Google+
Apologetica Cattolica,Apologetica,Papa Francesco,Papa,chiesa cattolica,bibbia,sacre scritture,sacra scrittura,cristiani,chiesa,cattolici,religione,chiese,evangelici,testimoni di geova,protestanti,eresie,Dio,Gesù,Maria,Madonna Capire la Bibbia da soli - Illusione antica

Messa in diretta live  

Clicca qui, e scorri in fondo alla pagina per la diretta video


   

Vedi anche…  

   

Adorazione Perpetua Online  

Adorazione di Gesù Eucarestia perpetua online


   

Bibbia Online  

Leggi la Bibbia online: Dopo l’apertura della pagina potete anche ascoltare i passi cliccando su questo simbolo:

Cerca nella BIBBIA
Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   
Sabato, 01 Febbraio 2014 11:13

Capire la Bibbia da soli - Illusione antica

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Sant’Agostino di Ippona (†nel 430), nel suo Contra epistulam fundamenti, 5, scrive:

   «Non crederei al vangelo se non mi spingesse l’autorità della Chiesa cattolica»

Agostino (convertitosi nel 387, morto nel 430), che alcuni definiscono «il più importante dottore della chiesa tra Paolo e Lutero», diede queste risposte: «Perché quei libri attestano la loro ispirazione per il loro carattere intrinseco; perché essi hanno riscosso il consenso generale dei Cristiani; perché le chiese che li hanno sostenuti erano quelle che avevano mantenuto integra la tradizione apostolica».
Leggendo s.Agostino, ci rendiamo conto di quanto attuali siano i suoi assunti, egli scriveva contro le eresie della sua epoca, eppure le modalità e le invettive usate dagli eretici per attaccare la sana dottrina cattolica erano e sono sempre le stesse.

Essi dicevano e dicono di capire la Bibbia da soli, con l’aiuto dello Spirito Santo, calpestando la ragione umana e la loro stessa coerenza, ho fatto notare infatti che in simili contesti i corsi e commentari biblici sono o sarebbero fuori luogo, eppure tutti i protestanti ne usufruiscono. Dov’è la coerenza tra quello che affermano e quello che fanno?

Leggiamo cosa scriveva s.Agostino nella sua opera Dottrina Cristiana, agli eretici che pretendevano di capire la Bibbia da soli, tanto per delegittimare la Chiesa, sola colonna e sostegno della verità:

 

(Dottrina cristiana –Prologo– s.Agostino)

Qualcuno forse riterrà false tutte queste cose; né io voglio accanirmi in senso contrario. In effetti la disputa è con dei cristiani che hanno la soddisfazione di conoscere le Sacre Scritture senza bisogno di uomini che li guidino, e pertanto, se così è, posseggono un bene vero e di non poco valore. Tuttavia debbono ammettere che ciascuno di noi ha imparato la propria lingua nella sua infanzia a forza di ascoltarla e, quanto alle altre lingue, — supponiamo il greco, l’ebraico o altra — l’hanno apprese o ascoltandole come sopra o mediante l’insegnamento di qualche persona. Inoltre, se fosse davvero così, potremmo esortare i fratelli a non insegnare queste cose ai loro piccoli, poiché in un batter d’occhio, alla venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli ripieni del medesimo Spirito parlarono le lingue di tutte le genti , ovvero, se di tali effetti non beneficiano, diciamo loro che non si ritengano cristiani o dubitino d’aver ricevuto lo Spirito Santo. Viceversa, ciascuno apprenda con umiltà quanto deve essere imparato dall’uomo, e colui, ad opera del quale viene impartito l’insegnamento, senza insuperbirsi e senza provarne invidia, comunichi all’altro ciò che egli stesso ha ricevuto. Né tentiamo colui nel quale abbiamo creduto, come faremmo se, ingannati dalle astuzie e dalla malvagità del nemico, non volessimo andare in chiesa ad ascoltare e apprendere il Vangelo o non volessimo leggerne il testo o ascoltare chi ce lo legge e lo espone predicando, attendendo d’essere rapiti al terzo cielo, sia col corpo sia senza il corpo — come dice l’Apostolo — e lassù ascoltare parole ineffabili, di cui all’uomo non è consentito parlare, o magari vedere, sempre nel cielo, il Signore Gesù Cristo e ascoltare da lui stesso, piuttosto che dall’uomo, l’annuncio evangelico.

Guardiamoci da tali tentazioni frutto di grande superbia e assai pericolose. Pensiamo piuttosto all’apostolo Paolo. Sebbene abbattuto e istruito da una voce divina proveniente dal cielo, egli fu mandato da un uomo per ricevere i sacramenti ed essere inserito nella Chiesa. Così il centurione Cornelio. Un angelo gli annunziò che le sue orazioni erano state esaudite e le sue elemosine gradite a Dio; tuttavia, per essere catechizzato fu mandato da Pietro, dal quale non solo avrebbe ricevuto i sacramenti ma anche udito cosa avesse dovuto credere, sperare e amare. E in realtà tutte queste cose avrebbe potuto farle l’angelo stesso, ma se Dio avesse fatto capire di non voler dispensare la sua parola agli uomini per mezzo di altri uomini, la dignità dell’uomo ne sarebbe risultata sminuita.

E qui, ovviamente, ricordiamo anche quell’eunuco che leggeva il profeta Isaia ma non lo comprendeva. L’Apostolo non lo mandò da un angelo, e ciò che non comprendeva né gli fu spiegato da un angelo né gli fu rivelato alla mente da Dio stesso senza l’intervento dell’uomo. Al contrario, per ispirazione divina, fu mandato a lui Filippo, che conosceva il profeta Isaia. Sedutosi con lui, Filippo con parole e linguaggio umano gli rese manifesto quanto si celava in quel passo scritturale. O che forse Dio non parlava con Mosè? Eppure costui, uomo sommamente avveduto e per nulla superbo, accettò il consiglio di reggere e governare il suo popolo, divenuto troppo numeroso, dal suocero che pur era uno straniero. Quell’uomo esimio infatti sapeva che, da qualunque persona fosse venuto un consiglio verace, lo si doveva attribuire non a quella persona ma a colui che è la verità, cioè a Dio che non è soggetto a mutazioni. Un’ultima parola a tutti coloro che si gloriano di comprendere tutte le parti oscure della Bibbia per dono di Dio e senza essere istruiti con norme umane. È certamente retta la loro opinione quando ritengono che tale facoltà non è risorsa loro, quasi derivata da loro stessi, ma elargita da Dio. E pertanto essi cercano la gloria di Dio e non la propria: leggono e capiscono senza che altri uomini vengano a spiegare. Ma allora perché loro stessi si industriano di spiegare agli altri e non piuttosto li lasciano all’azione di Dio, affinché anch’essi apprendano non tramite l’uomo ma da Dio che li illumina interiormente? Senza dubbio temono di sentirsi dire dal Signore: Servo cattivo, avresti dovuto dare il mio denaro ai banchieri. Come dunque costoro, o scrivendo o parlando, comunicano agli altri le cose comprese, così (la cosa è ovvia) neanche io debbo essere messo sotto processo se paleserò non solo cose da comprendersi ma anche quelle che, una volta comprese, debbono essere praticate.”

Leggendo queste righe di s.Agostino oltre a notare che non dà affatto ragione al metodo protestante della Sola Scriptura, mi sembra di sentire l’eco delle frasi pentecostali o protestanti in genere, che pretendono di capire la Bibbia da soli, nascondendo inconsciamente orgoglio e presunzione, annullando il significato delle parole di s.Paolo che troviamo in

1 Cor 12,28. Purtroppo vengono abituati dai loro pastori a pensare così!

Ancora una volta notiamo il modo fazioso di citare addirittura i padri della Chiesa che di sicuro non vanno a favore delle tesi protestanti, per “provare” come “l’ingannatrice” Chiesa cattolica romana “prenda in giro” i suoi fedeli. Come abbiamo visto Blocher a pag. 26 del suo libro cita s.Agostino per avvalorare la sua tesi della Sola Scrittura, a sfavore della Tradizione, peccato che come è suo stile “dimentica” di citare il paragrafo della stessa opera in cui Agostino dice:

Quanto a noi, riportiamo la considerazione a quel terzo gradino del quale avevamo stabilito di approfondire ed esporre ciò che il Signore si fosse degnato di suggerirci. Pertanto sarà diligentissimo investigatore delle divine Scritture colui che, prima di tutto, le legge per intero e ne acquista la conoscenza e, sebbene non le sappia penetrare con l’intelligenza, le conosce attraverso la lettura. Mi riferisco esclusivamente alle Scritture cosiddette canoniche, poiché, riguardo alle altre le legge con tranquillità d’animo chi è ben radicato nella fede cristiana, per cui non succede che gli disturbino l’animo debole e, illudendolo con pericolose menzogne e fantasticherie, gli distorcano il giudizio in senso contrario alla retta comprensione. Nelle Scritture canoniche segua l’autorità della maggior parte delle Chiese cattoliche, tra le quali naturalmente sono comprese quelle che ebbero l’onore di essere sede di un qualche apostolo o di ricevere qualche sua lettera.”

Quanti fra quelli che hanno letto il libro “La Chiesa cattolica romana allo specchio” sono andati a controllare gli scritti dei padri, compreso quello appena visto di s.Agostino, citati dall’autore?

Notate come alcuni citano faziosamente gli scritti patristici? Cosa producono nel fedele che legge in buona fede? Antipatia verso la Chiesa cattolica “ingannatrice”, e la falsa illusione di trovarsi nella verità cristiana.

La Bibbia stessa attesta che la sua interpretazione presenta varie difficoltà. Accanto a testi limpidi contiene passi oscuri. Leggendo certi passi di Geremia, Daniele s’interrogava a lungo sul loro significato (Dn 9, 2). Secondo gli Atti degli Apostoli, un etiope del I secolo (l’eunuco che fu battezzato da Filippo) si trovava nella stessa situazione a proposito di un passo del libro di Isaia

(Is 53 78), riconoscendo di aver bisogno di un interprete (At 8, 3035).

Ancora in Dn 7,15 troviamo una visione che ebbe il profeta:

“Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato; mi accostai ad uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione: «Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra; ma i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per secoli e secoli».”

Ma, non era più semplice che Dio gli dicesse in maniera chiara quello che voleva?

Perché si doveva ricorrere all’interpretazione?

Semplicemente perché ogni dono, compreso quello dell’interpretazione non viene dato a tutti, lo Spirito Santo lo dona solo ad alcuni che Lui ritiene adatti. Daniele indubbiamente, pieno di Spirito Santo, che lo faceva profetare al popolo, dovette riflettere a lungo sul significato delle Scritture e/o delle visioni, c’è chi invece dice di veder tutto ben chiaro della Bibbia, nessun dubbio, poi però assistiamo a dottrine che negano la Trinità, o la divinità di Cristo, oppure l’esistenza dell’inferno ecc., questi sono i frutti della sfacciata faciloneria e presuntuosità.

I fratelli separati si sentono tutti dottori biblici, come se ognuno di loro avesse il dono della scienza e della sapienza, come se tutti fossero maestri. Non funziona così, come non tutti hanno il dono di guarigione, allo stesso modo non tutti hanno il dono della scienza che serve per bene interpretare le Scritture.

Riflettiamo ancora su qualche altro versetto:

Zaccaria riceve una visione da interpretare:

“L’angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno, e mi disse: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo un candelabro tutto d’oro; in cima ha un recipiente con sette lucerne e sette beccucci per le lucerne. Due olivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra». Allora domandai all’angelo che mi parlava: «Che cosa significano, signor mio, queste cose?». Egli mi rispose: «Non comprendi dunque il loro significato?». E io: «No, signor mio».” (Zc 4,14)

La seconda lettera di Pietro dichiara che «nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione» (2Pt 1, 20) e osserva, d’altra parte, che le lettere dell’apostolo Paolo contengono «alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina» (2Pt 3, 16).

All’epoca del primo secolo dopo Cristo tutti avevano, o dovevano avere, ancora ben vivi gli insegnamenti cristiani, e tutti potevano asserire di essere divinamente guidati, meglio degli odierni protestanti, eppure alcuni travisavano le lettere di Paolo. Il problema è perciò antico, ma col passar del tempo si è accentuato: venti o trenta secoli separano ormai il lettore dai fatti e detti riferiti nella Bibbia, e questo non manca di sollevare varie difficoltà. D’altra parte, a causa del progresso delle scienze umane, i problemi concernenti l’interpretazione sono divenuti nei tempi moderni più complessi. Sono stati messi a punto metodi scientifici per lo studio di testi dell’antichità. In che misura questi metodi si possono considerare appropriati all’interpretazione della Sacra Scrittura?”

La Bibbia contiene la verità, la Bibbia è Verità, ma affinché non venga storpiata, Cristo ha stabilito una colonna a suo sostegno, 1 Tm 3,15, la Chiesa. Senza di essa la Bibbia non sarebbe mai sopravvissuta attraverso tutte le eresie comparse nei diversi secoli.

Cosa ci dice s. Paolo in merito ai doni dello Spirito, alcuni di questi utili per capire bene e, di riflesso poter insegnare ad altri il significato profondo di molti versetti?

“Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?” (1 Cor 12,2830)

Citando i versetti di Paolo, colgo pure l’occasione per farvi notare come l’insistente frase protestante “Gesù ha detto che non ci sono maestri, tranne Lui…” è un altro errore di interpretazione che fanno i protestanti e pentecostali.

“Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.”

(Mt 23,812)

Beh, qui dovrebbe essere chiaro che Gesù ci sta insegnando l’umiltà, affinché i maestri deputati a insegnare al popolo, primi fra tutti gli Apostoli, non si inorgoglissero sentendosi chiamare maestri.

Abbiamo appena visto che Paolo dice che alcuni sono stati istituiti maestri, altri profeti, ecc., e se lo dice vuol dire che il ruolo di maestro, era normale già a quei tempi, anche per i cristiani. I maestri delle Sacre Scritture insegnavano al popolo come ben capirle.

Ripeto, a che servono i maestri, se ognuno può capire da solo la Bibbia, come asseriscono i protestanti? Ecco come in realtà, riflettendo serenamente sul significato di alcuni versetti, sia la stessa Bibbia a dirci che non tutti la possiamo capire per intero e da soli. Diversamente non si capisce a che cosa servirebbero questi maestri di cui parla Paolo. Naturalmente ciò non toglie che il Maestro supremo è Cristo, che misericordiosamente affida il dono dell’insegnamento ad alcuni suoi discepoli scegliendoli come maestri.

Ma non tutti abbiamo il dono o il ministero dell’insegnamento, di conseguenza non è credibile che ognuno di noi possa capire tutta la Bibbia da solo. Spesso dimentichiamo le nostre miserie derivanti dal peccato e ci sentiamo talmente puri, da ricevere l’insegnamento biblico direttamente dallo Spirito Santo. Questo accade soprattutto ai protestanti, ignorano la propria miseria umana, e peccano inconsciamente di orgoglio.


“È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinchè non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.” (Ef 4,1114)

 

S. Paolo da’ per scontato che ci debbano essere i maestri, non che si auto-proclamino tali, ma scelti dai loro predecessori, che a loro volto sono stati scelti, fino a risalire agli Apostoli.

Nel mondo protestante quasi sempre il maestro o pastore, si auto-proclama tale, anche se in buona fede, e con tutta la buona volontà del caso. Conosco diversi pastori pentecostali, che diventano tali, solo perché si sentono nell’animo di farlo. Il pastore T., ad esempio dove ha trovato il fondamento biblico per consentire a sua moglie Miriam di diventare anch’ella pastore? Questa buona volontà, questo spirito di sacrificio, da un lato sono da apprezzare, ma dall’altro manifestano e producono anarchia disciplinare e dottrinale.

In questi contesti ognuno insegna quello che vuole, quello che ritiene più opportuno, secondo la propria visione dottrinale, e nessuno può rimproverargli nulla. Tutto è autonomo, tutto è frazionato, tutto è incontrollabile, nel mondo protestante funziona così. Chi controlla se un pastore di una chiesa libera insegni una dottrina veramente cristiana? Ma la Bibbia ci insegna veramente ad agire così? Basta la buona fede a giustificare ogni nuovo maestro?

Vediamo cosa raccomanda S. Paolo ai suoi discepoli, e soprattutto a coloro i quali viene affidata la guida di una particolare Chiesa.

“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.” (2 Tm 4,35)

 

Timoteo non si proclamò maestro da se stesso, fu Paolo a ordinarlo vescovo, tramite l’imposizione delle mani. Nei versetti qui sopra vediamo che Paolo aveva profetizzato i falsi maestri, e non solo lui. Lo stesso Paolo dopo essere stato folgorato sulla via di Damasco, si recò da Anania, per essere guarito, battezzato, e poter iniziare la predicazione cristiana (At 9,10) poi si recò dagli apostoli tramite Barnaba. Che bisogno c’era che Paolo si presentasse da Anania e dagli Apostoli, visto che era stato lo stesso Gesù a sceglierlo? Che ci vuole dire la Bibbia in questi versetti? Sicuramente che ogni nuovo battezzato deve rimanere in comunione con la Chiesa, e non fare di testa propria, in maniera autonoma e distaccata. Ancora Paolo ci dice“dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni” (Gal 1,18) egli evidentemente non aveva la stessa arroganza dei pastori protestanti, infatti andò a consultarsi con Pietro e qualcun altro degli apostoli. Sicuramente non andò da loro per giocare a carte, o per fare del gossip. Paolo volle verificare se le sue idee e interpretazioni dottrinali rispecchiavano quelle degli apostoli, indubbiamente fece un atto di umiltà che purtroppo manca a tutti i pastori protestanti.

E’ evidentissimo che nel mondo protestante vi sono troppo maestri, e ognuno di essi predica un vangelo diverso dall’altro. Quando sorsero false dottrine ad opera di Simon Mago, Cerinto, Valentino, Marcione, Ario, Donato, Massimino, Parmeniano, Pelagio, Petiliano, Secondino, Emerito, Giuliano, Gaudenzio, Felice, Mani, ecc., chi si oppose a costoro a difesa della sana dottrina?

A chi poté guardare il popolo, come faro acceso nelle tenebre delle eresie?

I protestanti risponderebbero “Il popolo guardò il faro della Bibbia, unica autorità per il cristiano”,

ma purtroppo era con la stessa Bibbia che gli eretici insegnavano false dottrine. Evidentemente la interpretavano in maniera diversa dagli apostoli e dai loro successori. Simon Mago garantiva di credere in Gesù, e di essere lui il vero maestro da seguire, cercando di dimostrarlo con prodigi eclatanti. Egli ad esempio si sollevava fino a tre metri da terra, nel tentativo di stupire i fedeli, e dimostrare la potenza di Gesù, che “era in lui”. Cerinto si dichiarava anche lui cristiano, e tentava di sostituirsi ai vescovi legittimamente ordinati per imposizione delle mani dai loro predecessori.

Oggi i protestanti tentano di sostituirsi all’autorità costitutita dagli apostoli, cioè la Chiesa cattolica, producendo una sterminata serie di eresie frutto della libera interpretazione biblica.

Salvatore Incardona

Letto 858 volte Ultima modifica il Sabato, 01 Febbraio 2014 23:20
   

Mons. Luigi Negri


   

Chi è online  

Abbiamo 55 visitatori e nessun utente online

   

Versetto del giorno  

   

Liturgia del giorno  

   

Catechismo della Chiesa Cattolica  


Clicca sull’immagine

   

Associazione Quo Vadis  


Conosci davvero i testimoni di Geova?
   
   
Sali su
Vai giù
   
hasTooltip