni Crisostomo, non risparmiò elogi sui passi evangelici relativi a San Pietro, affermando chiaramente che la Chiesa è fondata sullo stesso e che Cristo diede al principe degli Apostoli, non solo il potere di insegnare la verità né solo l'onore della presidenza ma anche un governo effettivo ed un'amministrazione universale; poichè Giovanni risiedette a lungo ad Antiochia, non parlò molto della dignità di Roma per rispetto verso la prima sede di Pietro, ma allorché, divenuto vescovo di Costantinopoli, fu cacciato dal seggio per intrighi di corte, si appellò al vescovo di Roma, Innocenzo, e questi lo soccorse ottenendo pure, più tardi, una riabilitazione postuma di Giovanni e l'annullamento della ingiusta sentenza emanata contro di lui da un concilio troppo servile verso l'imperatore.

Negli scritti agostiniani anteriori al 416 non vi sono testimonianze relative al posto occupato dalla sede romana eccetto un testo isolato nel quale l'Ipponate riconosce che «semper viguit principatus apostolicae cathedrae»; anche quando, durante le polemiche, a noi parrebbe che gli avrebbe fatto comodo appellarsi al criterio della comunione con Roma, Agostino non si servì di quello strumento e non invocò quell'autorità. Invece nella complessa vicenda pelagiana i vescovi africani si rivolsero al papa Innocenzo per comunicargli una relazione delle loro adunanze e ne ricevettero dei rescripta (il termine giuridico è appropriato e ritorna più volte sotto la penna di Agostino) con i quali si prendevano decisioni di valore definitivo. Fu in tale occasione che l'Ipponate pronunziò la famosa frase: «Intorno a questa causa (l'eresia pelagiana) furono già inviati i deliberati di due concili alla Sede apostolica; da essa ci giunsero ora delle disposizioni. Dunque la questione è finita, voglia Dio che finisca presto anche l'errore!» (Sermo CXXXI; la formula agostiniana fu abbreviata e resa più incisiva così: «Roma locuta est, causa finita est»). A suo giudizio, le sentenze di Roma in controversie dogmatiche sono pari a quelle dei concili e l'autorità di quel vescovo è quella di un arbitro supremo che può compiere degli atti aventi un'obbligatorietà per tutti. Si comprende, quindi, che per Agostino la Sede romana fosse quella apostolica per eccellenza, e fosse la «cathedra» che assicurava la comunione delle chiese della «catholica».

Celebri sono anche le parole di Ireneo, vescovo di Lione, che nel II sec. si esprime in questo modo in merito al ruolo della chiesa romana:

"A questa Chiesa infatti, per la sua più forte preminenza è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli che da ogni parte [del mondo] provengono; ad essa, nella quale da coloro che da ogni parte provengono fu sempre conservata la tradizione che discende dagli Apostoli".


L'importanza di questa testimonianza sul primato romano, riconosciuto sin dalle origini della Chiesa, va ricercata sia nel periodo in cui viene scritta sia, soprattutto, nello spessore del suo autore.

Nato probabilmente intorno al 135-140 vicino a Smirne, in Oriente, Ireneo ebbe come maestro il vescovo di questa città, Policarpo, il quale vantava di essere stato discepolo proprio di Giovanni l'Evangelista. Ancora giovane, per motivi a noi ignoti, si trasferì a Lione, in pieno Occidente, dove divenne prima presbitero del vescovo Potino e successivamente, alla morte di questi, vescovo.


Una prima peculiare caratteristica balza subito all'occhio. Figlio dell'Oriente (allievo di Policarpo), Ireneo rappresenta, durante la sua vita, la Chiesa d'Occidente. Si può affermare, quindi, che il vescovo di Lione racchiude in sè quelli che il papa Giovanni Paolo II chiama "i due polmoni della Chiesa".

A Ireneo interessa intrecciare il concetto di supremazia della Chiesa di Roma con quello della sua universalità. La supremazia di Roma viene spiegata riconoscendo la sua grandezza, la sua notorietà, ma soprattutto il fatto che sia stata fondata dagli Apostoli Pietro e Paolo. In realtà, il principale motivo sembra essere proprio la presenza a Roma delle tombe dei due Apostoli e principalmente quella di Pietro, eletto da Cristo quale fondamento della sua Chiesa.

L'universalità della Chiesa di Roma risulta chiara a Ireneo analizzando la lista dei dodici successori di Pietro, da Lino (primo successore) a Eleuterio (175-189). Questi vescovi di Roma infatti, il cui compito era quello di trasmettere la genuina tradizione apostolica, appartengono, tranne quattro di origine romana, a diversi luoghi del mondo cristiano (Grecia, Siria, Epiro, Aquileia, ...).

Non possiamo poi ignorare un importantissimo documento extrabiblico che attesta e testimonia come, sin dalla fine del primo secolo, nelle comunità cristiane fosse viva la consapevolezza di una Chiesa strutturata gerarchicamente, con al vertice il vescovo di Roma, ovvero il Papa. La prova sta in una lettera di Papa Clemente I, scritta sul finire del primo secolo, pervenutaci sia attraverso il Codice Biblico Alessandrino (V sec.), sia attraverso il Codice Greco 54 (XI sec.), custodito a Gerusalemme. Ecco i fatti.

Nella comunità di Corinto alcuni fedeli avevano sollevato una sedizione contro i capi della Chiesa locale e l'eco di tali disordini, sfociati nella ingiusta rimozione di alcuni presbiteri, era arrivata sino alla Chiesa di Roma, che stava subendo la persecuzione di Domiziano. La lettera di Clemente I si riferisce proprio a questa persecuzione, da poco terminata quando il Papa mette mano allo scritto, per giustificare il fatto di "aver troppo tardato a dirimere alcune questioni che sono in discussione tra voi". Come potrebbe dirimere alcunché - ci domandiamo chi non ha la necessaria autorità? E perchè mai dovrebbe farlo il vescovo di Roma, se ha gia i suoi bravi problemi dovuti alle continue persecuzioni? La Chiesa di Corinto, oltretutto, si trovava molto lontana da Roma, ma evidentemente il Papa avverte il suo intervento come un dovere. Dovere che, a nostro avviso, nasce dalla consapevolezza di sedere sulla cattedra di Pietro e di possedere, per ciò stesso, una indiscussa autorità sulla Chiesa universale.

Sta di fatto che il vescovo di Roma, sicuro di essere ascoltato, richiama all'ordine i ribelli e li ammonisce, ricordando loro la responsabilità che hanno di fronte a Cristo: "Ma se qualcuno non obbedisce a ciò che per nostro tramite Egli [Cristo] dice, sappiamo che si vedrà implicato in una colpa e in un pericolo non indifferente. Noi però saremo innocenti di questo peccato". Il richiamo all'obbedienza da parte del Papa è significativo al pari delle minacce spirituali riservate a chi disobbedisce.

Siamo di fronte, indubbiamente, ad un gesto di correzione fraterna da parte di chi deve confermare i suoi fratelli nella fede, ma anche alla consapevolezza della propria responsabilità sulla Chiesa intera. Da Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica, IV, 23, 11) sappiamo che tale avvertimento pontificio venne accolto, ascoltato e messo in pratica, con ciò confermando l'autorità normativa e disciplinare di chi aveva pronunciato tale monito.

Che importanza ha per noi questo documento? Enorme. Possiamo dire quindi che già nel periodo più vicino alla comparsa del cristianesimo, il primato della Chiesa di Roma veniva riconosciuto in tutto il mondo cristiano, sia d'Oriente che d'Occidente. La Chiesa di Roma, ed essa sola, era la Chiesa universale.

Ultima modifica il Domenica, 30 Agosto 2020 14:42
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Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

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