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Domenica, 29 Dicembre 2013 12:02

I presunti fratelli di Gesù

La cultura ebraica era molto diversa da quella greca, e se Paolo in una occasione usa il termine “cugino” per indicare la parentela tra Barnaba e l’evangelista Marco, non rappresenta certo una prova. In tal senso bisogna chiedersi come mai, i protestanti fautori dei due o tre versetti, che confermerebbero una verità, non si siano accorti che nel N.T. cugino anepsios viene usato solo nella lettera ai Colossesi 4,10 e in un solo versetto, quello del saluto finale. In compenso Paolo per quasi 120 volte usa il termine “fratello” per indicare una comunanza spirituale o un legame che non è quello uterino e, spesso, neanche familiare.

Sappiamo ad esempio che Maria era cugina di Elisabetta la madre di Giovanni, ma nella Bibbia non troviamo scritta la parola anepsios riferita alle due, e nemmeno per indicare il legame di parentela tra Giovanni il battista e Gesù. I figli di cugini, sono a loro volta cugini, misteriosamente però chiunque (oltre ai genitori) rapportato a Gesù non viene indicato con termini di parentela, ma come fratello.

Le differenze interpretative che dividono cattolici e protestanti, si incentrano prevalentemente sul significato letterale che vogliono dare a taluni versetti i fratelli protestanti, mentre per altri, adottano anche loro l’interpretazione, non sempre corretta, come ad esempio nel caso dell’Eucaristia.

I protestanti e gli esegeti storico-critici identificano i fratelli di Gesù con suoi fratelli carnali sulla base delle seguenti considerazioni:
La parola greca adelphòs, derivando dal termine delphus che significa utero, indica il fratello carnale, figlio della stessa madre. Non esistono esempi, né presso gli scrittori classici, né presso gli autori ebrei che hanno scritto in greco, né nello stesso Nuovo Testamento, di documenti che attestino l’uso di adelphos nel significato di cugino. Se gli evangelisti avessero voluto intendere con tale termine i cugini di Gesù, avrebbero adoperato il termine anepsios, utilizzato, per esempio, in Col 4, 10:
Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni se verrà da voi, fategli buona accoglienza e Gesù, chiamato Giusto.
Secondo la testimonianza di Mt 1, 25, Giuseppe non ebbe rapporti sessuali con Maria fino alla nascita del figlio , il che ne esclude la perpetua verginità. In Lc 2, 7, l’evangelista riferisce che Maria diede alla luce il suo figlio primogenito. Se Gesù fosse stato figlio unico, anziché il termine primogenito avrebbe adoperato il termine unigenito. Se i fratelli di Gesù fossero stati veramente cugini, perché vengono elencati per nome assieme alla madre di Gesù in Mt 13, 5556 ed in Mc 6, 34? Allo stesso modo, l’antitesi fratelli contro discepoli osservanti riportata in Mt 12, 4650, Mc 3, 3134 e Lc 8, 1921 perderebbe la sua forza, se Gesù stesse parlando dei suoi cugini. (fin qui i protestanti)

 

Queste affermazioni sono facilmente confutabili, secondo quanto esposto qui di seguito.
Nei testi di ambiente greco classico, la parola adelphos indica effettivamente il fratello carnale, figlio degli stessi genitori. Il concetto di fratello couterino insito nell etimologia del termine viene tuttavia ampliato ed esteso ai figli di uno stesso genitore, compreso il padre. Adelphos può quindi indicare il fratello in senso stretto, oppure il fratellastro. Non mancano delle eccezioni a questa regola.

L’imperatore Marco Antonino, per esempio, chiama adelphos il padre di suo genero, Severo. Esiste poi un iscrizione greca risalente al III secolo a.C. in cui una donna, maritata a suo cugino, viene chiamata sua sorella e moglie. A volte, poi, il termine adelphos viene utilizzato con intento elogiativo, indipendentemente dai rapporti di parentela: per es. Caligola chiama Tiberio, figlio di Druso e di sua zia Livilla, per

discendenza cugino, per affetto fratello.

Nei testi ellenistici di provenienza orientale il termine adelphos assume una gamma di significati ancora più ampia: secondo l’esperta papirologia Orsolina Montevecchi (1957), nei papiri esso può significare fratello (o sorella) in senso stretto, ma anche cugino, cognato, parente, marito (o moglie). Tale ampiezza di significati è ben documentata nei testi greci provenienti da ambienti semitici.

Nelle lingue ebraica ed aramaica, che sono lessicamente molto più povere del greco, manca un termine specifico per esprimere il concetto di cugino o cugina, per cui molto spesso si ricorre alla parola fratello (in ebraico ah; in aramaico aha ) o sorella (in ebraico hôt; in aramaico ahot ). Solo per i parenti del fratello del padre l’ebraico dispone di termini più brevi. Il fratello del padre viene indicato con la parola dôd. Suo figlio, ovvero il nipote per parte di padre, può essere chiamato ben-dôd e sua figlia bat-dôd. Per indicare il figlio o la figlia della sorella del padre bisogna ricorrere a complicate circonlocuzioni, che diventano ancora più complesse dovendo parlare dei parenti del fratello o della sorella della madre, mancando termini adeguati per esprimere questo rapporto di parentela.

Per evitare lunghi giri di parole, nel testo masoretico, ovvero nell Antico Testamento ebraico, è attestato un uso molto ampio della parola fratello/sorella. I termini ah ed aha (fratello), ovvero hôt e ahot (sorella), vengono adoperati per indicare i rapporti di parentela più vari:  Fratello, ovvero figlio degli stessi genitori (es. Caino e Abele): Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore . Poi partorì ancora suo fratello Abele. (Gen 4, 12

Fratellastro, ovvero figlio dello stesso padre ma di madre diversa (es. i figli di Giacobbe, avuti da quattro mogli diverse): Giuseppe all età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. (Gen 37, 2) Si noti che Giuseppe, essendo figlio di Rachele, aveva come fratello effettivo solo Beniamino.

Parente, cugino, o comunque membro del clan familiare:Abram disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli (… ). (Gen 13, 8) (Abramo chiama fratello il nipote Lot, figlio di suo fratello).

Figli di Macli: Eleazaro e Kis. Eleazaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. (1Cr 23, 2122) (i figli di Kis, fratello di Eleazaro, sono i cugini in primo grado delle figlie di Eleazaro)

Membri della stessa tribù del popolo di Israele: Il Signore parlò a Mosé: Questo riguarda i leviti: da venticinque anni in su il levita entrerà a formare la squadra per il servizio nella tenda del convegno. Dall età di cinquant “anni si ritirerà dalla squadra del servizio e non servirà più. Aiuterà i suoi fratelli nella tenda del convegno sorvegliando ciò che è affidato alla loro custodia; ma non farà più servizio. Così farai per i leviti, per quel che riguarda i loro uffici. (Nm 8, 2326)

Amico o alleato:

Perché son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Gionata, per la tua morte sento dolore, l’angoscia mi stringe per te, fratello mio Gionata! (2Sam 1, 2526)

(Davide si rivolge qui a Gionata, figlio di Saul, con il quale non ha legami di parentela). 

Collega, ovvero persona che svolge un medesimo incarico o è investito di una medesima autorità: Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d Israele e dissero:

Il tuo servo Ben-Hadad dice: Su, lasciami in vita! . Quegli domandò: E ancora vivo? Egli è mio fratello! . (1Re 20, 32) (Acab, re d Israele, parla di Ben-Hadad, re di Aram)

Prossimo, ovvero persona verso la quale si hanno degli obblighi morali: Ognuno si guardi dal suo amico,non fidatevi neppure del fratello, poiché ogni fratello inganna il fratello,e ogni amico va sprgendo calunnie (Ger 9, 3).

 

Compagno di fede: In quel tempo diedi quest ordine ai vostri giudici: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che sta presso di lui (Dt 1, 16).

In tutti questi casi, la traduzione in greco detta dei Settanta , realizzata tra il III ed il I sec. a.C., comprendente il testo masoretico ed altri scritti, chiamati deuterocanonici, adopera il termine

adelphos. Anche gli scritti del Nuovo Testamento furono redatti in un greco ellenistico ricco di semitismi e in essi la parola adelphos è caratterizzata dalla stessa ampiezza di significati che caratterizza il termine

ebraico/aramaico che sta per fratello nel testo masoretico. Vediamo alcuni esempi della polisemia della parola adelphos nel Nuovo Testamento: Fratello in senso stretto (figlio degli stessi genitori):

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò (Mt 4, 20)

Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo (Mt 27, 56) (Giacomo maggiore e Giovanni, apostoli, erano figli di Zebedeo e di Salome).

Fratellastro (un solo genitore in comune):

Nell anno decimoquinto dell impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo, suo fratello, tetrarca dell Itumea e della traconitide

( ) (Lc 3, 1) Erode Antipa e Filippo erano entrambi figli di Erode il Grande, ma avevano madri diverse: Maltace e Cleopatra di Gerusalemme.

Parente o cugino: Il caso specifico si riferisce proprio ai presunti fratelli di Gesù, come verrà dimostrato in seguito. Per ora soprassediamo.

Discepolo di Gesù:  Ma voi non fatevi chiamare rabbì , perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli  (Mt23, 8)

 

Compagno di fede, credente:La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen. (Gal 6, 18) Se ne può concludere che l uso della parola adelphos nei Vangeli, nonostante il significato

etimologico del termine, non indichi necessariamente il fratello carnale, figlio degli stessi genitori, ma venga utilizzato in accezione più ampia, fino a definire vari gradi di parentela o di comunanza

spirituale.

Il termine anepsiòs, che nel greco classico significa effettivamente cugino, nei testi ellenistici di origine semitica viene utilizzato per indicare una parentela piuttosto remota, di grado non ben

definibile, comportante spesso anche una distanza geografica: Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli saltò in piedi a salutarlo e Gabael pianse e lo benedisse: Figlio ottimo di un uomom ottimo, giusto e largo di elemosine, conceda il Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie. Benedetto Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli! (Tb 9, 6)

Gabael e Tobi erano parenti alla lontana ed abitavano molto distanti: il primo a Ninive (Mesopotamia), il secondo a Ecbatana (Media). Il grado di parentela non è chiaro, poiché, in Tb 7,

2, Gabael chiama Tobi mio fratello.

Nel Nuovo Testamento, il termine è utilizzato solo in Col 4, 10 per indicare la lontana parentela tra Marco e Barnaba. Essi sono distanti anche geograficamente, dato che il primo abita a Gerusalemme

ed il secondo è originario di Cipro. Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni se verrà da voi, fategli buona accoglienza e Gesù, chiamato Giusto. (Col 4, 10)

Nel caso dei fratelli di Gesù , essi vivevano in stretto contatto con lui ed erano parenti assai prossimi: se fossero stati cugini di primo grado, il greco ellenistico dei Vangeli non avrebbe adoperato il termine anepsioi. Infatti, nell unico caso in cui la parentela è chiara ed indica un legame di cuginanza di primo grado, il greco biblico usa proprio il termine adelphos: Figli di Macli: Eleazaro e Kis. Eleazaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. (1Cr 23, 2122)

Risultato: Giuseppe non è un fratello carnale di Gesù.

Allora, chi era questa Maria, madre di Giuseppe e Giacomo?? Sempre il pastore scrive: Chi era mai questa Maria di Cleopa?

Ecco quello che ci dice la Bibbia: «Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena.» [Giovanni 19:25]. Era la sorella di Maria.

Secondo le usanze del tempo, Maria di Cleopa potrebbe significare «Maria moglie di Cleopa», o «figlia di Cleopa», nel nostro caso era moglie di Cleofa.

Continuiamo ancora la lettura, ecco quello che ci dice la Bibbia: «Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena.» [Giovanni 19:25].

In Mt 27, 5556 leggiamo: “C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo”

 

Nel gruppo delle donne c’è una Maria madre di Giacomo e di Giuseppe. Ma non è Maria madre di Gesù, altrimenti l’evangelista ce lo avrebbe detto. Quindi, evidentemente, è un’altra Maria. Pertanto anche dal Vangelo di Matteo si evince che neppure Giuseppe, come del resto Giacomo, può essere un fratello carnale di Gesù.

Eliminati due nomi, restano gli altri due: Giuda e Simone. La Bibbia non dice nulla della loro famiglia ma, il solo fatto che siano nominati insieme ai primi due fa ritenere che si tratti, anche in questo caso, di parenti di Gesù. Questa ipotesi è confermata da uno scrittore del secondo secolo, Egesippo. Una conferma biblica come abbiamo visto, l’abbiamo leggendo le lettere di Giacomo e di Giuda. Nessuno dei due, nella presentazione, afferma di essere fratello di Gesù ma entrambi si dichiarano «servi di Cristo». Addirittura Giuda si presenta soltanto come «fratello di Giacomo» pur sapendo che una fratellanza carnale con Gesù avrebbe dato sicuramente maggior autorità al suo scritto oltre ad identificarlo con maggior sicurezza.

Allora rileggiamo il brano dal quale siamo partiti alla luce della convinzione scritturale che né Giacomo né Giuseppe possono essere fratelli carnali di Gesù ma semplicemente dei parenti.

 I protestanti e gli esegeti storico-critici identificano i fratelli di Gesù con suoi fratelli carnali sulla

base delle seguenti considerazioni:

La parola greca adelphòs, derivando dal termine delphus che significa utero, indica il fratello carnale, figlio della stessa madre. Non esistono esempi, né presso gli scrittori classici, né presso gli autori ebrei che hanno scritto in greco, né nello stesso Nuovo Testamento, di documenti che attestino l’uso di adelphos nel significato di cugino. Se gli evangelisti avessero voluto intendere con tale termine i cugini di Gesù, avrebbero adoperato il termine anepsios, utilizzato, per esempio, in Col 4, 10:

Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni se verrà da voi, fategli buona accoglienza e Gesù, chiamato Giusto.

Secondo la testimonianza di Mt 1, 25, Giuseppe non ebbe rapporti sessuali con Maria fino alla nascita del figlio , il che ne esclude la perpetua verginità.

In Lc 2, 7, l’evangelista riferisce che Maria diede alla luce il suo figlio primogenito. Se Gesù fosse stato figlio unico, anziché il termine primogenito avrebbe adoperato il termine

unigenito .

Se i fratelli di Gesù fossero stati veramente cugini, perché vengono elencati per nome assieme alla madre di Gesù in Mt 13, 5556 ed in Mc 6, 34? Allo stesso modo, l’antitesi fratelli contro discepoli osservanti riportata in Mt 12, 4650, Mc 3, 3134 e Lc 8, 1921

perderebbe la sua forza, se Gesù stesse parlando dei suoi cugini. (fin qui i protestanti)

Queste affermazioni sono facilmente confutabili, secondo quanto esposto qui di seguito.

Nei testi di ambiente greco classico, la parola adelphos indica effettivamente il fratello carnale, figlio degli stessi genitori. Il concetto di fratello couterino insito nell etimologia del termine viene tuttavia ampliato ed esteso ai figli di uno stesso genitore, compreso il padre. Adelphos può quindi indicare il fratello in senso stretto, oppure il fratellastro.

Non mancano delle eccezioni a questa regola.

L’imperatore Marco Antonino, per esempio, chiama adelphos il padre di suo genero, Severo.

Esiste poi un iscrizione greca risalente al III secolo a.C. in cui una donna, maritata a suo cugino, viene chiamata sua sorella e moglie .

A volte, poi, il termine adelphos viene utilizzato con intento elogiativo, indipendentemente dai rapporti di parentela: per es. Caligola chiama Tiberio, figlio di Druso e di sua zia Livilla, per discendenza cugino, per affetto fratello.

Nei testi ellenistici di provenienza orientale il termine adelphos assume una gamma di significati ancora più ampia: secondo l’esperta papirologia Orsolina Montevecchi (1957), nei papiri esso può significare fratello (o sorella) in senso stretto, ma anche cugino, cognato, parente, marito (o moglie).

Tale ampiezza di significati è ben documentata nei testi greci provenienti da ambienti semitici.

Nelle lingue ebraica ed aramaica, che sono lessicamente molto più povere del greco, manca un termine specifico per esprimere il concetto di cugino o cugina, per cui molto spesso si ricorre alla parola fratello (in ebraico ah; in aramaico aha ) o sorella (in ebraico hôt; in aramaico ahot ).

Solo per i parenti del fratello del padre l’ebraico dispone di termini più brevi. Il fratello del padre viene indicato con la parola dôd. Suo figlio, ovvero il nipote per parte di padre, può essere chiamato ben-dôd e sua figlia bat-dôd.

Per indicare il figlio o la figlia della sorella del padre bisogna ricorrere a complicate circonlocuzioni, che diventano ancora più complesse dovendo parlare dei parenti del fratello o della sorella della madre, mancando termini adeguati per esprimere questo rapporto di parentela.

Per evitare lunghi giri di parole, nel testo masoretico, ovvero nell Antico Testamento ebraico, è attestato un uso molto ampio della parola fratello/sorella.

I termini ah ed aha (fratello), ovvero hôt e ahot (sorella), vengono adoperati per indicare i rapporti di parentela più vari: 

Fratello, ovvero figlio degli stessi genitori (es. Caino e Abele):

Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore . Poi partorì ancora suo fratello Abele. (Gen 4, 12)

 

Fratellastro, ovvero figlio dello stesso padre ma di madre diversa (es. i figli di Giacobbe, avuti da quattro mogli diverse): Giuseppe all età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. (Gen 37, 2)

Si noti che Giuseppe, essendo figlio di Rachele, aveva come fratello effettivo solo Beniamino.

Parente, cugino, o comunque membro del clan familiare: Abram disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi

siamo fratelli (… ). (Gen 13, 8)

(Abramo chiama fratello il nipote Lot, figlio di suo fratello).

Figli di Macli: Eleazaro e Kis. Eleazaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. (1Cr 23, 2122)

(i figli di Kis, fratello di Eleazaro, sono i cugini in primo grado delle figlie di Eleazaro) Membri della stessa tribù del popolo di Israele:

Il Signore parlò a Mosé: Questo riguarda i leviti: da venticinque anni in su il levita entrerà a formare la squadra per il servizio nella tenda del convegno. Dall età di cinquant anni si ritirerà dalla squadra del servizio e non servirà più. Aiuterà i suoi fratelli nella tenda del convegno sorvegliando ciò che è affidato alla loro custodia; ma non farà più servizio. Così farai per i leviti,  per quel che riguarda i loro uffici. (Nm 8, 2326)

Amico o alleato:

Perché son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Gionata, per la tua morte sento dolore, l angoscia mi stringe per te, fratello mio Gionata! (2Sam 1, 2526)

(Davide si rivolge qui a Gionata, figlio di Saul, con il quale non ha legami di parentela).

 

Collega, ovvero persona che svolge un medesimo incarico o è investito di una medesima autorità:

Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d Israele e dissero: Il tuo servo Ben-Hadad dice: Su, lasciami in vita! . Quegli domandò: E ancora vivo? Egli è mio fratello! . (1Re 20, 32)

(Acab, re d Israele, parla di Ben-Hadad, re di Aram)

Prossimo, ovvero persona verso la quale si hanno degli obblighi morali: Ognuno si guardi dal suo amico,non fidatevi neppure del fratello, poiché ogni fratello inganna il fratello,e ogni amico va sprgendo calunnie (Ger 9, 3).

 

Compagno di fede:

In quel tempo diedi quest ordine ai vostri giudici: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che sta presso di lui

(Dt 1, 16).

In tutti questi casi, la traduzione in greco detta dei Settanta , realizzata tra il III ed il I sec. a.C.,

comprendente il testo masoretico ed altri scritti, chiamati deuterocanonici, adopera il termine

adelphos.

Anche gli scritti del Nuovo Testamento furono redatti in un greco ellenistico ricco di semitismi e in   essi la parola adelphos è caratterizzata dalla stessa ampiezza di significati che caratterizza il termine ebraico/aramaico che sta per fratello nel testo masoretico.

Vediamo alcuni esempi della polisemia della parola adelphos nel Nuovo Testamento: Fratello in senso stretto (figlio degli stessi genitori):

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò (Mt 4, 20) Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo (Mt 27, 56) (Giacomo maggiore e Giovanni, apostoli, erano figli di Zebedeo e di Salome).

Fratellastro (un solo genitore in comune):

Nell anno decimoquinto dell impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della

Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo, suo fratello, tetrarca dell Itumea e della traconitide

( ) (Lc 3, 1)

Erode Antipa e Filippo erano entrambi figli di Erode il Grande, ma avevano madri diverse: Maltace

e Cleopatra di Gerusalemme.

Parente o cugino:

Il caso specifico si riferisce proprio ai presunti fratelli di Gesù, come verrà dimostrato in seguito.

Per ora soprassediamo.

Discepolo di Gesù:

 Ma voi non fatevi chiamare rabbì , perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli

 (Mt23, 8)

 Compagno di fede, credente:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen. (Gal 6, 18)

Se ne può concludere che l uso della parola adelphos nei Vangeli, nonostante il significato etimologico del termine, non indichi necessariamente il fratello carnale, figlio degli stessi genitori, ma venga utilizzato in accezione più ampia, fino a definire vari gradi di parentela o di comunanza spirituale.

Il termine anepsiòs, che nel greco classico significa effettivamente cugino, nei testi ellenistici di origine semitica viene utilizzato per indicare una parentela piuttosto remota, di grado non ben definibile, comportante spesso anche una distanza geografica:

Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli saltò in piedi a salutarlo e Gabael pianse e lo benedisse: Figlio ottimo di un uomom ottimo, giusto e largo di elemosine, conceda il Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie. Benedetto Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli! (Tb 9, 6)

Gabael e Tobi erano parenti alla lontana ed abitavano molto distanti: il primo a Ninive (Mesopotamia), il secondo a Ecbatana (Media). Il grado di parentela non è chiaro, poiché, in Tb 7, 2, Gabael chiama Tobi mio fratello .

Nel Nuovo Testamento, il termine è utilizzato solo in Col 4, 10 per indicare la lontana parentela tra Marco e Barnaba. Essi sono distanti anche geograficamente, dato che il primo abita a Gerusalemme ed il secondo è originario di Cipro.

Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni se verrà da voi, fategli buona accoglienza e Gesù, chiamato Giusto. (Col 4, 10)

Nel caso dei fratelli di Gesù , essi vivevano in stretto contatto con lui ed erano parenti assai prossimi: se fossero stati cugini di primo grado, il greco ellenistico dei Vangeli non avrebbe adoperato il termine anepsioi.

Infatti, nell’unico caso in cui la parentela è chiara ed indica un legame di cuginanza di primo grado, il greco biblico usa proprio il termine adelphos:

Figli di Macli: Eleazaro e Kis. Eleazaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. (1Cr 23, 2122)

 

CHI ERANO I FRATELLI DEL SIGNORE?

 

Uno dei quattro nomi, forse il più citato, attribuito ai presunti fratelli di Cristo è Giacomo, fratello di Gesù, è figlio di Alfeo (Mt 10,3), in ogni caso lui stesso scrive “…servo di Dio e del Signore Gesù Cristo…”. Citiamo in questa prima parte solo alcuni versetti che ci fanno capire come usavano il termine “fratello/i” gli ebrei, nelle pagine successive verranno citati numerosi altri versetti.
Giacomo secondo la Chiesa cattolica quindi è un parente di Gesù, e fu capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la dispersione degli Apostoli (At 12,17; 15,13; 21,18), oltretutto Giacomo comincia la sua lettera scrivendo:

“Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù disperse nel mondo, salute”.

Giuda detto anche lui fratello di Gesù (Mt 6,3) così comincia la sua lettera: “Giuda servo di Cristo, fratello di Giacomo” anche lui quindi è parente di Gesù. Ma se fosse stato fratello uterino di Gesù, indicherebbe il fratello maggiore e non Giacomo. Infatti se Gesù è il primogenito di Maria –come inteso dai protestanti-, sarebbe lui il fratello maggiore, non Giacomo. Giuda però indica Giacomo come suo fratello, è questo un altro indizio.

Se l’appellativo di Giacomo riferito a Giuda fosse relativo al fratello, come affermano alcuni  esegeti, sarebbe stato esplicitato con l’aggiunta fratello di , come in tutti i casi in cui, nei Vangeli, l’identificazione di qualcuno si basa sull’identità del fratello. L’uso del genitivo, invece, indica  sempre un legame di paternità.

Simone lo Zelota non è mai indicato come Simone di Alfeo, come sarebbe lecito aspettarsi.

Inoltre, nei testi evangelici, non viene fornita alcuna indicazione di paternità comune o dello status  di fratelli tra Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelota.

Nel Vangelo di Marco, spunta sorprendentemente una parentela inaspettata:

Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi . Egli,  alzatosi, lo seguì. (Mc 2, 14)

Questo Levi, altri non è che Matteo, l’evangelista, che così riferisce in merito alla sua chiamata:

Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse:  Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì. (Mt 9, 9)

Matteo Levi e Giacomo sono entrambi figli di Alfeo, quindi sono fratelli.

Dato che non figura nessun Matteo tra i quattro fratelli di Gesù, se ne può quindi dedurre che Giacomo apostolo, figlio di Alfeo e Giacomo il minore, figlio di Cleofa, chiamato fratello del Signore, sono due persone diverse.

Dell’altra coppia di fratelli di Gesù, cioè Simone e Giuda, i Vangeli ci dicono assai poco, a parte i  nomi.

Del solo Giuda ci è rimasta l’omonima lettera nel Nuovo Testamento.

L’autore si identifica con Giuda fratello di Giacomo e non con l’apostolo Giuda Taddeo.

Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo, agli eletti che vivono nell amore di Dio Padre e  sono stati preservati per Gesù Cristo (Gd vers. 1)

Giuda fratello di Giacomo si riferisce agli apostoli come se si trattasse di un gruppo al quale non  appartiene: 

“Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro  Gesù Cristo. Essi vi dicevano: Alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno  secondo le loro empie passioni.” (Gd vers. 1718)

Il Giacomo a cui si riferisce Giuda è assai probabilmente Giacomo fratello del Signore, allora  capo della Chiesa di Gerusalemme.

Se il termine fratello è qui da considerarsi in senso letterale, come fratello di sangue, allora i  quattro fratelli di Gesù (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) sono tutti figli dell altra Maria e di Cleofa e sono cugini di primo grado di Gesù.

Ricordiamo che Alfeo era fratello di s. Giuseppe, e Cleofa era marito di Maria Heli, sorella maggiore di Maria madre di Gesù.

Maria rimasta vedova era andata ad abitare assieme alla sorella Maria Heli, quindi Gesù e i suoi cugini di primo grado vivevano nella stessa casa. Di questo ne da conferma anche la beata Anna Caterina Emmerick nelle sue visioni sull’infanzia di Gesù.

A sostegno di questa ipotesi vi è la testimonianza di Eusebio di Cesarea, che usa come fonte Egesippo.

Egli riferisce che Simone fratello di Gesù fu il successore di Giacomo alla guida della comunità giudaico-cristiana di Gerusalemme ed era anche lui figlio di Klopa (= Cleofa):

Fu cugino (anepsiòs), come dicono (verbo femì), del Salvatore, infatti Egesippo ricorda che Clopa fu fratello di Giuseppe. (Storia Ecclesiastica 3,11,2)

Dopo il martirio di Giacomo Il Giusto (62 d.C.):

“Simone, il figlio dello zio del Signore, Klopa, fu nominato vescovo successore. Tutti lo proposero

come secondo vescovo poiché era cugino (anepsiòs) del Signore”. (Storia Ecclesiastica 4, 22, 4)

La presenza, tra gli scritti canonici del Nuovo Testamento, di due lettere non attribuite a qualcuno  dei dodici apostoli, ma a parenti di Gesù appartenenti alla prima comunità cristiana, mostra la forte  influenza che i fratelli di Gesù ebbero sulla Chiesa nascente.

 «Da dove vengono a costui queste cose? Che sapienza è mai questa che gli è stata data? E come mai si compiono tali potenti opere per mano sua? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui tra noi?»

[Marco 6:23].

 In realtà questo brano e altri simili non provano assolutamente nulla. Solitamente, nel linguaggio biblico, quando si vuole identificare in maniera certa un fratello carnale si dice che è figlio di sua madre. Ad esempio in Giudici, 8,18 si legge:

 

«Poi disse a Zebach e a Zalmunna: «Come erano gli uomini che avete uccisi al Tabor?». Quelli risposero: «Erano come te; ognuno di loro aveva l’aspetto di un figlio di re». Egli riprese: «Erano miei fratelli, figli di mia madre»

 

In questo caso Gedeone specifica che la parola fratelli significa proprio fratelli carnali e non semplicemente parenti e lo fa usando la ripetizione «figli di mia madre».

 

Quindi il testo stesso precisa che si tratta di fratelli carnali, ma non si limita ad usare solo la semplice parola “fratello”, aggiunge, come usano sempre fare gli ebrei, “figli di mia madre”.

 

Nei Vangeli nessuno viene definito fratello di Gesù, figlio di sua madre. Solo Gesù è detto figlio di Maria (cf. Marco 6, 3) e quest’ultima è detta solo e sempre madre di Gesù, e non di altri

 (cf. Giovanni 2, 1; 19, 25; Atti 1, 14).

 Questa quindi è già una prova scritturale inconfutabile.

 “E le sue sorelle non sono tutte fra noi?” E’ chiaro che quel “fra noi” dà l’idea di persone che abitano nella stessa contrada, quartiere, località di chi sta parlando.

 

Si capisce che si tratta di parentela larga, di conoscenti più intimi o di paesani. 

Si dovrebbe fare l’analisi logica di ogni singola frase, non perdendo mai di vista i termini linguistici usati all’epoca, si dovrebbe, ma spesso non si fa.

 

Ecco quello che ci dice la Bibbia: «Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena.» [Giovanni 19:25]. Era la sorella di Maria.

 

Secondo le usanze del tempo, Maria di Cleopa potrebbe significare «Maria moglie di Cleopa», o «figlia di Cleopa», nel nostro caso era moglie di Cleofa.

 

 “Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: ‘Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?’. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni? » (Lc 24,13 e seg).

 

Ecco come si chiamava uno dei due discepoli (l’unico del quale ci viene riferito il nome) che andavano ad Emmaus? Cleopa, proprio quel nome che secondo alcuni protestanti sarebbe «tipicamente femminile».

 

La conferma la troviamo nella traduzione di Gianfranco Nolli –dizionario– che alla voce Klopà dice: complemento di specificazione; nome sostant proprio di pers; genit sing m; dal greco: di origine illustre. La «m» grassettata sta per «maschile»

 

Ricapitolando: sul luogo della croce ci sono tre donne di nome Maria. Una è la madre di Gesù, un’altra è Maria di Magdala e la terza è Maria madre di Giacomo e Giuseppe. Sappiamo che  quest’ultima è probabilmente sposata (o figlia) con un uomo (!) di nome Cleopa (Clopa), dato che abbiamo improvvisamente scoperto che Cleopa è un nome maschile.

 

Salvatore Incardona

Pubblicato in Esegesi
   

Mons. Luigi Negri


   

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