Google+
Apologetica Cattolica,Apologetica,Papa Francesco,Papa,chiesa cattolica,bibbia,sacre scritture,sacra scrittura,cristiani,chiesa,cattolici,religione,chiese,evangelici,testimoni di geova,protestanti,eresie,Dio,Gesù,Maria,Madonna Visualizza articoli per tag: idolatria

Messa in diretta live  

Clicca qui, e scorri in fondo alla pagina per la diretta video


   

Vedi anche…  

   

Adorazione Perpetua Online  

Adorazione di Gesù Eucarestia perpetua online


   

Bibbia Online  

Leggi la Bibbia online: Dopo l’apertura della pagina potete anche ascoltare i passi cliccando su questo simbolo:

Cerca nella BIBBIA
Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   
Mercoledì, 08 Gennaio 2014 18:21

Idolatria o presunta tale

I fratelli non cattolici ci accusano ad esempio di prostrarci davanti alla statua di Maria in segno di “adorazione”…

E’ giusto pregare Maria e prostrarsi a terra davanti a lei?

Questa è idolatria?

I protestanti dicono di sì, infatti ci accusano di peccare di idolatria tutte le volte che chiediamo l’aiuto in preghiera di Maria e ci prostriamo davanti a lei.

Ma la Bibbia che cosa ci dice?

Nelle Sacre Scritture ci sono molti inchini e prostrazioni, ben 272 casi e molti a persone umane, senza mai tacciare di idolatria chi li ha praticati.

C’è invece chi resta convinto che le prostrazioni siano atti idolatrici e basta.

Voglio subito far notare che in Gen. 33,3 Giacobbe si prostrò sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello Esaù; come spiegano questo episodio i fratelli separati?

Dopo un momento di iniziale imbarazzo rispondono che Giacobbe si inginocchiò in segno di rispetto verso Esaù suo fratello maggiore. Ma per evitare tanti battibecchi tra cristiani, Dio non poteva suggerire all’agiografo un’altro modo per descrivere il rispetto che nutriva Giacobbe verso suo fratello?

Dio sorgente di infinita sapienza sapeva benissimo che ci sarebbero state diverse interpretazioni sulla sua Parola, ma sapeva, e sa, altrettanto bene che la vera Chiesa di Cristo avrebbe difeso l’integrità della stessa, e ne avrebbe mantenuto la Chiave di interpretazione. Tuttavia senza i continui pungoli degli avversari probabilmente sarebbero venuti a mancare gli stimoli all’approfondimento teologico. Paradossalmente serve chi tenga sveglia la Chiesa, e non gli permetta di assopirsi sulla sua teologia. La Chiave che Cristo affidò a Pietro e agli Apostoli, quella chiave che i protestanti non posseggono, e mai potranno dimostrare di possedere, perché mai potranno dimostrare la loro discendenza apostolica, l’ha sempre posseduta la Chiesa cattolica romana. Questo molti pastori lo sanno bene, infatti cercano in tutti i modi di demolire e annullare il valore della discendenza apostolica, quando invece Paolo stesso lo raccomanda esplicitamente ai suoi discepoli.

Nella Bibbia troviamo altri esempi di inchini e prostrazioni, in Gen 42,6 “… i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra”;

costoro stavano forse adorando Giuseppe?

E’ evidente che si inginocchiarono davanti a lui in segno di pentimento e rispetto.

Anche in Es 18,7 “Mosè si prostrò davanti al suocero”

2 Sam 14,33Assalonne si prostrò davanti a Davide”;

2 Re 2,15…i figli dei profeti si prostrarono davanti a Eliseo”;

2 Re 4,37 “…la Sunammita gli si prostrò davanti” ecc.

Gn 19,1I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.”

Come notiamo i due angeli (qui non si indica Angelo del Signore o Angelo di Dio ) non rimproverarono affatto Lot per essersi prostrato davanti a loro, appunto perché non li confuse e non li scambiò per Dio. Evidentemente non era prostrazione in senso di adorazione, altrimenti gli angeli lo avrebbero richiamato.

1 Re 1,53 “Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall’altare; quegli andò a prostrarsi davanti al re Salomone, che gli disse: “Vattene a casa!”

Dn 2,46 “Allora il re Nabucodònosor piegò la faccia a terra, si prostrò davanti a Daniele e ordinò che gli offrissero sacrifici e incensi.”

E qui, in questi ultimi versetti la situazione è molto delicata, perché a Daniele furono offerti sacrifici e incensi, evidentemente il re di Babilonia lo rispettava come un dio, ben sapendo però che Daniele veniva istruito dal suo Dio, cioè da Jahvè. Perché Daniele non fermò il re di Babilonia? Peccò forse di superbia, similmente a Satana?

Fu lecito a Daniele ricevere questi onori destinati agli dei, o all’unico Dio?

Questo caso è molto simile agli odierni onori tributati ai santi cristiani, Daniele non fermò, anzi accettò, gli onori che gli fece Nabucodònosor perché sapeva bene che in fin dei conti erano rivolti a Dio, che come un Padre era orgoglioso di vedere un suo figlio così onorato, per aver predicato la verità, cioè per averGli reso testimonianza. Daniele fu figura di Dio. L’onorare Maria, eccellente figlia e testimone di Dio è dunque idolatria?

Vediamo altri esempi:

Giuditta 10:23 “Quando Giuditta avanzò alla presenza di lui e dei suoi ministri, stupirono tutti per la bellezza del suo aspetto. Essa si prostrò con la faccia a terra per riverirlo, ma i servi la fecero alzare.”

 

Ester 8,12L “Amàn… aveva tanto approfittato dell’amicizia che professiamo verso qualunque nazione, da essere proclamato nostro padre e da costruire la seconda personalità nel regno, venendo da tutti onorato con la prostrazione.”

Atti 16,29Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila poi li condusse fuori e disse: Signori, cosa devo fare per essere salvato?”

Tb 12,1516 “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore..Allora furono riempiti di terrore tutte e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura.”

Come avrete sicuramente notato questi personaggi biblici si sono prostrati, per venerare o onorare (es. Giuditta 10:23 e Ester 8:12 1), davanti a persone, ad Angeli, senza scambiare la venerazione con l’adorazione, e nessuno li ha mai ripresi, appunto, perché prostrare, in questo caso, non significa adorare. Lo stesso Gesù nella parabola di Matteo 18:2630 raccontava della prostrazione verso il re e verso il servitore, da parte del servo, senza accusare nessuna prostrazione illecita.

Tutti questi versetti vengono forse annullati dalla frase di Pietro rivolta al centurione?

Il centurione era un pagano, era un uomo giusto, ma essere “uomo giusto” non significa per forza essere cristiano. Il centurione non era un ex, cioè non si era dimesso dall’esercito romano, ed essendo un soldato romano era tenuto ad adorare l’imperatore, se poi si comportava in modo degno e pregava (secondo la legge mosaica) questo è un altro discorso, infatti Paolo dice che se un pagano si comporta in modo degno, secondo la legge di Dio allora egli è legge per se stesso, e si salva per la infinita misericordia di Dio.

Atti 10,2526 “Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!».”

 

Il centurione che pregava Dio ebbe fede, ma ancora non era un vero cristiano, infatti non era ancora stato battezzato, lo fu poi da Pietro, e da questi ricevette gli insegnamenti cristiani monoteistici.

In questo caso il termine “uomo giusto” ci indica che il centurione anche se non era ancora cristiano si comportava in cuor suo secondo il volere di Dio, proprio come dice Paolo: “che se un uomo che non conosce la legge si comporta secondo la legge allora egli è legge per se stesso e viene giustificato anch’egli per grazia.”

Ripeto, il centurione era un romano, e i romani erano obbligati ad adorare l’imperatore,

sottolineo “obbligati”, quindi a maggior ragione ne era obbligato un centurione. Quando vedevano passare l’imperatore si prostravano a terra in segno di adorazione. I romani che per un motivo qualsiasi si dovevano presentare davanti a Cesare si prostravano davanti a lui in segno di adorazione. E’ risaputo pure che i romani erano politeisti, Pietro questo lo sapeva bene, ecco perché ci tiene a far notare al centurione che egli è un uomo come lui. Pietro sta implicitamente sottolineando che lui non è un dio come veniva considerato l’imperatore, ma un semplice uomo. Pietro educa il centurione, nel distinguere il comportamento cristiano dal comportamento pagano.

Però resta il fatto della prostrazione davanti alle reliquie; è idolatrica e superstiziosa?

Ancora una volta nella Bibbia fonte inesauribile di verità, troviamo la risposta.

In Es. 13,19 “Gli Israeliti uscendo dall’Egitto portarono via le ossa di Giuseppe”;

2 Re 13,20 “un morto fu richiamato in vita a contatto delle ossa di Eliseo”;

At 19,12 “i cristiani di Efeso imponevano ai malati i fazzoletti e grembiuli che erano serviti a Paolo nel lavoro: “Si portavano via per gli infermi i fazzoletti e grembiuli usati da lui; le infermità scomparivano e uscivano le potenze maligne”;

Se un cattolico si permette a portare un fazzoletto venuto a contatto con un santo del passato, viene subito tacciato di superstizione e di idolatria dai fratelli protestanti, come se lo Spirito Santo si spegnesse dopo un certo periodo, come se, dopo che il santo muore, i suoi indumenti non sono più pieni di Spirito Santo.

Fratelli, riflettiamo bene prima di puntare il dito, le ossa di Eliseo erano di un morto o di un vivo?

2 Re 13,20 “Eliseo morì; lo seppellirono. All’inizio dell’anno nuovo irruppero nel paese alcune bande di Moab. Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi.”

Se le ossa di Eliseo riportarono in vita un uomo, sicuramente erano piene di Spirito Santo, quindi dalla stessa Bibbia apprendiamo come in realtà le reliquie dei santi non sono né superstizione né idolatria.

 

ALTRE CONSIDERAZIONI SULLE PROSTRAZIONI

Abramo, Lot, Giosuè si prostravano riverenti davanti agli Angeli del Signore, l’Angelo che in Apocalisse rialza Giovanni dicendogli che non doveva prostrarsi perché egli era una creatura come lui, lo fa semplicemente perché Giovanni aveva scambiato l’Angelo per il Signore, in quel momento credeva di vedere il Signore in paradiso, infatti in Apocalisse c’è scritto che Giovanni si prostrò in adorazione. Questa è la prova evidente che Giovanni avesse scambiato l’angelo per il Signore, è infatti inconcepibile che Giovanni volesse adorare l’angelo in se e per se, perché l’apostolo sapeva benissimo che si deve adorare solo la SS. Trinità. Se Giovanni si sarebbe inchinato solo in segno di rispetto, l’angelo non lo avrebbe fermato, allo stesso modo di come nessuno fermò Abramo, Lot, Giosuè, Assalonne ecc.!

Gli inchini, vanno interpretati e valutati per quello che realmente rappresentano e vogliono significare. Ad esempio, se nell’antichità un uomo del popolo che aveva commesso un furto ai danni dell’imperatore, veniva sorpreso a rubare e, portato davanti all’imperatore , l’uomo si inginocchiava, ma nel suo cuore rimaneva il senso di disprezzo per l’imperatore, che magari opprimeva il popolo con tasse elevate, tenendolo costantemente nella fame; quest’uomo stava forse adorando l’imperatore? E’ giusto pensare che quell’uomo si inginocchiava davanti all’imperatore per paura, e non per adorarlo, eppure tutti i presenti vedevano l’uomo inginocchiarsi. In definitiva vale quello che l’uomo prova nel suo cuore, contano solo i sentimenti non il gesto esteriore.

Se un traditore che trama di uccidere l’imperatore si presenta davanti a lui e gli si inginocchia davanti, tutti i cortigiani stanno vedendo l’inchino, ma solo il traditore conosce i suoi velenosi pensieri, di conseguenza il suo inchino è solo un gesto esteriore.

Se io mi inginocchio davanti alla Madonna, ciò che conta sono i miei sentimenti, che sicuramente sono di profondo rispetto, non certo di adorazione, chi giudica dalle apparenze sbaglia. I protestanti si auto-ingannano credendo di giudicare chi si inchina davanti alla statua di un santo. Sono sicurissimo che se i protestanti farebbero un’inchiesta andando di Chiesa in Chiesa a vedere e intervistare tutte le persone che si inchinano davanti alle statue dei santi, domandando loro se si stanno inchinando in segno di adorazione o di rispetto, nessuno risponderebbe in segno di adorazione, sfido i fratelli non cattolici a provare il contrario.

I santi, che sono esempio per tutti noi, sono la prova, che Dio si serve degli uomini donando loro la santità che porta luce nel mondo, riflette la luce di Cristo e fa vedere a tutti che loro furono uomini come noi, quindi anche noi possiamo elevare la nostra spiritualità seguendo il loro esempio in Cristo. I santi come fu Daniele, sono figura di Dio, non suoi concorrenti.

 

Che differenza c’e» tra incensare la reliquia di un santo e i giudei che offrivano profumi al serpente di bronzo (reliquia di Mose») ?

La differenza è l’intenzione: il cattolico incensa le reliquie come segno di rispetto per il corpo di un suo correligionario che si è distinto per una vita santa e per l’annuncio che ha dato per Cristo, ed è considerato un atto di venerazione; il culto realizzatosi intorno al serpente di bronzo invece era un culto idolatrico, legato all’oggetto e al potere che ad esso si credeva correlato, culto che aveva subito influssi cananei pesanti (infatti non bisogna dimenticare l’importanza che il simbolo del serpente rivestiva tra i popoli cananei).
Uno stesso gesto con due intenzioni distinte, questa è la differenza!
Le considerazioni che fai sull’arca sono interessanti sotto molti punti di vista; prima però ti vorrei far notare che il paragone tra i luoghi del tempio e l’uomo non è un paragone che si fa da nessuna parte nella Bibbia, eppure è intriso di sapore biblico: come fai a non accorgerti che la maggior parte del pensiero dei Padri della Chiesa è dello stesso tipo? Intrisi della lettura delle Scritture essi le hanno assimilate così da poter fare, come te, un discorso profondamente biblico pur senza dover puntualmente poggiare ogni frase sull’autorità di una ventina di versetti… è il processo della comprensione. Risultano sempre vere le parole di Gregorio Magno: la Scrittura cresce insieme a colui che la legge!

Ma torniamo a noi; dunque, era lecito venerare l’arca perché su di essa abitava la gloria di Dio, che nell’Esodo gli ebrei poterono vedere sensibilmente come colonna di ombra e di fuoco.
Chiaramente però tu affermi che il santuario (e l’arca che troviamo nel libro dei numeri, e nel deuteronomio) erano ombra delle cose celesti a noi rivelate… ombra, cioè immagine delle cose celesti, non le cose celesti in sé. Gli ebrei dunque adoravano Dio per la mediazione di un culto di venerazione all’Arca dell’alleanza, un’immagine della vera arca celeste di cui era immagine. E hai ragione, questo è vero.
Possibile che poi non sai trarre tutte le conseguenze di una tale affermazione?

Una seconda considerazione è che, riprendendo il tipos dell’Arca, come era possibile adorare la Gloria di Dio che si manifestava sull’arca, sarebbe lecita l’adorazione della presenza di Cristo nella Cena eucaristica!
Infatti, pur non ammettendo la presenza reale nel Pane e nel Vino del corpo di Cristo, anche nella cena riformata ed evangelica si invoca il dono dello Spirito sulle due specie eucaristiche.
Sull’arca abitava la gloria di Dio, cioè era presente il suo Spirito… naturalmente Dio non risiedeva in un tempio costruito da mani d’uomo (e tutti i testi profetici stanno a sostenerlo), nondimeno però egli era particolarmente presente lì per mezzo della sua gloria, che in termini neotestamentari potremmo definire il suo Spirito. Se dunque invochiamo lo Spirito di Dio sul pane e sul vino, e siamo certi di essere ascoltati da Dio perché è Gesù stesso che ci ha comandato di fare questo in sua memoria, allora come gli ebrei rivolgevano il culto a Dio verso l’arca, così noi possiamo rivolgere il culto a Cristo verso il pane ed il vino eucaristizzati. Non intendo qui parlare del culto eucaristico fuori dalla Messa, né di entrare in dispute sul come si realizza la presenza di Cristo nella Santa Cena, ma solo dire che almeno nel momento che passa dalla preghiera eucaristica alla comunione il volgersi verso l’Eucarestia non può considerarsi idolatrico (e questo sulla scorta del tuo stesso discorso e del paragone con l’Arca).

Salvatore Incardona

Pubblicato in Bibbia
Domenica, 05 Gennaio 2014 08:33

Il Culto delle immagini.

A cura di Giampaolo Barra apologeta e direttore della rivista «Il Timone»

Mi faccio guidare, per questa conversazione, dal bel libretto di Padre Nicola Tornese intitolato: “Immagini e santi”; opuscolo che fa parte di una bella collana preparata da Padre Tornese per aiutare i cattolici a rispondere alle obiezioni e alle contestazioni dei Testimoni di Geova.
Va detto, per amor di verità che l’utilizzo delle immagini sacre viene contestato anche da buona parte del mondo protestante. Quello che diremo stasera ci deve aiutare in primo luogo a chiarire bene che cosa insegna la dottrina cattolica e poi, in secondo luogo, ad avere qualche argomento da opporre alle contestazioni, per scoprire l’errore e per smontarle definitivamente.
Poi ci porremo la nostra solita, ma sempre opportuna domanda: come si comportavano i primi cristiani, come si comportavano i seguaci di Cristo nei primi secoli della storia della Chiesa, quando non esistevano né Testimoni di Geova né Protestanti? Faremo dunque una breve incursione nella storia.
Veniamo subito, allora, a conoscere che cosa insegna la dottrina riguardo l’uso delle immagini sacre.
Una solenne, importante risoluzione circa l’utilizzo delle immagini è stata presa nel Secondo Concilio di Nicea, che è stato celebrato nell’anno 787. Questo Concilio è stato convocato proprio per discutere l’argomento che stiamo trattando.
Come si è arrivati alla convocazione di questo Concilio? Nell’anno 730, l’imperatore d’Oriente Leone III Isaurico proibisce il culto delle immagini, proibisce l’utilizzo delle famose Icone, che era allora diffuso in tutto il mondo cristiano. Questa proibizione imperiale, emanata dall’autorità politica, scatena una terribile devastazione, che porta alla distruzione di preziosissime icone, di magnifiche opere d’arte, che furono insensatamente distrutte, con un odio particolarmente feroce.
L’autorità religiosa, il Patriarca di Costantinopoli, Germano, si oppone a questa misura imperiale, ma viene destituito e i difensori delle immagini sacre vengono duramente perseguitati. La persecuzione dura anche sotto gli imperatori che succedettero a Leone III.
Finalmente, nell’anno 787 viene convocato a Nicea un Concilio ecumenico che sancisce l’assoluta liceità di rappresentare per immagini la figura di Gesù, di Maria Sua Madre, degli Angeli e dei santi.
Il secondo Concilio di Nicea spiegava che, attraverso le immagini, chi le contempla viene invitato ad imitare i personaggi rappresentati: Gesù, Maria, gli Angeli e i Santi.

Quindi, le immagini sacre sono uno strumento che deve aiutare il cristiano ad imitare coloro che vi sono rappresentati.
E non solo: le immagini sacre servono anche per decorare i luoghi dove si celebra il culto e servono –questo accadeva soprattutto in epoche passate – a migliorare la conoscenza di episodi biblici, tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento.

La lotta contro l’utilizzo delle immagini, tanto nella liturgia quanto nella pietà popolare scoppia nuovamente nel XVI secolo, dopo la rivolta di Martin Lutero, che ha dato il via alla nascita del variegato e multiforme mondo protestane. Nella grande famiglia protestane, soprattutto i calvinisti si distinsero per la distruzione di molte statue e di molte immagini nelle chiese che essi occuparono, dopo la rivolta contro la Chiesa di Roma.
A fianco del mondo protestane, da non confondersi con i Protestanti, va detto che anche i Testimoni di Geova sono decisamente contrari alla venerazione delle immagini.

Qual è il motivo di questa contrarietà?
Noi crediamo che la causa della avversione di protestanti e Testimoni di Geova è da ricercare in una lettura parziale, distorta e quindi errata della Bibbia.
Qui noi cattolici siamo chiamati a stare molto attenti; stiamo attenti a come viene posta la contestazione.
Di solito, chi vuole dimostrare che Dio è contrario all’utilizzo e alla venerazione delle immagini, e dunque che noi cattolici ci poniamo contro la volontà di Dio, ci leggerà i versetti 2,3,4 e 5 del capitolo 20 del Libro dell’Esodo. E dopo la lettura di questi versetti si passa facilmente alla classica contestazione: la Chiesa Cattolica, utilizzando immagini e statue, disobbedisce al comando di Dio.
Prima di farci impressionare da queste osservazioni, ascoltiamo bene che cosa è scritto in quei versetti biblici: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.”
A questo punto, capite bene cari amici, che noi cattolici sembriamo spacciati. Dopo una prima, superficiale lettura di questo brano biblico sembra che non vi sia via di scampo. Ci sorge subito spontanea una domanda: e tutte le immagini che abbiamo nelle nostre chiese e nelle nostre case di Gesù, di Maria e dei santi? E tutte le statue di Gesù, di Maria, degli Angeli e dei santi che adornano le chiese? Dopo quello che abbiamo letto, che è scritto addirittura nella Bibbia, non siamo forse di fronte alla prova che la Chiesa ha disobbedito al comando di Dio?
A questa domanda, più che legittima, dobbiamo dare una risposta. Intanto, bisogna leggere tutta la Bibbia, non solo qualche brano. Infatti, noi abbiamo i versetti 2, 3 e 4 del capitolo 20 del Libro dell’Esodo. Subito dopo, nel versetto 5, il Signore spiega perché ha dato quel comando: “Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”.
Ecco il motivo per il quale Dio proibisce l’uso delle immagini. Dio non proibisce le immagini in quanto tali, non proibisce l’utilizzo delle immagini sacre, ma proibisce l’idolatria, che era, ed è, un peccato gravissimo.

Che cosa si intende per idolatria: mettere al posto del vero Dio un “idolo” e adorarlo. Ecco la ragione per la quale Dio proibisce di fare immagini: perché gli Ebrei correvano seriamente il pericolo di considerarle idoli e di adorarle; correvano il pericolo di prestare alle immagini, alle statue di creature del cielo o della terra quel culto che è dovuto solo a Dio. Era un pericolo concreto, visto che gli Ebrei erano circondati da popoli idolatri.
Dunque, noi cattolici sosteniamo questa tesi: non proibizione totale delle immagini, ma proibizione dell’idolatria.

Se leggiamo bene tutti i passi della Sacra Scrittura che proibiscono la costruzione di statue e di immagini, ci accorgeremo che la Bibbia condanna solo e sempre la raffigurazione e l’adorazione delle immagini e delle divinità pagane, ossia degli idoli, in contrasto con l’adorazione dell’unico vero Dio.
A questo punto, capite bene, bisogna portare le prove che dimostrano la veridicità della dottrina cattolica.

Siamo sicuri di interpretare bene il comando di Dio?
Si, siamo sicuri. E le prove ci sono date sempre dalla Sacra Scrittura. Proprio la Bibbia insegna che Dio non proibisce, sempre, per qualunque ragione, di costruire immagini. Anzi, nella Bibbia si legge che Dio ha addirittura ordinato di costruire immagini e statue.
Restiamo nel libro dell’Esodo. Leggiamo, al capitolo 37, che Mosé, convocò “tutti gli uomini di ingegno” – e la Bibbia ci dice che questi uomini di ingegno, questi artisti “il Signore [li] aveva dotati di saggezza e di intelligenza, perché fossero in grado di eseguire i lavori della costruzione del santuario, fecero ogni cosa secondo ciò che il Signore aveva ordinato” (36,1).
Bene: che cosa aveva ordinato il Signore?

Aveva ordinato di adornare con statue e immagini l’Arca dell’Alleanza. Il libro dell’Esodo, ci svela un preciso, chiarissimo comando del Signore. È Jahvè che parla e ordina: “Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fa’ un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio” (Es. 25,1821)
Ma allora, come si può vedere molto bene da questo brano, il Signore ordina di scolpire e fare statue di cherubini, cioè di angeli, per adornare i luoghi di culto. Vedete bene che quando non c’è il pericolo di idolatria, costruire statue per il culto corrisponde alla volontà di Dio.
Non solo: sempre nel Libro dell’Esodo si legge che uno di quegli artisti che il Signore aveva dotati di saggezza e di intelligenza disegnò due cherubini sul “velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto” (Es. 36,35). Quindi, si capisce bene che non solo le statue, ma anche i disegni, le “immagini” di creature sono gradite a Dio, quando sono utilizzate per il culto e non v’è pericolo di idolatria.
Basta questo esempio per rispondere definitivamente alle contestazioni. Noi cattolici possiamo star tranquilli: quando, nelle nostre chiese, troviamo statue di cherubini o di angeli e vediamo quadri che li raffigurano, siamo in perfetta sintonia con il volere di Dio, espresso molto bene nel Libro dell’Esodo.
Basta questo esempio – dicevo – ma non ci accontentiamo, non ci fermiamo qui. La Bibbia ci offre altre informazioni che possiamo utilizzare per rinforzare le ragioni della nostra fede e per rispondere alle contestazioni.
Che la proibizione di scolpire statue di creature riguardasse solo quegli oggetti che sarebbero diventati idoli, è dimostrato anche da un altro episodio chiarissimo.
Lo troviamo nel Libro dei Numeri, al capitolo 21. Il popolo d’Israele è uscito dall’Egitto e si trova nel deserto, in cammino verso la terra promessa. La durezza del viaggio causa una protesta contro Dio e contro Mosé. Il Signore punisce questo grave peccato di ribellione contro la sua volontà mandando in mezzo al popolo serpenti velenosi che, dice la Bibbia: “mordevano la gente e un gran numero di Israeliti morì” (Nm 21,6).
La punizione del Signore ottiene il pentimento del peccatore. Il popolo si rivolge di nuovo fiducioso a Mosè e riconosce il proprio peccato. Mosé allora intercede presso Dio pregando e il Signore gli ordina: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Nm 21,8).
Vedete bene che il Signore, in questa occasione, ordina esplicitamente di costruire un oggetto che raffigura una creatura terrestre – il serpente -; naturalmente, in questo comando del Signore non c’è nessuna contraddizione con l’ordine dato da Dio di non costruire alcun oggetto che raffigurasse creature terrestri.

Perché non vi è contraddizione?

Perché la proibizione di costruire oggetti riguardava – come abbiamo detto– solo gli idoli; la proibizione voleva evitare – come abbiamo detto – il pericolo che questi oggetti diventassero idoli e fossero adorati al posto di Dio.

Anche qui è lecito porsi molto onestamente la domanda: stiamo interpretando bene la Sacra Scrittura?

Si, e la prova è data dal fatto che quello stesso serpente costruito per ordine di Dio viene distrutto, sempre per ordine di Dio, quando gli Ebrei cominciano ad adorarlo, a bruciargli incenso, a dargli un nome idolatrico: Necustan (2 Re 18, 4).

Vedete amici: uno stesso oggetto può essere voluto da Dio se serve al culto e distrutto da Dio se diventa un idolo. Altro che proibizione assoluta di fare immagini, come sostengono i contestatori della dottrina cattolica.
Facciamo un passo avanti nella nostra riflessione. Visto che la Bibbia illustra chiaramente la legittimità di costruire statue e di farsi immagini che richiamano la grandezza di Dio, chiediamo alla storia di dirci come sì sono comportati i primi cristiani
La prima risposta che la storia ci dà riguarda il luogo di culto più importante di Israele, il Tempio, costruito dal grande re Salomone. Il Primo Libro dei Re descrive come Salomone ha costruito il tempio e ci dice che Salomone è stato lodato da Dio (9,3).
E la storia ci dice che Salomone fece porre nel tempio statue di metallo fuso che rappresentavano 12 buoi, poi ancora statue di leoni, di buoi e di cherubini. Come vedete, per adornare un luogo di culto, quando non vi è pericolo di idolatria, il Signore gradisce che si costruiscano statue e si realizzino dipinti.
Ora, nessuno che abbia un pò di conoscenza della dottrina cattolica, può accusare i cattolici di adorare le statue che sì trovano nelle nostre chiese. Non vi è il pericolo di adorare statue e dipinti, di considerare Maria, gli Angeli e i Santi come se fossero Dio e di metterli al posto di Dio.
La storia ci offre altre informazioni. Pensate alle molteplici pitture delle catacombe, alla sculture dei sarcofagi cristiani e alle statue di Gesù Buon pastore dell’antichità cristiana: ci dicono chiaramente che i cristiani hanno usato le immagini fin dalle origini della loro storia, fin dai tempi della Chiesa primitiva.
Lo scrittore e filosofo cristiano Tertulliano, vissuto nel secondo secolo (ca. 155 — ca. 222 convertito al cristianesimo, grande difensore e grande apologeta, prima –purtroppo — di diventare lui stesso eretico, ci parla delle immagini del Buon Pastore con le quali i cristiani adornavano i calici (De pudicitia. 7,10).
Siamo in epoca antichissima e già i cristiani si facevano immagini di Gesù Buon Pastore. Ma allora, questo vuoi dire che quando nelle nostre chiese fanno bella figura dipinti e statue di Gesù Buon Pastore, noi cattolici non facciamo altro che imitare i primi cristiani.
Lo storico Eusebio di Cesarea, vissuto a cavallo del terzo e quarto secolo (ca. 265 –ca. 340), dice dì avere visto con i propri occhi le immagini dipinte dì Gesù e dei santi apostoli Pietro e Paolo (Historia ecclesiastica, VII, 18).

Evidentemente, i cristiani di quel tempo — e siamo in tempi antichissimi — utilizzavano le immagini di Gesù e dei santi.
E questo ci consola: non solo noi cattolici, utilizzando immagini sacre, obbediamo al comando di Dio ma: imitiamo anche i primi cristiani

Proseguiamo nella nostra riflessione.

Nella Chiesa cattolica l’uso delle immagini e della statue è strettamente connesso con la pratica della venerazione dei santi.
Voi sapete bene che in buona parte del mondo protestante e nel mondo dei Testimoni di Geova questa venerazione dei santi, cosi come la insegna la Chiesa cattolica, viene contestata.
I riformatori protestanti, specialmente Zwingli e Calvino. già nel XVI secolo, ritenevano che il culto dei santi fosse una invenzione puramente umana, senza basi bibliche.
Come rispondere? Cominciamo con il dire che nella Bibbia sono chiamati “santi” tutti quelli che hanno fatto la scelta cristiana, tutti i membri della comunità di Cristo. Tutti siamo santi perché Dio ci ha scelti, chiamandoci alla fede, separandoci dal mondo e dagli altri uomini. Santo vuoi dire infatti “separato”.
Ma noi restringiamo il discorso a quei santi che sono già in Cielo: uomini e donne che si sono distinti per avere praticato le virtù cristiane in modo eroico.

E’ lecito — ecco la nostra domanda — venerare questi santi? Oppure questo va contro la volontà di Dio?

La Bibbia, se ben letta, risponde chiaramente che è del tutto legittimo venerare i santi, pregarli, chiedere la loro intercessione. Ma noi cerchiamo la risposta a questa domanda nel campo della storia della Chiesa, della Chiesa primitiva.

Come si comportavano primi cristiani? Quelli a cui tutti fanno riferimento come esemplari?

Dobbiamo sapere che fin dai primissimi tempi della Chiesa il martirio, cioè il donare la vita per la fede, era considerato come la massima espressione dell’amore a Dio e della fede. Il martire era considerato un eroe e tutta la comunità cristiana circondava di venerazione — come facciamo oggi noi cattolici — il corpo e la tomba del martire.
Il Libro degli Atti degli Apostoli, che possiamo considerare, oltre che Libro Sacro, anche la prima storia della Chiesa, narra, al capitolo 8, che dopo il martirio di Santo Stefano, “Persone pie seppellirono Stefano e fecero grande lutto per lui”.
Nella chiesa primitiva, proprio come facciamo noi cattolici, veniva ricordato l’anniversario della morte del martire e lo si pregava perché intercedesse presso Dio in favore dei vivi.
Non mancano i documenti, il primo che la storia ci ha tramandato ricorda il ‘giorno del martirio” di San Policarpo, che fu martirizzato il 23 febbraio dell’anno 155 a Smirne, nell’odierna Turchia.
Questo documento è stato scritto probabilmente nell’anno 177 dalla Comunità di Smirne e si intitola «Martirio di San Policarpo». E’ un documento che chiarisce bene la distinzione tra la adorazione da tributare a Cristo, perché è Dio e la venerazione da tributare ai martiri, perché sono stati discepoli e imitatori di Cristo.
Leggiamo: “Noi adoriamo lui [il Cristo] perché è Figlio di Dio, i martiri invece li amiamo come discepoli e imitatori del Signore (…). Pertanto il centurione, visto l’accanimento dei Giudei nella contesa, fece portare in mezzo il corpo e lo fece bruciare secondo costume pagano. Così non solo più tardi potemmo raccogliere le sue ossa, più preziose delle gemme più insigni e più stimabili dell’oro, e le collocammo in luogo conveniente. Quivi per quanto ci sarà possibile, ci raduneremo con gioia e allegrezza, per celebrare, con l’aiuto del Signore, il giorno natalizio del suo martirio, per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi, e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta” (Dal martirio di San Policarpo, cc. 17 e 18).
Da questo prezioso e antichissimo documento appare chiaramente che nei primissimi tempi — siamo poco dopo la metà dei secondo secolo – i cristiani veneravano i martiri. i santi, raccoglievano e custodivano le loro reliquie: proprio come facciamo oggi noi cattolici.
I cristiani dei primi tempi raccoglievano. con religiosa pietà, quando ere possibile, le sacre spoglie dei martiri per seppellirle onoratamente, e poi celebravano il dìes natalis, cioè il giorno del martirio, con la Messa.
La storia ci trasmette molti altri dati. Abbiamo già parlato di santo Stefano, i! primo martire e abbiamo visto che persone pie raccolsero il suo corpo per seppellirlo e fare un grande lutto. Abbiamo già visto San Policarpo.
Lo storico Eusebio di Cesarea ci racconta che il senatore romano Astirio, presente al martirio del soldato Marino, “si pose sopra e spalle il cadavere, lo avvolse in scintillante e preziosa veste e con magnifica pompa lo collocò in una tomba conveniente” (Hist. Eccl., VII; 16).
A Cartagine i cristiani, dopo la morte di San Cipriano , presero di notte il corpo del martire e lo accompagnarono fra ceri e fiaccole con preghiere in solenne corteo fino al sepolcro.
I cristiani si radunavano sulla tomba, o, se questo non era possibile per via della persecuzione o per altre ragioni, per commemorare i martiri con la celebrazione eucaristica e con altri riti liturgici.
San Cipriano voleva che si tenesse conto del giorno della morte dei confessori della fede per celebrare la loro memoria. Si sa del martire Pionio arrestato in casa mentre celebrava il natalizio di San Policarpo.
Molti altri esempi si potrebbero portare. Resta un fatto, con il quale chiudiamo questa nostra conversazione. Utilizzare immagini sacre, venerare i santi che vi sono rappresentati è cosa gradita a Dio, non contraria all’insegnamento della Bibbia e in sintonia con quello che i cristiani hanno sempre fatto, fin dai tempi della Chiesa primitiva. Noi cattolici possiamo dunque star tranquilli: le contestazioni non scalfiscono la nostra fede.

Pubblicato in Il culto delle immagini
   

Mons. Luigi Negri


   

Chi è online  

Abbiamo 258 visitatori e nessun utente online

   

Versetto del giorno  

   

Liturgia del giorno  

   

Catechismo della Chiesa Cattolica  


Clicca sull’immagine

   

Associazione Quo Vadis  


Conosci davvero i testimoni di Geova?
   
   
Sali su
Vai giù
   
hasTooltip