Come è fatta la Bibbia.

LA SACRA BIBBIA

 Iniziamo col dire che la Bibbia ancor prima che essere il libro di riferimento per tutti i cristiani lo è per gli Ebrei che nei libri dell'Antico Testamento conservarono la Parola di Dio, ispirata agli uomini, affinché si realizasse per mezzo loro la manifestazione di Dio all'umanità intera.La parola «Bibbia» sembra indicare un solo libro; invece essa deriva da un nome plurale: «biblia», che in greco vuol dire «libri». 

Si tratta infatti di una piccola bibliote­ca formata da 73 libri, tra grandi e pic­coli, 46 dei quali, scritti prima della venuta di Gesù, sono L'ANTICO TESTAMENTO, mentre i rimanenti 27, scritti dopo la venuta di Gesù, sono IL NUOVO TESTAMENTO.Vedremo più avanti, come a seconda delle confessioni cristiane il numero dei libri può variare.

 

Ogni credente deve conoscere almeno i nomi, gli autori e la data di composizione di questi libri. Eccone quindi l'elenco secondo l'ordine comu­nemente seguito.

 

Al titolo di ogni libro abbiamo aggiun­to l'indicazione del secolo o dell'anno in cui fu scritto: quando i numeri sono due, il primo si riferisce ai documenti più antichi contenuti nel libro, o alla sua prima fase di composizione; il secondo alla composizione o redazione definiti­va. Infatti alcuni di questi libri ebbero una storia molto lunga e complicata: la loro composizione poté durare anche dei secoli.

 LIBRI DELL ANTICO TESTAMENTO

LIBRI STORICI

Il «Pentateuco», cioè i «cinque libri» attribuiti a Mosé: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio: sec. XIII-VI avanti Cristo. 

Giosué: secoli XII-VII av. C.

Giudici: sec. XII-VII av. C.

Rut: sec. VII- VI av. C.

1° e 2° di Samuele: sec. XI-VII av. C.

i° e 2° dei Re: sec. VII-VI av. C.

i° e 2° delle Cronache (o Paralipòmeni): sec. VI av. C.

Esdra e Neemia: sec. V-IV av. C.

Tobia: sec. III av. C.

Giuditta: sec. II av. C.

Ester: sec. IV av. C.

i° dei Maccabei: circa il 140 av. C.

2° dei Maccabei: circa il 110 av. C.

 

LIBRI DIDATTICI

Giobbe: sec. V av. C.

Salmi: sec. XI-IV av. C.

Proverbi: sec. X- IV av. C.

Ecclesiaste (o Qoelet): sec. III av. C.

Cantico dei Cantici: sec. IV av. C.

Sapienza: circa il 100 av. C.

Ecclesiastico (o Siràcide): circa il 190 av. C.

LIBRI PROFETICI

I quattro profeti maggiori: Isaia: sec. VIII av. C.

(i capi 4o-66 sono del secolo VI av. C.)

Geremia: sec. VII-VI av. C.,

con Baruch: sec VI av. C.

e con le Lamentazioni (o Threni): circa il 586 av. C.

Ezechiele: sec. VI av. C.

Daniele: sec. VI-II av. C.

I dodici profeti minori:

Osea: sec. VIII av. C.

Gioele: sec. V av. C.

Amos: sec. VIII av. C.

Abdia: sec. VI-V av. C.

Giona: sec. V-IV av. C.

Michea: sec. VIII av. C.

Nahum: circa il 620 av. C.

Abacuc: circa il 620 av. C.

Sofonia: circa il 640-630 av. C.

Aggeo: nell'anno 520 av. C.

Zaccaria: negli anni 520-518 av. C. (i capi 9-14 sono del secolo IV)

Malachia: tra il 500 e il 455 av. C.

LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO

LIBRI STORICI

I quattro Vangeli (o Evangeli):

Matteo: circa l'anno 50 dopo Cristo.

Marco: circa l'anno 55 dopo C.

Luca: circa il 60 d. C.

Giovanni: circa l'anno 65 d. C.

Gli Atti degli Apostoli: nel 63 d. C.

LIBRI DIDATTICI

Le quattordici Epistole (o Lettere) di S. Paolo:

Ai Romani: anno 58 d. C.

1 e 2 ai Corinzi: anni 56 e 57 d. C.

Ai Galati: anno 55 o 56 d. C.

Agli Efesini: tra il 61 e il 63 d. C.

Ai Filippesi: circa il 61 d. C.

Ai Colossesi: tra il 61 e il 63 d. C.

1 e 2 ai Tessalonicesi: anno 50 e 52 d. C.

1 e 2 a Timoteo: anni 64-65 e 66-67 d. C.

A Tito: circa l'anno 65 d. C.

A Filemone: tra il 61 e il 63 d. C.

Agli Ebrei: circa l'anno 67 d. C.

Le sette Epistole dette «Cattoliche»:

Di Giacomo: circa l'anno 49 (oppure verso l'anno 60)

1 e 2 di Pietro: negli anni 63-64 e 67 d. C.

1, 2 e 3 di Giovanni: verso il 100 d. C.

Di Giuda: circa il 63-64 d. C.

LIBRO PROFETICO

L'Apocalisse di San Giovanni: circa l'anno 95 d. C. 

 

I GENERI LETTERARI

Per comprendere davvero la Bibbia non possiamo fare a meno di valutare i differenti generi letterari che ci permettono di inquadrare in modo corretto i molteplici passi, spesso non semplici, in essa contenuti.

I generi letterari sono le varie forme o maniere di scrivere comunemente usate tra gli uomini di una data epoca e regione, poste in relazione costante con determinati contenuti.

 Nell' Antico Testamento si può trovare poesia popolare (canti del lavoro, dell'amore, del custode o della vittoria, satire, enigmi...), prosa ufficiale (patti, simboli della fede, leggi, istruzioni, esortazioni, cataloghi, lettere...), narrazioni (miti, saghe, racconti eziologici, fiabe, memorie, informazioni, autobiografie...), letteratura profetica (oracoli, visioni, sogni, apocalissi...), generi sapienziali (proverbi, sentenze...), ecc.

Quanto al Nuovo Testamento, nei Vangeli sinottici troviamo detti profetici e sapienziali, paradigmi, parabole, dispute, sentenze, racconti di miracoli, storie della passione, ecc.; nelle lettere si incontrano inni, confessioni di fede, cataloghi di vizi e virtù, precetti per la famiglia, formule di fede, dossologie, ecc.; negli Atti abbiamo discorsi, sommari, preghiere, lettere, racconti di missione, racconti di viaggi, ecc.

Avere coscienza della peculiarità dei generi è molto importante per il nostro accostarci alla Bibbia, proprio perché siamo tentati di livellare i suoi diversi modi di esprimersi. Questo vale soprattutto per le narrazioni, che si tende sempre a leggere come fossero cronache dei fatti, senza sapere poi come affrontare gli inevitabili problemi di storicità di testi che non sono resoconti storici o lo sono in modo assai diverso dal nostro scrivere storia.

 

I testi biblici sono stati scritti con generi letterari diversi, per approfondimento rimanderemo ad un altro articolo, per ora diciamo che abbiamo questi generi:

STORICO, DIDATTICO E PROFETICO.

Questa divisione è stata fatta perché alcuni libri della Bibbia intendono rife­rire fatti storici, veramente successi, altri intendono solo dare un insegna­mento, altri ancora enunciare avveni­menti futuri.

La divisione tuttavia non è rigidissi­ma: alcuni libri «storici» contengono parentesi «didattiche» o «profetiche» e viceversa. Talvolta ancora la storia è insegnata attraverso una composizione poetica (come il racconto della creazio­ne in Genesi 1 e 2, o come quella del pec­cato originale in Genesi 2).

Ad ogni modo quando risulta chiaro che l'Autore intende narrare fatti storici non v'è motivo per dubitare della loro storicità.

Ciò è particolarmente evidente nelle narrazioni evangeliche, scritte da testi­moni oculari o da loro contemporanei degni della massima fede, e mai con­traddetti neppure dai nemici di Cristo.

Se si aggiunge la perfetta concordanza tra gli avvenimenti narrati dalla Bibbia e quelli della storia profana, l'esatta descrizione dei luoghi, la perfetta cono­scenza delle usanze e della mentalità del tempo, e soprattutto il credito straordi­nario che i Vangeli hanno riscosso tra i contemporanei fino a indurli a dare la vita per testimoniarne la verità, allora si comprende che quanto detto nei Vangeli non è che la narrazione fedele di quanto è storicamente.

TUTTO IL TESTO BIBLICO È STATO SCRITTO SOTTO ISPIRAZIONE DI DIO, ED HA PERCIò DIO COME AUTORE PRINCIPALE.

Questa affermazione, può essere accettata solo da chi ha già la Fede.

Per il credente, infatti, la Bibbia non è solo un documento storico-letterario, ma è anche e soprattutto il messaggio di Dio all'umanità.

Questa speciale assistenza di Dio è chiamata «ispirazione».

Nella «Ispirazione divina» l'assistenza di Dio si è estesa non solo alla mente ed alla volontà del­l'autore umano, ma anche all'atto dello scrivere. Ne consegue che il criterio base per sapere quali cose Dio ci ha voluto dire (o, con parola tecnica, «rivelare») nella Bibbia, è di «ricercare con attenzione che cosa in realtà gli scrittori sacri, ispirati da Dio, abbiano voluto significare»

I VANGELI

I quattro Vangeli - scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni - sono la «Magna charta» del Cristiano, perché essi ci testimoniano l'esistenza, l'opera e l'insegnamento di Gesù.

Gesù stesso consacra i Vangeli come il Suo messaggio eterno di salvezza, supe­riore ad ogni altro messaggio umano «Il cielo e la terra (ossia qualsiasi dottrina che nasce dalle creature) passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Marco 13,31).

Ecco perché dobbiamo anzitutto conoscere come sono nati i Vangeli; poi dobbiamo accertarci che gli Autori furo­no bene informati e sinceri, ossia che quanto essi dicono è veramente avvenu­to nella storia; e, infine, dobbiamo dare le prove che i loro scritti sono giunti integri fino a noi.

I - COME E QUANDO SONO NATI I VANGELI

Le persone che sono vissute con Gesù in Palestina 2000 anni fa, che hanno ascoltato le sue parole, che hanno assistito ai suoi miracoli, che l'hanno visto morire in croce, e poi l'hanno rivisto risorto, non hanno potuto tacere questa loro esperienza straordinaria, ma l'han­no raccontata a voce a quante più per­sone potevano e, appena fu loro possibile, hanno messo questi fatti per iscritto, affinché nulla andasse perduto.

É nata così, tra i discepoli di Gesù, cioè nella prima Comunità cristiana, una "tradizione orale" di quello che Gesù ha fatto ed ha detto, tradizione che, attraversando i secoli, è giunta fino a noi proprio attraverso i vangeli scritti.

GESU’ nacque, visse e predicò la sua dottrina in Palestina, e qui morì crocifisso nell'anno 778 di Roma, corrispondente all'anno 30 dell'Era Cristiana.

Negli ultimi tre anni della sua vita, ossia negli anni 28, 29 e 30, Gesù predi­cò il suo Vangelo al popolo, raccogliendo attorno a Sé un piccolo numero di disce­poli che divennero i testimoni privile­giati del suo insegnamento e di suoi miracoli.

Da studi differenti c'è chi sposta la data della morte di Gesù all'anno 33, tre anni più o meno non sono rilevanti.

Sicuramente, già in questi anni alcuni dei suoi insegnamenti furono messi per iscritto: si tratta della raccolta di detti del Signore che gli studiosi chiamano “fonte Q”, e che confluì poi nei Vangeli.

Tra gli anni 30 e 45, la divulgazione orale del Cristianesimo varca i confini della Palestina raggiungendo la Siria (dove, ad Antiochia, i discepoli di Gesù furono per la prima volta chiamati “Cristiani”, l'Asia Minore e la stessa Roma.

Ed è proprio a Roma che, verso l'anno 42, la predi­cazione di Pietro viene messa per iscritto in lingua ebraica da Marco, suo segreta­rio e interprete. Questo primo Vangelo sarà poi tradotto dallo stesso Marco in lingua greca, e così giungerà a noi.

Attorno agli anni 50, in Palestina, l'a­postolo Matteo scrive il suo Vangelo in lingua ebraica, Vangelo che sarà in seguito tradotto in greco, mentre negli stessi anni il discepolo di Paolo, il medi­co antiocheno Luca, scrive, forse in Grecia, il suo Vangelo in lingua greca.

Infine, tra gli anni 60 e 70, l'apostolo Giovanni scrive a Efeso il quarto Vangelo, integrando i tre già esistenti in base alla propria conoscenza diretta dei fatti.

Gli originali dei Vangeli non sono giunti fino a noi; ma ciò non deve meravi­gliare perché essi furono quasi certamente scritti su fogli di papiro che sono assai fra­gili e deperibili.

Però di essi ne furono fatte subito copie dagli stessi contemporanei degli evangeli­sti e poi, su su nei secoli, moltissime altre copie in modo che - come dimostreremo tra poco - il testo dei Vangeli che noi oggi possediamo rispecchia fedelmente quello degli originali.

La datazione dei Vangeli che qui abbiamo riferita è oggi comunemente ammessa dagli studiosi più seri ed obiettivi, specialmente dopo il ritrova­mento degli antichissimi papiri che pre­senteremo in seguito. (Cfr. Carsten Thiede, Gesù, storia o leggenda?, Bologna 1992, pagg. 31-53. Hugo Staudinger, Credibilità storica dei Vangeli, Bologna 1991, pagg.31-51. Craig Blomberg, in: Indagine su Gesù, Casale 1991, pagg. 42-­48).

Per la datazione di Giovanni prima dell'anno 70 (fino ad ora era ritenuto della fine del primo secolo) si veda quanto dicono il Thiede a pag. 37, lo Staudinger alle pagg. 42-43 e il Blomberg a pag. 47.

Si aggiunga che il grande studioso pro­testante Oscar Cullmann arretra la data­zione del Vangelo di Giovanni addirittura all'anno 50. (Cfr. l'intervista a Oscar Cullmann pubblicata sul Sabato del 20/02/93 a pag. 62).

Come si sa, una datazione molto più tardiva di tutti gli scritti del Nuovo Testamento era stata sostenuta, fin dall'i­nizio del nostro secolo, dagli studiosi di scuola illuministica (cfr. Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Roma 1952, pagg. 207-246) che, volendo negare la sto­ricità dei fatti soprannaturali (come i miracoli) narrati nei Vangeli, sostennero che i Vangeli stessi non riferiscono ogget­tivamente i detti e i fatti di Gesù, ma solo ciò che una comunità cristiana (che non aveva conosciuto né Gesù né gli Apostoli) pensava soggettivamente di Lui. Per giu­stificare un tale punto di vista era ovvia­mente necessario ipotizzare una composizione molto tarda dei testi evangelici, attorno all'anno 100 o anche dopo. E que­sta ipotesi di datazione tardiva (oggi smen­tita anche dagli ultimi ritrovamenti archeologici) fece scuola e influenzò pur­troppo anche molti biblisti cattolici e non.

II - GLI AUTORI DEI VANGELI SONO PERSONE BENE INFORMATE E DEGNE DI FEDE. 

Fin qui abbiamo detto cosa sono e come sono nati i Vangeli, ma ora dob­biamo dimostrare che i Vangeli ebbero come Autori persone che conobbero con esattezza i fatti e che erano degne di fede.

1) Ebbene, gli Autori dei Vangeli conoscono con esattezza le cose che scrivono essendo due di essi, Matteo e Giovanni, addirittura testimoni ocula­ri dei fatti che narrano; mentre gli altri due, Marco e Luca, hanno messo per iscritto la testimonianza di persone che sono vissute a lungo con Gesù, Luca spe­cialmente da Maria, mentre Marco da Pietro.

Inoltre, poiché gli Autori scrissero i loro Vangeli quasi subito dopo la morte di Gesù o, al massimo, entro i primi decenni quando ancora vivevano mol­tissimi testimoni oculari dei fatti che narrano, essi erano praticamente nella impossibilità di scrivere cose non vere, tanto che gli stessi nemici dei primi cri­stiani cercarono sì di perseguitarli imprigionandoli e uccidendoli, ma non poterono mai negare la verità dei fatti narrati nei Vangeli.

2) Che poi gli Evangelisti fossero per­sone degne di fede è dimostrato dal fatto che essi subirono persecuzioni e la stes­sa morte pur di non tradire la verità dei fatti da loro narrati.

II - IL TESTO DEI VANGELI È STATO TRASMESSO FEDELMENTE FINO A NOI.

Se è certo che gli Autori dei Vangeli hanno scritto quel che hanno visto e udito, possiamo anche essere certi che i loro scritti sono giunti intatti fino a noi?

Ossia, possiamo essere certi che i nostri Vangeli di oggi riferiscono con esattezza i fatti che riguardano Gesù avvenuti in Palestina 2.000 anni fa?

Per rispondere a questa domanda ri­percorriamo a ritroso, la "catena" dei testi evangelici, cominciando da quelli che oggi possediamo per discendere negli anni fino ai grandi Codici del IV secolo dopo Cristo, scritti su {tooltip}pergamena{end-texte}La pergamena (detta anche cartapecora o carta pecudina) è una pelle di animale non conciata e composta di collagene, utilizzata come supporto scrittorio fino al XIV secolo, quando venne gradatamente soppiantata dalla carta di canapa o d'altre fibre tessili.{end-tooltip}, ed ai numerosissimi frammenti di Van­gelo scritti sui fragili papiri, che sono databili ai primi decenni dalla morte di Gesù.

 I CODICI SCRITTI SU PERGAMENA

Si chiederà: dove i traduttori in lingua italiana hanno preso il testo originale greco? Rispondiamo che lo hanno preso dagli antichi codici del IV secolo dopo Cristo, scritti in lingua greca su perga­mena e che contengono tutto il testo dei Vangeli.

La ragione per cui si dovette atten­dere fino al IV secolo dopo Cristo per scri­vere i Vangeli su solidi fogli di pergamena è che solo nel IV secolo l'imperatore Costantino, con il rescritto di Milano del 313, concesse la libertà al Cristianesimo.

Solo allora i Vangeli (scritti prima nella semiclandestinità su economici ma fragili fogli di papiro) furono ricopiati sui più costosi ma solidissimi fogli di pergamena, e rilegati poi in forma di codice (cioè di libro).

Di questi codici ricorderemo qui solo i tre principali: Il Codice Vaticano; il Codice Sinaitico e il Codice Alessandrino.

Il Codice Vaticano (B,03) cosiddetto perché fin dal secolo XV è conservato nella Biblioteca Vaticana.

É il più antico dei grandi codici del IV secolo ed è anzi considerato molto vici­no all'epoca dei manoscritti su papiro.

É scritto su 3 colonne e contiene quasi tutto l'Antico Testamento, i quattro Vangeli integralmente e la maggior parte delle lettere degli Apostoli.

Il Codice Sinaitico (S,01), scoperto dal celebre papirologo von Tischendorf nel I Monastero di Santa Caterina sul monte Sinai. É scritto su 4 colonne.

É dell'inizio del IV secolo e contiene quasi tutto l'Antico Testamento, tutto il Nuovo Testamento.

Dopo molte vicissitudini è stato acquistato dal Museo Britannico di Lon­dra dove è conservato.

Alcuni fogli mancanti dello stesso codice furono più tardi ritrovati a S. Caterina e qui conservati.

Il Codice Alessandrino (A,02) è del secolo V e contiene quasi tutto l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento con solo poche lacune.

É pure conservato nel Museo Britan­nico di Londra.

Gli antichissimi frammenti di papiri evangelici furono ricopiati fedelmente, nel IV seco­lo (notiamo che nel IV sec. i papiri del Vangelo erano numerosissimi ed erano ancora intatti), sui robusti Codici di per­gamena, che fanno da "ponte" tra quelli e i Vangeli che noi oggi possedia­mo, ossia fanno da ponte tra Gesù e noi.

 GLI ANTICHISSIMI PAPIRI EVANGELICI DEI PRIMI DECENNI DOPO CRISTO

Quel che ci resta ora da dimostrare è che questi codici del IV secolo riproduco­no fedelmente gli antichissimi papiri scritti nei primi decenni dopo Cristo. Ed è appunto quanto ci accingiamo ora a fare.

Questi frammenti di papiri dei Vangeli - che vanno da Gesù al IV seco­lo - ne sono giunti a noi ben 4.680 par­ziali e circa 230 completi: ma il loro numero è destinato ad aumentare col procedere delle ricerche archeologiche.

Noi ne ricorderemo qui solo i princi­pali, per dimostrare che il loro testo è riprodotto esattamente nei grandi codi­ci del IV secolo.

Questi antichi papiri - anche se pic­coli - fanno infatti come da "tasselli di saggio" e confermano che tutto il testo dei Vangeli contenuto nei grandi Codici del IV secolo è fedele agli originali.

E incominciamo col mostrare il papi­ro Chester Beatty I (P45), ritrovato presso il Cairo nel 1930 ed ora custodito nel Museo Beatty di Dublino.

Esso è legato in forma di codice ed è databile alla prima metà del secolo III. Contiene gran parte dei Vangeli di Marco e di Luca, e degli Atti.

Più antico del Beatty I° è il codice in papiro P66, detto Bodmer II perché conservato nella Biblioteca Bodmer di Coligny, presso Ginevra.

É databile alla seconda metà del seco­lo II, forse anche verso il 150 d.C. Contiene i primi 14 capitoli del Vangelo di Giovanni, dai versi 1,1 ai versi 14,26 (mancano solo 24 versetti) e alcuni frammenti dei restanti 7 capitoli.

Più antico ancora è il frammento di codice P52, detto papiro Rylands, ritro­vato nel 1920 nell'alto Egitto e conserva­to nella Biblioteca Rylands di Man­chester.

É scritto sui due lati e contiene alcuni versetti del capitolo 18 del Vangelo di Giovanni.

L'esame della scrittura e la prova al radio-carbonio 14 lo fanno datare all'e­poca dell'imperatore Adriano (137-139 dopo Cristo) se non prima. General­mente è ritenuto dell'anno 125.

Ma il più antico papiro contenente un testo del Vangelo è il 7Q5, così detto perché ritrovato nella settima grotta di Qumran e catalogato con il numero pro­gressivo 5.

Di esso, data la sua antichità ed importanza, ci occuperemo ora più a lungo.

Qumran è una località della Pa­lestina a Nord-Est del Mar Morto dove ai tempi di Gesù fioriva una comunità religiosa di monaci Esseni, del cui monastero rimangono ancor oggi nume­rosi resti.

Quando Vespasiano, nell'anno 66 dopo Cristo, in seguito alla prima solleva­zione dei Giudei contro Roma, iniziò la repressione militare che si concluse con la distruzione di Gerusalemme i monaci fuggirono da Qumran non però prima di aver nascosto, nelle numerose grotte naturali che costellano le alture a nord del monastero, i loro libri sacri racchiusi in anfore di terracotta ben sigillate.

Fu così che quei preziosi manoscritti sfuggirono alla distruzione e poterono giungere fino a noi.

Infatti, quasi 2000 anni più tardi, nel 1947, alcuni pastori beduini che erano saliti sui dirupi di Qumran alla ricerca di una capra, penetrarono in una grotta dove trovarono alcune anfore piene di rotoli tutti coperti di scritture antiche.

La scoperta attirò subito l'attenzione del mondo scientifico: le grotte, in numero di 11, furono ispezionate siste­maticamente dagli archeologi: nella grotta n. 1 fu ritrovato il celebre rotolo di Isaia, scritto in ebraico su pergamena, risalente al I secolo avanti Cristo, mentre nella grotta ispezionata nel 1955, furono rinve­nuti alcuni frammenti di rotoli di papi­ro eccezionalmente scritti in lingua greca.

Ma fu solo 17 anni dopo, nel 1972, che il celebre papirologo spagnolo, Padre José O'Callaghan, mentre stava lavo­rando alla catalogazione scientifica dei papiri greci dell'Antico Testamento, cer­cando di decifrare il 7Q5, scoprì che esso conteneva non un testo dell'Antico Testamento ma del Nuovo Testamento, e precisamente i versetti 52 e 53 del capitolo 6° del Vangelo di San Marco.

Ecco la trascrizio­ne in caratteri moderni delle lettere decifrate e la loro integrazione (qui evi­denziata) nel testo criticamente rico­struito e la traduzione italiana del passo:

«...avevano capito riguardo ai pani, ma il loro cuore era induri­to. 53 E compiuta la traversata vennero a Genesaret e approdarono. 54 E quando...»

Possiamo quindi affermare con cer­tezza che il papiro 7Q5 contiene il testo di Marco lo stesso testo che ritroviamo intatto nei grandi codici del IV secolo e che qui abbiamo messo in evidenza nel Codice Vaticano.

Ciò dimostra che la trasmissione del testo dei Vangeli si è mantenu­ta inalterata dai manoscritti del I secolo ai grandi codici del IV secolo e, da questi, fino ai nostri giorni.

Alla fine di questo nostro lavoro non ci resta che il dovere di precisare il meglio possibile l'anno nel quale fu scritto il papiro 7Q5.

In base ai dati storici esso è certa­mente anteriore agli anni 66-68 dopo Cristo, anni nei quali - come sappiamo - fu nascosto nella grotta 7 di Qumran.

Ma in base ai dati paleografici, ossia in base al tipo di scrittura, esso risulta ancora più antico: infatti i paleografi Schubart e Roberts hanno datato il 7Q5 attorno agli anni 50; e questo ancor prima che O'Callaghan lo identificasse con Marco 6,52-53.

Se poi, seguendo gli studi di Padre Carmignac, riflettiamo che il 7Q5 non è l'originale scritto in ebraico da Marco a Roma, ma una copia della sua traduzione greca giunta più tardi a Qumran, si deve concludere con lui che l'originale di Marco è ancora più antico e fu scritto assai prima dell'anno 50, forse tra il 42 e il 45, ossia a soli 10-15 anni dalla mor­te di Gesù, quando vivevano ancora i testimoni oculari dei fatti (Op.cit.­pag.104).

Notiamo infine che la vicinanza dei manoscritti dei Vangeli ai fatti che narrano è, si può dire, un caso unico nella storia della trasmissione dei testi antichi. Se si pensa che eventi storici dei quali nessuno dubita, come le campagne di Giulio Cesare in Gallia da lui descritte nel De bello gallico, sono testimoniate da pochissimi manoscritti che distano 8 seco­li dall'originale; e che le opere dei grandi poeti greci come Omero, Eschilo, Euripide e Sofocle e di grandi filosofi come Platone e Aristotele sono giunte a noi su copie scrit­te 1200-1300 anni dopo che fu scritto l'ori­ginale, allora dobbiamo convenire che i Vangeli sono, sotto l'aspetto delle fonti, i testi più sicuri che si conoscano.

Ultima modifica il Giovedì, 05 Dicembre 2013 23:47
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Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

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