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Mercoledì, 08 Gennaio 2014 19:12

Medioevo arretrato? Leggenda o realta?

Secorari Pregiudizi sul Medioevo

SECOLARI  PREGIUDIZI  SUL MEDIOEVO
dal sito http://www.mondoanticoetempimoderni.it
( a cura del prof. Antonio Passiatore* )

Il termine «Medioevo» è un termine improprio, di connotazione negativa, che vorrebbe interpretare questo periodo di un millennio (dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente alla scoperta dell’America) come un’epoca «oscura» tra la «luminosità» della civiltà antica e di quella moderna umanistico — rinascimentale.
In realtà la storia non fa salti, quindi il Medioevo rappresenta un crogiolo in cui la Chiesa, raccogliendo l’eredità classica e quella delle varie culture europee, le illumina con la luce della fede cristiana. E», tuttavia, necessario insistere sul fatto che, alla luce delle ricerche, in un periodo così lungo è esistita una varietà di culture, che si sono affermate in tempi diversi.

Certo il Medioevo Mediterraneo si distingue profondamente dal Medioevo Celtico, anche se intercorrevano rapporti culturali tra i due mondi, tanto che monaci irlandesi sono venuti a predicare e a fondare monasteri fino in Val Padana e in Toscana, mentre i monaci benedettini, camminando da Subiaco a nord, sono arrivati fino in Scozia; nondimeno la cultura, la lingua, la civiltà del Medioevo Celtico si differenziano notevolmente dalla cultura delle nostre zone.

Tra i popoli baltici e quelli della Finlandia, invece, il Medioevo si afferma quando nelle nostre regioni sta declinando; infatti i primi castelli vengono eretti in Finlandia nel XIII secolo.
Anche in Italia, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.c.), per un lungo periodo convivono il Medioevo Occidentale (nato da elementi della civiltà romana, a cui subentrano i Longobardi) e Medioevo Orientale (Bizantini con sede a Ravenna), coesistono monaci di lingua greca e monaci di lingua latina e, per un certo tempo, monaci irlandesi (Bobbio è stata fondata da un monaco irlandese). Si è verificato, dunque, un fenomeno di inculturazione, dove i monaci, i santi hanno assunto quanto c’era di valido in ogni singola cultura, rielaborandolo alla luce del Vangelo. Sono nati i popoli, che in seguito hanno dato origine a quelle nazioni, i cui antichi confini risalgono al Medioevo: ancora oggi il confine che separa i Croati cattolici, che scrivono in alfabeto latino dai Serbi ortodossi, che scrivono in alfabeto cirillico, coincide, con ottima approssimazione, col confine esistente tra Impero Romano d’Oriente e Impero Romano d’Occidente all’epoca di Teodosio.

Dalle ceneri della civiltà romana il Medioevo ha raccolto particolarmente il mito imperiale di un’autorità universale che riesce a mettere insieme le diversità nell’armonia. Mentre, infatti, i cristiani dei primi secoli avevano fustigato severamente l’Impero romano, nel momento in cui Roma cade ad opera dei Visigoti, S. Agostino scrive pagine commosse sul fatto che con Roma crolla il sogno di una società, dove il diritto era uguale per tutti e la pace era garantita, per lasciare il posto al caos, alla guerra di tutti contro tutti. Non solo i cristiani raccolgono questo sogno di universalità , ma i monaci, Benedettini soprattutto, conservano e trasmettono i testi e le opere degli autori classici, che l’Umanesimo si vanta di scoprire. Per l’esattezza, inoltre, si deve parlare di «universalismo» medioevale, ma non nel senso odierno di globalizzazione, perché, se esiste un fondo di valori comuni (fede, lingua), esiste anche una varietà di culture locali, su cui la Chiesa ha operato con un colossale lavoro di mediazione culturale, durato per secoli, in modo da cogliere quanto di buono e di specifico appariva in ogni cultura.

Innovazioni tecnologiche, bonificazioni, utilizzo e organizzazione delle risorse agro — pastorali intorno alle grandi abbazie hanno dato alle nostre terre un volto ben diverso da quello che siamo soliti immaginare per 1′ «oscuro Medioevo». Gli ordini monastici, infatti, sono stati i migliori contadini dell’epoca antica e quelli che meglio hanno dissodato il terreno, ben diversamente da quanto appare nel noto film «Il nome della rosa» tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco.

Allo stesso modo sono molte le deformazioni e le derisioni riguardo alla cavalleria, soprattutto perché la nostra mentalità non riesce a concepire la forza armata posta al servizio della verità e non dipendente da alcuna autorità politica; ma questo è l’ideale che ci indicano i documenti del tempo (vedi il trattatello di S.Bernardo da Chiaravalle » De laude novae militiae: l’elogio della nuova milizia»), anche se non tutti i cavalieri vi hanno mantenuto fede.
Quanto poi alla produzione letteraria e artistica basterebbe citare l’opera di Dante Alighieri o le splendide cattedrali romaniche e gotiche, che richiedevano il lavoro di diverse generazioni di artigiani, per nutrire qualche dubbio sul Medioevo come epoca di barbarie. Ormai gli studi hanno ricostruito la verità storica, ma persiste ancora la «leggenda nera» sul Medioevo; nata all’epoca della Riforma protestante, quando tutto quanto era cattolico e romano s’identificava con l’anticristo, è rafforzata dagli enciclopedisti dell’Illuminismo, che l’hanno teorizzata lucidamente per distruggere l’autorità precedente, il cristianesimo e la differenziazione dei ceti («Écrasez l’infàme»: schiacciate l’infame, cioè la Chiesa, è una frase del tollerante Voltaire!). La leggenda viene ereditata e trasmessa successivamente come cultura di stato per la formazione del cittadino sia in epoca risorgimentale, di marca liberal — massonica, sia dai totalitarismi del nostro secolo (Fascismo, Nazismo e Comunismo) fino ai giorni nostri. Rimane ancora molto ricco di fascino il Medioevo del folclore, che viene riprodotto spesso in feste o gare locali (è nato in Piemonte un campionato nazionale di scherma medioevale) e che imperversa nei giochi di ruolo, nei fumetti, nel cinema. Perché tanto fascino? Forse perché, come afferma Franco Cardini, nonostante tutto, ancora oggi un cavaliere è più bello di un bancario o di un banchiere

E», dunque, il bisogno di bellezza, di eroismo, di valori forti che il Medioevo del mito evoca dentro di noi in un momento storico come il nostro, in cui la cultura ha apostatato da tutti i valori. Abbiamo bisogno di inventarci un luogo storico, dove certe esperienze diventano possibili; è un tessuto di simboli, che hanno un profondo radicamento religioso, del quale l’uomo, malgrado tutto, non può fare a meno.
In conclusione possiamo dire che esistono:

a) un Medioevo della storia;

b) un Medioevo dell’immaginario o della «leggenda nera» che fa di quest’epoca la «fogna» della storia, a cui viene ingiustamente attribuito ogni misfatto o     barbarie;

c) un Medioevo del folclore tuttora vivo e ricco di manifestazioni in Italia e nel mondo.

Un medioevo Creativo

Proviamo ora semplicemente ad elencare una elementare serie di elementi dovuti alla “creatività medievale”:
Il medioevo ha “scoperto” come usare il cavallo per i lavori nei campi (unico aiuto per i contadini per quasi 1000 anni, cioè fino all’invenzione delle macchine!)

  • Ha inventato i bottoni;

  • Ha inventato la forchetta;

  • Ha inventato gli occhiali;

  • Ha inventato il “comune”;

  • Ha inventato le banche;

  • Ha inventato le cambiali, le assicurazioni, la “partita doppia”, gli assegni, le accomandite;

  • Ha inventato l’Europa dei popoli;

  • Ha inventato le università;

  • Ha inventato il libro ( prima c’erano i «volumi», i rotoli!)

  • Amava la letteratura gioiosa, briosa, goliardica, che inneggiava alla vita in tutte le sue forme;

  • Ha inventato la cavalleria, l’amor cortese, lo stilnovo;

  • Amava la poesia, la musica e la danza

  • Ama le immagini ed i colori (pensate alle miniature ed ai libri illustrati! Alle vetrate delle chiese!);

  • La pittura medievale è viva, ama i colori vivaci, decisi;

  • Ha costruito castelli e cattedrali che sfidano i secoli e che sono sopravvissuti a guerre, bombardamenti, terremoti ed ogni altra forma di distruzione umana o della natura;

  • Uomini del medioevo erano Giotto, Dante, Boccaccio, ma anche Lorenzo il Magnifico e lo stesso Leonardo da Vinci …

  • …e se i pazienti monaci del «barbaro, incolto e rozzo Medioevo» non avessero ricopiato e conservato, per mille anni, nelle loro biblioteche, i testi antichi … che cosa avrebbero riscoperto i «colti, civili, eleganti (tanto attenti ad evitare il volgo!)» umanisti?

   (* docente di  Lingua e letteratura Italiana e Storia)


Il medioevo
(  a cura del prof. Antonio Passatore*  )

L’umanesimo prima e l’illuminismo poi, definirono “medioevo” l’età compresa tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la scoperta dell’America.
Ancora oggi questo termine comporta, nel nome stesso, un giudizio di negatività: esso sta ad indicare, nella mentalità comune, un’epoca di oscurantismo compresa tra due grandi civiltà, quella romana e quella rinascimentale.
Questo giudizio, ancora oggi abituale (diciamo “medievale” per indicare qualcosa di vecchio, di retrogrado, di barbaro, di incivile, qualcosa di generato dall’ignoranza ecc.), è assolutamente falso nella forma e nella sostanza.

1) E» sbagliato nella forma :
a) perché le epoche storiche non possono essere giudicate ma studiate e conosciute;
b) è inoltre assurdo racchiudere in un unico giudizio più di mille anni di storia.

2) È sbagliato nella sostanza:
a) perché dal medioevo è scaturita l’Europa contemporanea;
b) perché sempre più gli studi dimostrano che quella medievale e stata una grande civiltà;
c) perché nel medioevo hanno operato artisti come Giotto, Cimabue, … filosofi come Cassiodoro, Agostino, Tommaso D’Aquino, … letterati come Dante, Petrarca, Boccaccio; lo stesso Leonardo da Vinci vive e opera nel medioevo, benché alla fine.


Proviamo dunque a segmentare, a spezzare in più parti  quei mille anni di storia ed a capire il perché di questo enorme errore storico.
Abbiamo detto che l’impero romano d’occidente cessa di esistere nel 476 d.C..
Che cosa accade nei 100 anni seguenti?
L’Europa viene abbandonata a se stessa, in balìa dei vari popoli barbarici che arrivano dall’Oriente; in Italia, goti e bizantini, si contendono la penisola portando morte e distruzione; intorno alla metà del 500 questa è invasa dai longobardi, popolazione rozza e feroce che odia i romani e i cristiani: narra Paolo Diacono che i longobardi partirono dalla Pannonia il giorno dopo la Pasqua, che in quell’anno, il 568, secondo il calcolo, era caduto il primo aprile, con Alboino c’era un gran numero di alleati: Svevi, Ostrogoti del Norico, Gepidi, Sarmati, Bulgari, Turingi, Avari, e circa ventimila Sassoni tributari dei Franchi; dietro seguivano donne, bambini, vecchi, (circa centomila) con i carri e con tutte le masserizie e una mandria di bestiame con 30 mila capi di bovini, 10 mila maiali, 10 mila fra pecore e capre.

Quelli che seguirono furono forse gli anni più duri della storia italiana.
I Longobardi posero la loro capitale a Pavia e governarono buona parte dell’Italia, anche se parte dell’Italia meridionale era sottoposta ai bizantini e intorno a Roma cresceva sempre di più il potere del Papa e si andava costituendo quello che sarebbe diventato lo stato pontificio. Per questo periodo è molto difficile tracciare i confini di un dominio: una città, un villaggio, un ponte, cambiano di dominazione da un giorno all’altro, più volte nello stesso anno; non c’è un sistema di leggi perché la legge cambia man mano che cambiano i padroni; non esiste una cultura perché non ha senso imparare null’altro che non sia l’arte di sopravvivere. Tuttavia, più gli anni passano, più le usanze, i costumi, le lingue, le leggi si mescolano e la convivenza diventa possibile. Durante il 700 l’Europa è governata da una miriade di piccoli o grandi signori che si alleano tra di loro o si fanno la guerra, a seconda delle circostanze; e che affermano di riconoscere l’autorità di questo o di quell’altro re o Papa o imperatore a secondo della propria convenienza: tuttavia delle parvenze di stati iniziano a sorgere.
L’opera viene completata quando, la notte di Natale dell’anno 800 d.C., Carlo Magno, re dei Franchi, è incoronato imperatore dal Papa: nasce così il sacro romano impero.
Esso costituisce la rinascita di una autorità centrale capace di farsi rispettare da molti, se non da tutti. Costituisce anche la nascita della civiltà feudale caratterizzata da  una economia di sussistenza, dalla centralità del castello e della corte,  dall’affidamento di quasi tutti i poteri da parte dell’imperatore ai propri feudatari (principi e baroni, Duchi, conti, cavalieri ecc.), dal ripristino di una qualche forma di legalità e di sicurezza,
dalla ripresa, sia pur lenta, degli spostamenti e dei traffici dalla nascita di quelle figure leggendarie che furono i cavalieri medievali.

Buona parte di questi risultati lo si dovette alla Chiesa Cattolica in generale e ai monaci di San Benedetto in particolare.

San benedetto da Norcia, era un non nobile di stirpe latina, che, sconvolto per le guerre e le violenze della sua epoca (siamo tra il 480 ed il 547 d.C.), aveva deciso di diventare monaco e si era ritirato in una grotta a Subiaco, dove viveva da eremita. Scoperto casualmente il suo eremo, la sua fama di santità si diffuse e molti fedeli gli chiedevano di essere aiutati a servire bene il Signore. Alla fine Benedetto cedette e impose, a chi voleva seguirlo, il rispetto della regola che volgarmente e tradizionalmente viene sintetizzata in quel famoso “ora et labora”, a cui va aggiunto anche “stude”. San Benedetto infatti era convinto che bisognasse servire il Signore con il corpo (lavorando), con la mente (studiando) e con lo spirito (pregando). Ben presto i monasteri di San benedetto si moltiplicarono in tutta Europa e alle loro porte bussavano sia Latini che barbari, sia nobili che contadini: una delle regole era che quando qualcuno decideva di entrare in monastero, cambiava nome ad indicare che a nessuno importava ciò che era stato in precedenza, re o assassino, ciò che contava, era quello che si desiderava fare da allora in poi ed il rispetto della regola.

Con il loro lavoro gratuito, cioè senza attesa di guadagno, i monasteri benedettini divennero centri di produzione e sottrassero ai boschi e alle paludi grandi quantità di territorio che in quegli anni di abbandono ne erano state soprafatte.

Ben presto i monasteri, cominciarono ad essere edificati con mura possenti come quelle dei castelli, e divennero, perciò, valido rifugio per le popolazioni circostanti durante le incursioni barbariche. Inoltre, mentre tutti intorno regnava la violenza e la guerra, nei monasteri, come forma di adorazione di Dio, si ricopiavano a mano tutte le antiche opere dei classici latini, salvando così dalla distruzione secoli di civiltà e di cultura.
Ricapitolando dunque, i monasteri benedettini:
- furono centri di produzione;
- costituiranno un rifugio per le popolazioni;
- educarono al rispetto della regola;
- diedero dignità al lavoro manuale;
- conservarono la cultura;
- insegnarono il rispetto per l’altro e il perdono;
- insegnarono la convivenza e la collaborazione a etnie e a popoli che spesso si odiavano.
Da qui rinacque l’Europa, per questo motivo San Benedetto è considerato patrono d’Europa.

Più in generale la Chiesa Cattolica, dovette farsi carico della difesa dei deboli e molto spesso, non potendolo fare con le armi, lo fece cercando di convincere gli aggressori a maggiore giustizia, a maggiore equità, a maggiore gentilezza.
L’esempio più emblematico di questa azione della Chiesa, fu quanto essa fece con la cavalleria. Questa originariamente era una realtà violenta e sanguinaria, costituita da figli cadetti di famiglie nobili, senza alcuna eredità, che andavano alla ventura per procurarsi gloria e potere. Piano piano la Chiesa riuscì a trasformarla in uno strumento per la difesa dei deboli, della verità e della giustizia.
Poiché i re barbari non sapevano amministrare e organizzare le città e i popoli, molti ecclesiastici entrarono al loro servizio ed in questo modo riuscirono ad influenzare le loro decisioni, cosicché l’Europa divenne via via sempre meno violenta e meglio organizzata.
Sono questi i motivi per cui oggi possiamo definire la civiltà medievale una grande civiltà costituita, dopo uno scontro iniziale, dall’incontro della civiltà romana con quella germanico barbarica, saldate insieme dalla cultura cristiano cattolica, al punto che si potè parlare, a proposito della civiltà medievale, di «Res pubblica catholica».
Proprio l’odio, per il cristianesimo in generale ed il cattolicesimo in particolare, da parte dell’illuminismo massonico, è il motivo per cui tante menzogne sono state inventate a proposito del medioevo.

Il sacro romano impero non durò a lungo, le lotte fra i discendenti ed eredi di Carlo Magno, unite alle ribellioni dei feudatari, ne decretarono la distruzione.
Durante il 900 l’Europa fu sottoposta a tre nuove invasioni barbariche: quella dei turchi, quella degli ungari, e quella dei vichinghi o normanni.
Queste nuove invasioni convinsero i feudatari germanici a confederarsi e  ad eleggere un nuovo imperatore, Ottone I di Baviera; nasce così il sacro romano impero di nazionalità germanica, che, di fatto, durerà sino al 1918, cioè fino alla fine della prima guerra mondiale. Con questa nuova struttura statale giungiamo all’anno mille, al risveglio dell’Europa, all’era delle crociate, alla ripresa dei commerci, a Marco Polo, alla ripresa delle letterature europee, alla nascita della borghesia e della civiltà comunale. di Salvatore Incardona Google Plus

    ( * docente di Lingua e letteratura italiana e Storia)

Pubblicato in Storia del Cristianesimo
   

Mons. Luigi Negri


   

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